giovedì 19 gennaio 2012

EMIGRANTE? SI'
dalla mia autobiografia

Chi non ricorda Ricomincio da 3, quando Massimo Troisi, in giro per Firenze, alla terza volta che si sente rivolgere la domanda "Emigrante?", risponde, in un sospiro "Sì".
Ecco, io ho fatto l'emigrante, ma verso Napoli.
Superai un paio di colloqui: a quello tecnico mi misero, come previsto, "eccezionale"; a quello motivazionale scrissero "puzza".
Del resto fare un colloquio alle tre di pomeriggio del 28 di luglio a Roma in una stanza piena di sole e in un sottotetto influisce sullo stato delle camicie: alla domanda "perché vuole lavorare per noi?" "per fare la sauna gratis" avrei dovuto rispondere.
Comunque ero meno raccomandato di qualcun altro e quindi mi mandarono a Napoli; mi presentai a Napoli una mattina di metà ottobre con la valigia di cartone chiusa con lo spago e conoscendo di Napoli, in linea di massima, quanto conosce un americano che sbarca per la prima volta a Capodichino: 'o sole, 'o mare e 'o mandolino (a Napoli, ovviamente, tutti vanno in giro imbracciando costantemente mandolini).
Riesco a trovare un alloggio di fortuna, in un convento di padri barnabiti che affittavano stanze a universitari e lavoratori.
Ora per chi non conosce i padri barnabiti, devo precisare che la loro missione è quella di educare i figli dei ricchi. Ciononostante la mia stanza non poteva essere definita spoglia, perché questo aggettivo sarebbe stato spropositato.
Una rete e un materasso che avrebbe fatto schifo a quelli de La Fattoria, il cuscino con un'oca viva dentro, la scrivania di un materiale che ricordava alla lontana il legno, ma l'unico micron di noce urlava tutta la notte come la particella di sodio in acqua Lete.
Il lavabo era stato cotto durante il regno delle due sicilie, il bidet, semplicemente non c'era e la doccia era la stessa stanza da bagno, senza box, con lo scarico al centro della stanza.
Nella stanza accanto c'era Umbertho, un ragazzo calabrese che faceva l'infomatico. L'"h" ce l'ho messa io perché non riusciva a dire la t, senza accompagnarla con l'aspirazione.
La cosa più divertente era che tutte le volte che guardavamo la tv insieme e appariva una donna lievemente svestite lui le gridava "putthhana" (la h è doppia perché c'è la doppia t).
La lotta per il telecomando dell'unica tva era epica: c'era un bancario di Messina che voleva vedere solo programmi giornalistici: Biscardi, Mi manda Raitre, Santoro (a quei tempi c'era persino Santoro in Tv), Chi l'ha visto e così via.
FINE PRIMO TEMPO

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