giovedì 19 gennaio 2012

DELLE COSE DI CUI MI VERGOGNO - I PARTE

(di solito che è la prima parte lo scrivo alla fine del post, ma dato che so che non ho un mucchio di tempo, lo scrivo subito)

Qualche tempo fa una nota reginetta dei blog aveva chiesto scusa per avere peccato , precisamente qua, e speriamo che il link funzioni, e era tempo che anch'io adempissi a tale mea culpa.
Con una differenza, che la reginetta di cui sopra chiedeva il perdono ad un ipotetico padre (Ralph? Brown?), mentre io, magari con l'eccezione di don S., con padri o don (Lurio? Backy? Bairo?) non ho molto a che fare.
Anzi, a volte penso, entrando in chiesa, che cali una mano dal cielo e mi fulmini con uno ZOT.
Per cui dico, banalmente, che ci sono cose mi vergogno di avere fatto, e preciso che voglio prestare attenzione alle piccole cose, perché quelle grandi di cui mi vergogno sono macigni che non è il caso di mettere sul blog.

Vergogna 1.
una volta ero in macchina a fare zapping radiofonico (non conosco la parola zapping alla radio soltanto a Roma, dove la mia radio sta fissa su Radio Rock)e a un certo punto spunta La solitudine di Laura Pausini.

La solitudine tra noi
questo silenzio dentro me
e l'inquitudine di vivere
la vita senza te.
Ti prego aspettami perché
non posso stare senza te

Mi vengono i brividi. Non dico uguali alla prima volta che ho sentito Wishlist dei Pearl Jam o quando sparo No surprises dei Radiohead a palla, o quando sento Tom Traubert's Blues di Tom Waits con la pioggia.
Ma, cazzo, erano brividi, anzi forse pure un accenno di lacrima...

Vergogna 2.
Occorre precisare che in quinta elementare mi innamorai di S..
(S. non sono io, anche se il mio egocentrismo potrebbe far comprendere ciò). Adesso S. è la moglie di D., che è uno sbrago, e quando gli ho detto della mia cotta di novenne mi ha detto un sobrio "Ripigliatela".
Comunque S. fa il compleanno e Federì, allora mio amico del cuore, non invitato, mi fa "Che fai, le regali l'anellino?".
A ripensarci forse i miei sentimenti erano un po' troppo evidenti...

Comunque io ero invitato e Federì no, come non erano invitati Luigi, Paolo, Marco, gli altri amici più cari; l'invito è per le 5 e io mi presento col mio regalo (il gioco da tavolo Jazzi, lo giuro) alle 5 e mezza.
S. apre la porta e "Ciao Stefano, vieni vieni".
S. mi consegna il bicchiere di plastica col mio nome.
Entro in salotto e... SONO L'UNICO MASCHIO!
Rabbrividisco, ho un colpo di genio, torno al tavolo dove ci sono i bicchieri di plastica e scopro che tra i bicchieri ancora a disposizione ce n'è solo uno con un nome di maschio: "Vittorio".
Il Vittorio in questione, che dieci anni dopo sarebbe diventato uno dei miei migliori amici (e guarda i casi della vita...) arrivò alle 7 passate, perché era andato a danza, il che nei miei stilemi di allora non era l'emblema della virilità.
Ho passato due ore col sorriso stampato in faccia, che sembrava che c'avevo la paresi, con il sudore ghiacciato.

A distanza di lustri non mi ricordo: a) cosa ho fatto in quelle due ore; b) se ho mai chiesto a S. per quale motivo l'unico maschio invitato della classe ero io.

FINE I PUNTATA

Nessun commento:

Posta un commento