DELLE COSE DI CUI MI VERGOGNO - II PARTE
Riassunto del post precedente: stefanopz ha numerosi scheletri nell'armadio, ma anche sogni nel cassetto, così che in casa non c'è più posto per i vestiti. Nella sua infanzia, nella sua adolescenza, ma anche cinque minuti fa, si sono susseguite piccole circostanze di cui ora si vergogna.
Ecco un altro paio di perle.
Vergogna 3.
Ho conseguito la laurea praecox con il massimo dei voti, ma senza lode, il che mi ha anche dispensato dalla pomiciata accademica (avevo il controrelatore gay); dopo qualche mese, mi presento, bello come il sole, per gli esami di abilitazione.
Primo scritto, mi barcameno; poi, a tarda sera, ripensando alle mie risposte mi accorgo che a un certo punto ho scritto una tavanata bestiale.
Mi metto a bestemmiare dal primo gennaio (Madre di dio) fino al 31 dicembre (San Silvestro), senza trascurare Pasqua di Resurrezione e Natività di N.S. (chi sarà mai 'sto N.S.?). Dormo giusto i cinque minuti in cui mi si è seccata la lingua e mi risveglio coraggioso come un coniglio pavido.
Arrivo mesto all'università: danno il titolo del secondo scritto e io fisso il foglio con la faccia della mucca che guarda passare il treno.
Nel minuto dopo la dettatura c'è il classico brusio (nel caso di specie il brusio è un enorme pletora di "cazzzzzzz" detti sottovoce).
Come tutti, ho lasciato la mia borsa accanto alla cattedra a quaranta scalini di distanza da me: dentro la borsa un libro con i temi svolti.
Completamente nel pallone, mi alzo come in trance, scendo i quaranta scalini (che mi sa che è anche il titolo di un bel film di spionaggio degli anni 50, che con quello che sto dicendo non c'entra un cazzo, ma che piace ai giovani - citazione di Elio&LST), arrivo alla mia borsa, la apro, la frugo, trovo il libro, me lo metto sotto il braccio, risalgo i miei scalini, ma all'altezza del trentanovesimo una voce stentorea tuona "LEI, DOVE VA CON QUEL LIBRO?".
Un cazzo di miserrimo, inutile, infitesimale scalino mi separava dal mio posto; la mia azione all'inglese (perfetta nonchalance, viso che non tradiva emozioni) aveva quasi funzionato.
Scendo i trentanove scalini (ormai dovreste aver mandato a memoria quanti erano) vergognandomi come un cane e pensando tra me e me "ora mi cacciano, ora mi cacciano".
Ma quando i miei compagni di sventura si accorgono del tentativo eroico che ho quasi portato a termine, lanciano un applauso fragoroso: ottocento mani si spellano, quattrocento gole inneggiano.
La ola dei dottori - ultrà intenerisce la commissione che, tra la sorpresa generale, si prende solo il libro e non mi espelle.
Risultato: scritti passati.
(p.z.: ho fatto gli scritti a novembre con un'acconciatura alla Damiano Tommasi e senza barba; poi sono partito militare e a febbraio - il giorno di carnevale - ho fatto gli orali, con i capelli alla Manolito [quello di Mafalda] ed il pizzetto alla Italo Balbo: praticamente un'altra persona. Non mi hanno riconosciuto: promosso)
Vergogna n. 4
stefanopz, brillante dipendente di una nota società multinazionale, viene inviato a Cagliari per tenere una lezione all'Università.
Prende il suo aereo, atterra, come sempre, in un bagno di sudore freddo, si reca nella sede di Cagliari della società e qualche minuto arriva dopo il capufficio, con una orrenda camicia a pallini viola (cavolo, ma all'Ufficio di Roma si narrava di un consiglio di amministrazione in cui avevano deciso che i dipendenti dovessero obbligatoriamente vestire abiti grigi, camicia azzurra e cravatta sobria e la gente veniva cacciata a pedate se si presentava d'estate con la camicia a maniche corte!)che mi invita a pranzo.
Ci sediamo a mezzogiorno e mezzo al ristorante Il Corsaro, dove mangiavo antipasto, carta da musica a go-go, quattro assaggini di primi del territorio, trionfo di porceddu o dolci tipici della tradizione gallurese, il tutto innaffiato da quattro-litri-quattro di Cannonau.
Mi alzo per uscire, ma barcollo e sbaglio porta e finisco in cucina.
Torno indietro e riesco a imbroccare l'uscita.
Il capufficio, brillo di luce propria, guida a 10 all'ora e già col CID sul volante per tagliare i tempi.
Arriviamo in ufficio alle 2 e 40. Io alle 3 devo tenere la lezione.
Vado in bagno, mi lavo la faccia 30 volte, mi lavo i denti col perborato e alle 3 e qualcosa sono all'università.
Delle due ore di lezione non mi ricordo nulla.
Alle fine della lezione non volava una mosca e io dico testualmente: "O sono stato così bravo che non avete neanche un dubbio, o ho detto un tale mare di stupidaggini che siete rimasti senza parole".
La collega che era venuta per accompagnarmi all'aeroporto e aveva seguito gli ultimi 10 minuti della lezione, durante il viaggio verso Elmas mi dice "steffano (ho raddoppiano la effe perché la collega era sarda) avevvi una stranna luce negli occhi".
Io cerco di sprofondare nel sedile del passeggero.
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