giovedì 19 gennaio 2012

DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA

I REM PORTANO SFIGA

C’è una fulminante poesia di Stefano Benni che fa:
Cara, ho usato
la nostra canzone
per una nuova relazione
Ecco ci sono canzoni che ci ricordano situazioni, e poi ci sono i déjà vu. Che so, in diverse situazioni con donne diverse, uno fa gli stessi ragionamenti, dice le stesse frasi, canzoni gli fanno venire in mente le stesse boiate.
A me non è mai successo, anche perché il numero delle donne che ho avuto (o ho) è così esiguo, che già il fatto che ci sia una singola fottuta situazione per me è sorprendente.
Però resta il fatto che ci sono le canzoni che ci ricordano le situazioni. Tanto per dirne una, mi ricordo benissimo della prima volta in cui ho sentito Wishlist dei Pearl Jam e mi sono detto: “Cazzo era ora che Bruce Springsteen cacciasse una canzone degna di questo nome”.
Canzoni, situazioni. A me, per esempio, i Rem portano sfiga.
Il mio pusher di dischi di allora, quando MP3 poteva essere a malapena la sigla di un modulo per pagare i contributi, mi registrò la cassetta dove c’era Losing my religion. Ora l’attacco di Losing my religion è favoloso, ti entra dentro e ti entra in circolo. Bene, io su una qualche utilitaria di famiglia, appena presa la cassetta, sparo a palla Losing my religion, mentre aspetto Vi, un amico, sotto casa sua, per una serata tutta bowling e succhi di mirtillo (la mia vita notturna non è mai stata particolarmente esaltante); a un certo punto decido di fare inversione a U, o a un’altra lettera dell’alfabeto a scelta del lettore, metto la marcia indietro e sbeeng, sfascio il faretto a una Panda. Scendo, mi guardo attorno: non c’è nessuno e me la filo all’inglese.
Passa un mesetto e vado verso Roma, dove con Vi dovevamo andare a una sorta di happening sulla spiaggia, poi partire per Bologna, poi lui andava a Parigi e io tornavo a casa, nel giro di dodici ore o giù di lì.
Mentre a 140 all’ora fischiettavo una qualche canzone della cassetta di cui sopra, si sente “stock” e poi “ffffff”. L’inconveniente era banale, ma articolato: la marmitta si era staccata (“stock”) e un pezzo si era in via pratica trasformato in una sorta di apriscatole che aveva aperto il pneumatico (“ffffff”), come l’allevatore fa con la scatola del Ciappi. Grazie al cielo la macchina mantiene la sua stabilità, dietro non veniva nessuno e io accosto con la faccia di chi ha visto se non la morte in faccia, quantomeno una sua cugina carnale.
Passa un annetto e vado verso il mare, dove Vi mi avrebbe raggiunto il giorno dopo. A un certo punto mi fermo a fare benzina al self service: la radio del distributore si beava di un hit della simpatica band di Atlanta, Georgia.
Finito di giocare al piccolo benzinaio, salgo in macchina, giro la mia chiave e quella meretrice neanche fa “gssss” (è il post delle onomatopee!); la macchina mantiene per qualche minuto un omertoso silenzio.
Poi a un certo punto la canzone dei Rem finisce e parte la lambada: la macchina riparte d’incanto. Io frugo nell’auto, trovo tre cassette dei Rem e le butto nel primo cassonetto che incontro.

Post scriptum (che poi potrebbe voler dire “ho scritto un post”): a distanza di qualche annetto, rileggendo il post, mi rendo che c’era un’altra possibilità, che fosse Vi, il mio amico, a portare sfiga. Ad ogni buon conto, da anni ormai, né lui, né i Rem.

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