LA PISTA
Le foto sono in http://www.splinder.com/mediablog/stefanopz
Una premessa: Lapo, lo so che leggi sempre il mio blog, ma questo non è un post su di te. Rasségnati.
Venerdì sera mi arriva un sms; purtroppo stamattina grufolando col mio nuovo cellulare ho cancellato tutti i messaggi, anche quelli a cui ero affezionato e quindi vado a memoria.
Il mittente era RafaRambo. Il testo: "Nucleo storico dei canarini mannari la convoca per grande gara di biglie ciociare presso la spiaggia di Sabaudia per domani pomeriggio".
Per un serie di congiunzioni astrali sabato pomeriggio sarei stato a Sabaudia, per cui mando un sms del tipo "Obbedisco".
Ora i canarini mannari sono un'organizzazione teppistico-cavalleresca formata di tifosi-blogger di evidenti simpatie veterocomuniste che ha tra le sue missioni anche quella di difendere le vedove e le orfane, senza peraltro disdegnare le single e le sposate.
Ebbene verso le due di sabato pomeriggio richiamo RafaRambo che mi comunica che è ormai arrivato sul luogo prescelto per il mitico agone.
"Guarda è un po' a destra del ponte, stabilmento da Giggino; ci stanno un mucchio di bandiere, nen te poi sbaglià"
A me il fatto di andare verso destra mi sconfinfera poco, ma se dal ponte vai verso sinistra ci stanno una pletora di spiagge fighette che poco si attagliano allo spirito fiero e bolscevico dei canarini mannari.
Inforco la mia bici dell'89 con copertone deformato, che mi fa sentire come se pedalassi su un infinito pavè, e parto alla volta di Giggino. Mi ci vuole già un buon chilometro e mezzo per arrivare alla strada litoranea, quella dove ormai fanno il 90% delle pubblicità italiane, ultima quella del 12 e qualcosa con i vigili romanetti.
Da lì comincio a pedalare verso destra sperando di vedere presto un chiosco pieno di bandiere.
Questi cazzo di chioschettari sabaudiensi sventolano tutti almeno un paio di bandiere italiane, una dell'Unione europea e una bandiera che attesterebbe che le alghe che villeggiano sulle sponde sono certificate come commestibili dalla Goletta verde.
Quando ormai aspetto da un momento all'altro di vedere il cartello Benvenuti a Anzio e la mia lingua ha raggiunto la lunghezza di quella di emilio fede, mi fermo ad un chiosco e chiedo alla proprietaria di dirmi quanto manca a Giggino.
"Eh no ci vuole ancora un bel po'" e poi guardando il mio fisico da krapfen "così smaltisce".
Io la guardo serio serio e mormoro un grazie tra i denti, mi giro, dato che sono un po' pavido, e sibilo un "ma guarda questa gran troia se si fa i cazzi suoi".
La stronza capisce di distanze quanto Bersani di buoni rapporti con i liberi professionisti: Giggino è infatti il chiosco successivo, a poco più di 200 metri di distanza.
Effettivamente RafaRambo non aveva torto: Giggino è l'unico a sfoggiare un ampio campionario di bandiere tra cui quella del Targikistan e quella del Burkina Faso (stato che per metà è di proprietà del bassista di Elio e le storie tese).
Scendo in spiaggia; con le gambe ridotte ormai alla consistenza di polipi lessati arrivo alla pista.
RafaRambo, Giamuz, Mirko e Fabio, armati di buste bucate per bagnare la pista, di bastoni per il disegno; un funzionario del Genio civile all'uopo convocato fa i test di stabilità delle paraboliche. Per far passare il progetto pretende la mazzetta; viene accontentato con un paio di bond argentini che mi sono avanzati da un investimento particolarmente redditizio.
I quattro progettisti mi affidano un'ampia parabolica e io la trasformo nelle curva delle Acque minerali gasate.
Accanto alla partenza c'è una bandierina a scacchi.
Da lì bisogna entrare in un tunnel fatto con una grondaia di plastica; usciti dal tubo un lungo rettilineo con due tupperware pieni d'acqua prima della curva. Le sorelle M., che prendono il sole lì accanto, sono state convinte a conferire i tupperware con una storia di insalate di riso da distribuire.
Dopo la curva un breve rettilineo passando sotto il ponte trasparente, una chiara citazione del nuovo ponte a Venezia progettato da Santiago Calatrava.
Si fa il più classico degli anelli e si passa sopra il ponte per poi posizionarsi davanti alla seconda terribile asperità: è il monte Fuji, il Gavia, il Popocatepetl e l'Alpe d'Huez messe insieme.
Bisogna fare un tiro abbastanza forte da superare la vetta, ma non tanto forte da uscire; e comunque non tanto piano per non finire in un tubo che riporta indietro, praticamente sotto il ponte alla Calatrava.
