INTERVALLO DOLCEAMARO
Rodendomi nel dubbio se passare al gossip o no, posto una delle canzoni più belle che abbia mai sentito, "Mantova" di David Riondino, uscita su una cassetta nel 1982.
In qualche strofa, un incontro, una magia, un disincanto.
A te David!
Mantova alleggerimmi il protafoglio
Ma non diminuì la fè
Ma è difficile entrar nella più forte
Girano l’acque attorno alle sue porte
Un desiserio d’ombra e d’ametista
Morbido come un manto di velluto
Mi sconvolse la mente e poi la vista
Come sempre feroce, ma taciuto
Perché non si trattava di conquista
Ma di invitare a un suono sconosciuto
Conoscendone i tratti dentro al cuore
La tenera impotenza dell’amore
Notte sospesa dell’Hotel Righini
Da una gonfia dolcezza posseduto
Quando cercando ciò su cui ti chini
Per non farti confonder resti muto
E mentre dentro gridano i violini
Non esce il vino fuori dall’imbuto
Tale è la spinta si dovria piuttosto
Rompere il tino e immergerla nel mosto
Ma certe donne son sempre di nascosto
Come lasciano tutto sul sospeso
In lei l’oscuro misurar del costo
In me la paura di un frainteso
Poi l’emozione, l’ora tarda, il posto
Per quanto bello, un po’ da malinteso
Restò sospeso lì sull’impiantito
Un vago non capir d’aver capito
L’alba ci colse con la sua dolcezza
Un dormiveglia di gesti più belli
Mi svegliai con in mano una carezza
E gliela sciolsi a lungo tra i capelli
Donizetti alla radio e morbidezza
Estenuata lunga che cancelli
La sete e la question restò sospesa
Perché non ci fu guerra e neanche resa
Ma né l’una né l’altra io cercavo
Triste, abbracciato a lungo sul cuscino
Ma un sonno lungo ed in quel sonno andavo
Misurando in alto col destino
Lontano da tutto ciò che mi fa schiavo
Le arti e le seduzion dell’assassino
Venga pure e mi faccia impallidire
Ma se viene da sé debba venire
Venne e non venne, come sempre accade
L’equivoco è la cena delle donne
Le piace far la danza sulle spade
E poi dire che si sciupano le gonne
Se pure dio, che pure è dio, le invade
Sempre vergini restan le madonne
E tutto questo poi risulta onesto
Se salita è discesa e tardi è presto
Scesi per i mercati mantovani
Che improvvisi si sciolsero nel sole
Pieni di stoffe, colori mondani
Polli galline maglioncini e suore
Trovai senza cercarle in quelle mani
Altre virtù più rustiche, brianzole
Un gusto così pieno della vita
Che fa sperare che non sia finita
E di quel gusto mi partecipava
e non per cortesia, per quelle piazze
rideva e veramente si eccitava
del sole, come fanno le ragazze
e poi guardava tutto e poi mangiava
i dolci, e poi beveva nelle tazze
Quei begli occhi affollati di stupore
E un’allegrezza, che stringeva il cuore
Vivere all’improvvisa non è errore
Se si sottenda una tensione nova
Come per liberarsi da un dolore
Fidando che la vita sia la prova
E lo stupirsi ancora del colore
Con un istinto che tutto rinnova
Questo scoprirlo fu delle migliori
Non sospettando in lei tali chiarori
Una cialtroneria così bambina
Un’ingordigia splendida e ribelle
Un’eccitarsi lungo di marina
Contemplando pulcini e palombelle
Coinvolgendomi in scelte di vetrina
E restandomi pelle contro pelle
Fino a casa di un’altra milanese
Basta che siano in due fanno paese
Civiltà di ragazze meneghine
Di tavoli puliti e spazi chiari
Questo essere mai donne, mai bambine
Misurando gli eccessi ed i denari
Tessendo trame con le loro trine
Vivaci, e dire sempre “ma che cari”
Come se fosse sempre un frullar d’ali
Ed anche queste due son alte uguali
Offenbach è geniale quando vuole
Crudele veramente e di gran gusto
Storie di dei cretini e di mariole
Nell’Orfeo all’inferno ben robusto
Orfeo non ama né lei vuole
Impelagata di ben altro fusto
Infine il rivoltarsi della storia
Finisce in can can pieno di gloria
E nel teatro misterioso e rosso
Ancora la magia mi porta in braccio
Un popolo di maschere commosso
Mi guarda mascherarmi in quel che faccio
E ancora sto qui che mi sto addosso
Impegolata nell’eterno laccio
Mentre la grazia obliqua dei saluti
Ci fa un po’ più lontani e sconosciuti
Le lascio un nastro ed un registratore
Affinché senta in privato quei discorsi
E una lettera, scritta con il cuore
Di uno che aveva il cuore morso a morsi
Lascio tracce possibili d’amore
Ma discrete così senza scomporsi
Acciocché perlomeno intimamente
Non debba io rimproverarmi niente
Vedremo poi la storia come butta
Io sono saldo e molto meno teso
La mia bandiera batte bella e asciutta
E io non ho attaccato né difeso
Bisogna ogni bevanda berla tutta
solo così poi ci si leva il peso
Andrà il destino come deve andare
Io feci quello che dovevo fare
Ma certe donne come sono avare
Come la fanno lunga inutilmente
Che è più semplice chieder di scopare
Che di avere un rapporto più decente
Che è più semplice farle sbottonare
In orgiastici rantoli di niente
Che avere una misura un po’ più vera
Più serena, più calda, più sincera
E raramente sono primavera
Neanche le avessi chiesto prestazioni
Del tipo “Vestiti da bahiadera
E mugolando mordimi i coglioni”
Ma solamente d’esserci se c’era
E accompagnarmi con le mie canzoni
È questo obesità questa lentezza
Che mi lasciano un senso d’amarezza
Mah! Spero che almeno restituisca il Sony
Altrimenti fo voto di comprare
Solamente i 33 di Little Tony
E di starmene in casa ad ascoltare
E non trovando una rima con Sony
Vi saluto e mi vado a coricare
Dite allo Mastro Zellero che il Ghiozzo
Cercò la luna ed annegò nel pozzo
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