11/11/2006
Volevo limitarmi al compitino e per san Martino postare questa poesia che si intitola, guarda la combinazione san Martino.
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’ esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
Questa è per me la poesia: ricordo di averla imparata in quarta e sul sussidiario (che allora non c'aveva il portfolio e cose che non ho capito cosa siano) c'era un disegno per ogni strofa. C'era il mare che biancheggiava in burrasca contro le scogliere sotto un paesino a picco sul mare; c'era un tino; c'era un cacciatore seduto sulla soglia di una porta con un basco verde in testa;e alla fine c'era un tramonto con delle rondini, delle Vu che se ne andavano, via.
E il mestesso di sette-otto anni (andavo un anno e qualcosa avanti) restava lì sbalordito, dal ritmo perfetto, dalle immagini scolpite, chiare.
E i dubbi: uno l'ho esplicitato svariate volte: pensavo che dalla nebbia cadesse sale, certo più sale fino che sale grosso e spesso, quando la nebbia avvolgeva le mattine di novembre tiravo la lingua fuori dalla bocca convinto di poter assaggiare il sapore salato di quella specie di latte in polvere.
Il maestrale, poi, pensavo che fosse un balcone, una ringhiera, insomma un manufatto umano: perché in quel disegno il mare urlava e biancheggiava sotto un paesino e io pensavo che in quel paesino ci fosse qualcosa che si chiamasse maestrale dove stare, dove mettersi a guardare quel mare (breve inciso: secondo me ci sono tre cose che uno si può mettere lì a guardare per ore senza bisogno di altro: il mare in tempesta; la neve che scende su una città di pianura; il fuoco nel camino).
E poi perché la poesia si chiama san Martino? E' il nome del paesino sul mare? E' il protettore dei cacciatori?
Io me ne andavo, appresso a quei pensieri esuli, appresso alle mie cartine, ai miei atlanti: ricalcavo con la carta carbone le isole, le regioni e i continenti e poi su quelle cartine stravolgevo i confini, facevo una rifondazione mitica delle nazioni; ne inventavo di nuove, fondavo regni e destituivo dittatori. E poi mi innamoravo dei nomi: il Saskatchevan, che è uno stato del Canada, mi sembrava un posto magnifico dove andare a vivere; e poi Darwin, in Australia, con davanti il Mar di Arafura, che mi immaginavo pieno di squali. E poi Ouagadougou e poi Arcangelo e Murmansk, due cittò di mezzo milione d'abitanti in un posto dove c'è ghiaccio per nove mesi l'anno.
San Martino è rimasta la poesia per me, anche quando ho capito chi era veramente Carducci e cosa può essere davvero una poesia.
Ah, e è solo un paio d'anni che ho capito che San Martino è l'11 novembre e quindi è, bene o male, giorno più, giorno meno, una poesia su di me.
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