Superata l'erta, un rettilineo con una strettoia con una sorta di Twin towers redivive e la bandierina GP Sabaudia 2005 (io ho fotografato le bandierine e sullo sfondo è tutto un fiorire di colline...); una chicane e poi si arriva a quello che è il pezzo forte della pista: il Giro della Morte.
Trattasi di un pezzo di lamiera piegato in modo da fare il giro della morte: la palline deve sfidare la forza di gravità e fare il giro completo.
C'è qualche partecipante che è ancora lì a provare.
Un paio di curve dopo il Giro della Morte e si torna alla partenza.
La costruzione richiede circa due ore. I cinque indomiti si spartiscono le palline: io pretendo che la mia abbia l'effigie di un ciclista coinvolto in uno scandalo doping. Vengo accontentato: ho Evgeni Berzin vincitore di un giro d'Italia più falso di una banconota da sette euro.
A questo punto ecco quello che con certezza è un capolavoro assoluto, lo spartiacque tra le persone normali e i canarini mannari, il quid che differenzia la Perrier dall'acqua dello sciacquone: Mirko, Fabio, Giamuz e RafaRambo cacciano fuori da una borsa quattro maglie da ciclista, complete di sponsor, colori sgargianti e fiale per la auto-emotrasfusione.
La partenza si rivela immediatamente complicata: impeghiamo un quarto d'ora per passare nel primo tubo.
La gara è ondivaga; la presenza degli ostacoli crea cesure e distanze incredibili che poi si azzerano; Fabio passerà quasi tutta la gara ultimo e penultimo, ma dato che stefanopz e Mirko aspettano gli altri per un'oretta a Giro della Morte dell'ultimo giro, si presenterà sull'ultimo rettilineo in testa.
RafaRambo disperderà tutte le sue forze al primo tubo, rendendo proverbiale il PLIK della pallina sul bordo della gronda.
Ma torniamo all'ultimo giro: Mirko e stefanopz, come detto stanno circa un'ora a cercare di superare l'ultimo giro della morte; quatti quatti Fabio e Giamuz li raggiungono.
Fabio passa; Giamuz passa; stefanopz fa cilecca (ci è in linea generale abituato e quindi non ne fa un dramma) e Mirko lo imita.
Fabio finisce la curva delle Acque minerali gasate; Giamuz arriva a metà. stefanopz passa; Mirko bestemmia Santo Niente e fa cilecca.
Fabio arriva al rettilineo finale; Giamuz arriva alla fine della curva; stefanopz a metà; Mirko bestemmia i Santo California e fa cilecca.
Fabio viene preso dal braccino del tennista e si posiziona per l'ultimo tiro a circa dieci centimetri dal tubo; Giamuz lo imita e si attacca a Fabio; stefanopz illuminato dal dio delle palline fa un tiro oblungo e si posiziona a cinque centimetri dal tubo, davanti a tutti.
Chi passa per primo il tubo vince.
Mirko, quando ormai non serve più passa; RafaRambo arranca attorno alle Torri gemelle.
Sta a stefanopz.
Il tempo sembra fermarsi: è un momento paragonabile alla sfida all'Ok Corral, al rigore di Grosso con la Francia e alla presentazione del Jolly a Giochi senza frontiere messi insieme.
Anche due bagarozzi di passaggio nella sabbia trattengono il fiato.
Tiro.
Tubo!
stefanopz vince; gioco partita incontro.
Fabio secondo; Giamuz terzo. C'ho le foto del podio e presto le svilupperò.
A questo punto la tradizione vuole che i partecipanti distruggano con salti e bestemmie la pista e si gettino in mare in un bagno liberatorio.
Ma anche i canarini mannari hanno un'anima. Per tutta la durata della gara un bimbo (penso che si chiamasse Jacopo) ha seguito ogni tiro facendo il tifo per tutti e urlando e strepitando, con un sacchetto di palline in mano.
La pista ora è sua; penso che dopo 24 ore sia ancora lì.
stefanopz se ne va, con le ginocchia bordeaux a causa della spiaggia grattuggiante di Sabaudia.
E' così disidratato che al chiosco di Giggino si spara due gatorade (5 euro...) in un paio di nonosecondi.
Riprenderà la bici, non senza aver fatto il classico gesto di fammenapompa alla gestrice del chiosco che non aveva apprezzato il suo profilo abbondante.
Le sorelle M. restavano a prendere il sole, dopo essersi lamentate di un'intera vacanza in quel di Zante passata a guardare costruire piste. Una delle sorelle leggeva La voce del violino, che a stefanopz rammenta la meravigliosa interpretazione di Alessia Merz nel ruolo del cadavere nudo.
Io vado su Goooogle e ecco che ritrovo A Zacinto:
Né più mai toccherò le sacre biglie
ove il mio corpo fanciulletto fece,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar, piste sulle spiagge grece
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