LA RABONA DI AQUILANI
Non non si tratta della badante tunisina sovrappeso del centrocampista della Roma; si tratta del fatto, semplice ma essenziale, che quest'anno a vedere le partite ci si diverte davvero.
Quel pazzo di Aquilani fa la rabona in pieno Milan - Roma e poi la Roma segna; Riganò fa il sombrero di ginocchio in area; ieri poi, un tale Simone Loria chiama la palla a Doni, poi si libra nell'aere e fa una semirovesciata che sembra quella di Parola sulle figurine Panini.
L'altra settimana Caserta, centrocampista del Catania, segna un gol, per lui il primo in serie A e fa una cosa che un ragazzone di trent'anni con chili di gel e faccia da fighetto non farebbe mai: piange.
Piange perché quest'anno in serie A il Palermo dei pelati può lottare per lo scudetto, perché Loria ricorda il mitico Vito Chimenti, la sua trippona e il suo terrificante riporto, che a vent'anni dal ritiro ancora tutti se lo ricordano per la bicicletta, perché il Livorno o il Siena o il Catania, potrebbe andare in Champions, perché la Juve (e io l'ho vista e ve lo giuro) gioca in serie B con passione e i suoi tifosi c'hanno i brividi quando Palladino pareggia contro l'AlbinoLeffe.
E il calcio (quasi) vero; mi fa venire in mente l'autobiografia (o qualcosa del genere) di Maldini, quando il Paolone nazionale, alla domanda su quale fosse (o fosse stato) l'avversario che l'ha messo maggiormente in difficoltà, lui rispondeva tranquillamente Rocco Pagano del Pescara.
Del vecchio calcio, secondo me, è rimasta l'Inter; l'Inter degli undici stranieri su undici giocatori in campo, dell'allenatore più sopravvalutato del mondo, dei miliardi spesi a vanvera, della sovrabbondanza ridondante e fine a sé stessa. Tre soli giocatori mi piacciono dell'Inter: Grosso per quello che ha fatto, da Carneade ai mondiali; Materazzi, perché è Materazzi e el jardinero (che purtroppo ieri si è infortunato) che tra gli ingaggi di Recoba, Ibra, Adriano, Crespo, fa la cosa più semplice del mondo: in qualche modo la butta dentro.
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