lunedì 23 gennaio 2012

I SOLITI NOTI

Il primo maggio si è consumato da questa parti l'Evento.
La Juve è stata costretta a giocare su un campo strettissimo, in una città dimenticata dal signore e ha dovuto vincere con una doppietta di Zalayeta.
Il bello del nostro stadio è che la tribuna è praticamente piazzata alle spalle del guardalinee (che noi chiamiamo segnalino); purtroppo un destino cinico e baro, sotto forma di decreto Pisanu, ha fatto sostituire alla classica ramata una recinzione di plexiglass (che tra l'altro nelle notti invernali si appanna...).
Uno dei tipici personaggi dei Distinti era l'Avvoltoio: un uomo sulla sessantina, con il naso pieno di venuzze rosse, che si mette dietro al segnalino e lo insulta. Chiamasi l'Avvoltoio perché era appeso con tre dita alla ramata e vedeva i suoi novanta minuti così.
Purtroppo l'avvento del plexiglass gli impedisce la sua classica posizione e, inoltre, impedisce di sputare sul segnalino o sul terzino aversario quando veniva a raccogliere il pallone per il fallo laterale.
La vicinanza al campo consente però scambi di vedute con i giocatori: Bellucci, il capitano del Bologna, aveva continuato un'azione con un nostro giocatore a terra, giustificato dal fatto di essere di spalle. Quando ci siamo lamentati si è avvicinato al plexiglass e ha chiesto scusa non con le mani alzate, ma proprio recitando l'atto di dolore vis à vis con l'ex avvoltoio.

Ebbene quando è venuta la Juve, c'era un cretino sotto di me che tutte le volte che passava un giocatore della Juve a gioco fermo, lo chiamava per nome: Pavel, Johnatan, Federico (sì apostrofava persino Zebina e Balzaretti...). A metà del secondo tempo, dopo l'ennesimo insulto (penso fosse il superclassico "Tagliati sti capigli"), Nedved si è voltato verso di noi e ha sorriso sardonicamente.

Beh tutti quanti abbiamo applaudito, perché in quel modo ci aveva coinvolto.
Quando Buffon è arrivato sotto la curva dei nostri, ha semialzato un guantone: ciò è bastato affinché partisse un coro di popopopo che ha coinvolto tutto lo stadio.

La verità è che siamo stati presi dalla sindrome da Mammaguardac'èilvip. Cioè il fatto che noi fossimo entrati per un attimo nello spazio visivo di Nedved o di Buffon ci ha immediatamente portato a sorridere come ebeti, a applaudire, a diventare zerbini.

Io penso che questo è ciò che accade con silvio b.. Questo ominide appare al family day e si prende non un applauso ma un'ovazione.
Ma cazzo, anche il più idiota dei focolarini sa che silvio b. è divorziato, e mette più corna lui alla seconda moglie che Rocco S. alla sua: eppure c'è stata un'ovazione.

Quello che penso è che l'ovazione non era al politico, allo stratega: era l'effetto Mammaguardac'èilvip.

Non sono persone, sono ologrammi, sono creazioni della mente che di colpo arrivano tra noi. E quando arrivano tra noi, sono sorrisi ebeti, applausi.
Perché siamo tutti zerbini, siamo tutti camerieri. E quando c'è il vip mettiamo la mano sugli occhi, la testa sotto i piedi e, ovviamente, non chiediamo di stare fermi coi piedi.

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