giovedì 19 gennaio 2012

IO ODIO LATINA
L’ho detto, io sono di Frosinone, e percio’ odio Latina.
I motivi per cui odio Latina sono i seguenti:
1. Se non odi qualcuno le partite che le vai a vedere a fare
2. Latina l’ha fondata Mussolini (anche se una volta, in curva a un Frosinone – Latina apparve lo striscione: Mussolini un solo sbaglio, Latina. Battuta di destra, ma carina)
3. Fingo di non sapere che Latina e’ una citta’ in pianura, in pieno sviluppo, piena di veneti (il cognome piu’ diffuso e’ Marangon, l’ho letto sull’elenco ) e di romagnoli e soprattutto di ragazze figlie di veneti e di romagnoli, che lasciamo perdere
Quelli di Latina sono i Pontini, dato che non sapevano come si chiamassero gli abitanti di Latina, mi sembra Latinensi, ma non ci giurerei.
Quelli di Latina, ci chiamano Ciociari, perche’ effettivamente Frusinate e’ un po’ complesso.
Sul muro dello stadio c’era scritto “Pontino Ebreo”: la comunita’ israelita di Frosinone ha sporto denuncia per calunnia.
La canzone piu’ bella contro i Pontini e’, sulla musica di Va’ Pensiero e’ “O pontino, gran figlio di troia, pezzo di merda sei tu, sei neroblu’”; e’ del tutto evidente che cantata esce meglio che letta.
La cosa piu’ divertente che e’ successa riguardo al difficile rapporto tra Pontini e Ciociari (o tra Latinensi e Frusinati) e’ stata la volta che ci furono scontri tra le due fazioni a Roma ad un Lodigiani – Latina. Il Corriere dello sport scrisse la notizia e mise un paio di punti esclamativi nell’articolo.
Una volta, ad un campeggio di preti, ero andato a trovare mia sorella. Armando, che faceva da capo campeggio, in sala mensa disse: “Chi comincia a mangiare prima di farsi il segno della croce e’ di Latina”.
A tre partite dalla fine del campionato 86/87 di C2 il Frosinone era primo con cinque punti di vantaggio sul Latina, terzo. C’era Frosinone – Latina e se il Frosinone avesse vinto sarebbe andato in C2. Arbitrava, lo giuro, potete controllare, Beschin di Legnago.
Tornero’ piu’ sotto sugli arbitri (che noi chiamiamo albitri) e sui guardialinee (che noi chiamiamo segnalini).
Allo stadio c’erano ottomila persone: facendo Frosinone 45.000 abitanti e’ come se a vedere la Roma (abitanti 2.750.000) ci andassero in 488.888.
Per chi non ha capito come ho fatto, la proporzione e’ la seguente:
8.000 : 45.000 = x : 2.750.000
per cui:
x = 8.000 per 2.750.000 diviso 45.000 = 488.888.
Io e il mio amico Gigio, che andavamo sempre alle partite insieme, decidiamo di andare in curva Sud, la curva opposta a quella degli ultra’ del Frosinone, perche’ convinti di vedere la partita in pace.
Arriviamo un’ora e mezza prima dall’inizio e ci piazziamo bel belli dietro la porta, sgranocchiando noccioline e parlando, in quanto entrambi studenti di Economia e commercio, del piu’ e del meno.
Un settore della curva sud resta desolantemente vuoto, al di la’ di una ridicola rete da galline; a pochi minuti dall’inizio non si e’ visto ancora nessun tifoso del Latina e comincia a crescere un sospetto.
La partita era cominciata da sei minuti, quando la polizia fa entrare, in curva Sud ovviamente, un 150-200 tifosi del Latina: una trentina hanno il caschetto da muratore in testa, ma non mi sembra ci siano impalcature li’ in giro. Li sistemano oltre la richiamata rete da pollaio a non piu’ di 15 metri da me e Gigio, cosi’ noti per il nostro coraggio da fondare il Gruppo Accuniglie (in italiano Conigli).
Lanciano dei fumogeni neri e azzurri e per cinque minuti non si vede un emerito quanto classico cazzo; la partita viene sospesa e poi qualche scemo dei nostri comincia a partire verso gli avversari e per qualche altro minuto non riusciamo a capire niente fino a quando loro cominciano a caricare.
Qui i ricordi non sono lucidissimi; comunque sia, mi ricordo distintamente un omaccione con acconciatura Mastro Lindo, barba incolta, maglietta a righe, trippa di fuori (in ciociaro meusa), con un tatuaggio con scritto “Il calcio non e’ sport per signorine, figuriamoci il rugby” che tutt’altro che all’inglese se la filava gridando “Chissi so’ propria cattivi”.
Insomma scappare detto fatto, io e Gigio ci troviamo fuori dallo stadio, incolumi si’ ma Frosinone – Latina la facevano dentro a quel cacchio di stadio.
Facciamo il giro e al ventesimo, ancora sullo zero a zero, ci mettiamo fuori dall’entrata della Tribuna centrale e tentiamo alcune opere di corruzione (non vorrei sbagliarmi, ma penso che io, ventunenne e gia’ palesemente sovrappeso, mi sono messo a piangiucchiare, del tipo “Il biglietto l’abbiamo comprato, vi prego fateci entrare, vi prego”).
