giovedì 19 gennaio 2012

EMIGRANTE? SI' - II puntata

Riassunto del post precedente
stefanopz, giovane di belle speranze e bella presenza, a causa di alcune congiunzioni astrali, arriva con una valigia di cartone chiusa con lo spago a Napoli.
Comincia la triste vita dell'emigrante.
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Ma il meglio di loro i padri barnabiti lo davano a mensa, dove si mangiava, letteralmente, quello che passa il convento.
Quando a giugno volevano darmi per primo, con 40 gradi fuori, una minestra con le lenticchie, io riuscii per la prima volta a dire una frase di senso compiuto in vernacolo napoletano: "Sfaccimm', avisse fatte 'e uallera alla pizzaiola".
Una sera durante le vacanze di Natale, mi presentai in convento perché il giorno dopo dovevo lavorare: era chiuso e i riscaldamenti erano spenti: ho dormito con addosso tutto quello che riuscivo a trovare, pensando di aver finalmente capito il significato dell'espressione "Vedi Napoli e poi muori".
L'atmosfera, nel secolo scorso, a Napoli non era delle migliori: una mia collega, Sonia, tornando da una settimana di lavoro alla stazione centrale aveva sentito qualcosa premuto sulla schiena e una voce suadente che le diceva: "Signorì, non vi preoccupate; voi poggiate le valigie per terra e continuate a camminare".
Il padre di Ross, altra collega, alla vista dell'appartamento oggetto di furto con scasso, con filosofia inarrivabile disse ai figli "Guagliò, avete assistito ad una redistribuzione del reddito".
Ma il momento più bello del mio periodo partenopeo fu quando Mario, un altro collega, mi invitò a casa sua: "Sté tu devi assaggià la parmigiana 'e melenzane 'e mammà".
Mi sedetti alle otto e mezza al desco della famiglia P. confidando nell'immediato arrivo della parmigiana.
Arriva un primo testo (in italiano: caccavella per il forno) di lasagne e il mio piatto viene riempito di un paio di decimetri quadrati; quindi bis, quindi ter (al secondo testo).
A quel punto ho pensato che, visto che il forno era acceso sarebbe arrivata la parmigiana; invece a tavole arrivano le fettine impanate e alla quarta devo sussurrare un "vi prego" abbastanza affaticato.
A quel punto arriva la parmigiana: ora se dopo mezzo testo di lasagne e quattro fettine riuscite a mangiare un piatto di parmigiana delle dimensioni di un foglio A4 e spesso quanto un mattone, vuol dire che la parmigiana in questione è una delle (peraltro poche) prove dell'esistenza di dio.
In definitiva ho vissuto otto mesi a Napoli, di cui quattro peraltro in giro per l'Italia meridionale: avendo tutte le spese rimborsate conosco tutti i ristoranti di lusso di Bari, quelli frequentati da calciatori, attori di passaggio, giornalisti Rai e prostitute d'alto bordo.
Di Napoli, quello che ho capito è questo:
1. nei quartieri spagnoli non si balla il flamenco; a sanità non ci sono ambulatori; a pallonetto non giocano a tennis
2. tutti i luoghi comuni su Napoli sono veri: dopo aver bevuto il caffé o il cappucino a Napoli, quella cosa nera o marrò che danno nel resto d'Italia servirà solo come eccitante; la pizza a Napoli è superba; se qualcuno ricorda l'inzio di Così parlò Bellavista, con la donna che fa una dedica ad una radio privata, sappia che è tutto vero (volevo dare un abbraccio circolare a Cuncetta di Secondigliano, a Salvatore, Ciccillo e palle 'e cane, ai contrabbandieri, a Totò 'e Poggioreale, a Charlotte e Kimberlì (figli di qualcuno delle basi Nato) a Nunziata 'a mugliera 'r Peppino 'o viggile, coi figli Genni e Mimma, ai sbandieratori della Curva B, Gigi D'alessio è the best, e così via.
3. passare col rosso non è la lesione della legge, ma un'esigenza per fare scorrere meglio il traffico
4. diffidare dei napoletani che lavorano: i miei colleghi erano gente seria e preparata, come non ne ho quasi mai più trovati, che facevano due tre ore oltre l'orario di chiusura, che se chiamavi Milano alle 6 e 5 c'era il disco che diceva: "Ueh pirla di un terrun, guarda là che alle 6 si chiude; stai minga lì a laurà per gli straordinari?"
Beh insomma, sono stato 8 mesi a Napoli e potrei stare 15 pagine a raccontare. Poi mi hanno promosso e mi hanno trasferito a Roma, ma lo strazio e la poesia non erano più gli stessi.

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