Alla mezz’ora siamo dentro, in piedi alla rete, quindi altezza rasoterra, in ottupla fila.
Grazie mamma per avermi fatto un metro e ottantaquattro.
Gigio vede quello che gli racconto.
Il campo e’ fatto a dorso di asino, per favorire il defluire delle acque piovane. Risultato: il terzino che ruspa sul lato opposto, per come lo vedo io, si vede fino ai menischi.
Attorno al quarantesimo del primo tempo arriva un pallone al limite dell’area a Gaudino, detto il Gaucho, in sospetto fuori gioco, stoppa e tira dopo il rimbalzo. E’ uno a zero. Del gol cosi’ come l’ho descritto, mi ricordo quello che ho visto la sera in televisione.
Il Latina prova a replicare, ma alla fine del primo tempo ci si arriva bene o male.
Nel frattempo la curva Sud si e’ svuotata e la mia ottupla fila rasoterra e’ una tribuna di onore, rispetto a quei poveracci in sedicesima fila, qualora alti sotto il metro e sessanta.
Vicino alla rete c’e’ parcheggiato una sorta di Sulki, con il manubrio a Vespa, con dentro un reduce della seconda guerra mondiale senza gambe (o senza una gamba, ma in fondo la differenza e’ minima), il viso un po’ butterato, con escrescenze bianche e il fiato di un alpino al secondo giorno di raduno generale. Non ha mai avuto tanti amici come quel giorno: ragazzini dentro la motocarrozzella (si chiamera’ cosi’), un paio di bambini sul tettuccio, con i rispettivi nonni a cavacece e tre nani travestiti da ruote.
Quando ero piccolo, e andavo alla partita con mio padre, tra il primo e secondo tempo a gomitate e spintoni riuscivo ad arrivare al gabbiotto – bar e mi ordinavo un bicchiere di Pepsi Cola, che era fredda e dentro un bicchiere di plastica.
Non riesco a bere una Pepsi Cola senza avere davanti agli occhi quel gabbiotto mezzo giallo e mezzo blu. E senza sentire ronzare la pubblicita’ degli orologi Bulova, che adesso ripensandoci, ma che cacchio di pubblicita’ si faceva la Bulova ad una partita di serie D, tipo Frosinone – Audax Rufina.
Non riesco a vedere un orologio Bulova, senza sentire il sapore della Pepsi Cola, nel bicchiere di carta e senza avere davanti agli occhi quel gabbiotto mezzo giallo e mezzo blu. E cosi’ via.
Quel Frosinone – Latina in tutto l’intervallo devo aver spostato di mezzo micron il piede sinistro, il mio preferito.
Mi sembra che all’inizio del secondo tempo, tipo al quinto, quei cavolo di pontini scheggiarono la traversa; del secondo tempo, durante il quale il Frosinone attaccava dalla parte dove stavamo, a un paio di gomiti di distanza, io e Gigio, il ricordo e’ un po’ annebbiato, fino a quando il mitico Pippo Orlando, che era venuto a Frosinone a fare il mediano, ma il magico mister Mari se l’era reinventato stopper, in un’azione un po’ confusa, caccia una pedata e segna.
Per trenta secondi Pippo non capisce un classico ed emerito. Fa mezzo campo con gli occhi fuori dalle orbite, in una fusione mistica e sensuale tra l’Urlo di Tardelli e gli occhi a pallina da ping pong di Toto’ Schillaci, forse cosciente di essere in un ideale spartiacque tra i due (82 Tardelli; 87 Pippo; 90 Toto’ per chi non l’avesse capito; e mi rendo conto che “ideale spartiacque” e’ un’espressione che mi porta dritto dritto verso il premio Strega).
Arriva vicino alla panchina e si sdraia a terra, privo di sensi: si svegliera’ trenta secondi e quindici uomini addosso dopo, con lo sguardo fiero di chi sa di essere semplicemente finito nella storia di una citta’.
A qualche minuto dalla fine l’apoteosi: Fantoni, un terzinaccio che aveva fatto la riserva tutto l’anno e che era un po’ scarsotto, in un momento di delirio etilico – erotico conclude il piu’ classico dei contropiedi, insaccando una ciabattata di destro.
Frosinone 3 Latina 0.
Frosinone in C1.
Latina in C2.
Dieci minuti dopo la fine della partita strombazzavo come un ossesso sulla mia A112 bianca (a quei tempi in famiglia avevamo un’Autobianchi bianca e un’Argenta argento; il consiglio di famiglia non ha mai accettato la mia lungimirante proposta di disegnare chiazze bianche sulla Panda nera).
Non so perche’ Gigio non strombazzo’ con me, ma lo dovetti riportate a casa al novantesimo.
Ci ha perso lui: Villaggio in uno dei libri di Fantozzi, fa affrancare il poverino dalla signorina Silvani dopo un’Italia – Inghilterra 2-0 (del 77?); Fantozzi lascia la signorina Silvani al suo destino e a notte fonda (se non ricordo male), ubriaco fradicio balla nudo insieme a due braccianti abruzzesi dentro la fontana di Trevi, perche’ il calcio e’ uno delle poche cose che ci da’ un po’ di felicita’ in questa vita di merda.

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