giovedì 19 gennaio 2012

DELLA TEORIA DELL'ATTO GRATUITO

Quando avevo 15- 16 anni e mi atteggiavo da intellettuale engagé, sparavo che il mio libro preferito era I sotterranei del Vaticano di André Gide.
Per la verità dicevo anche di essere esistenzialista, ma la mia simpatia per Sartre era nata dal fatto che lo zaino con cui andavo a scuola era nero con le lettere JPS, perché era della John Player Special, che a quei tempi mi sembra sponsorizzasse la Lotus in Formula 1.
Per fare il fighetto, perciò, dicevo che JPS erano le iniziali di Jean-Paul Sartre (il che bastava a fare di me un esistenzialista) e, nei rari momenti di crisi mistica, di Johannes Paulus Secundus (però jel'ammollavo con gli acrostici già in adolescenza...).

Vabbé torniamo a Gide: de I sotterranei del Vaticano ricordo di un personaggio di nome Arnica che decide di sposare uno dei due pretendenti sulla base dell'assonanza con il cognome (facendo prevalere un Fleurissoire su un Blaphafaz - e ce credo!), ma anche di un giovane, che si chiamava Lafcadio Wluiki (cazzo, André, ma Mario Rossi non era più semplice?), che sulla tratta Roma- Napoli gettava dal treno il suo compagno di scompartimento perché gli stava antipatico, in base
alla teoria dell'atto gratuito e cioè ad un certo faccio una cosa perché mi va di farla e basta, senza che abbia logica, senso o utilità.

Senza arrivare all'omicidio (qualche omicidio avrebbe infatti logica, senso o utilità) sono affascinato dall'atto gratuito, anche se spesso lo riduco a fare una cosa per il mero gusto di farla.
Ecco alcuni esempi, premettendo che sono aperto a suggerimenti e discussioni:

- andare vestiti in giacca e cravatta dentro ai centri commerciali a giocare alla Play station dopo pranzo.
- (questa l'ha fatta domè):e’ andato al Bingo e si stava rompendo le palle e allora si e’ messo a segnare i numeri disegnando dei cazzetti (poi, cazzo, ha fatto bingo e ha consegnato la scheda per il controllo e si e’ vergognato come un cane)
- entrare in un bar non si è mai stati e chiedere il solito (e constatare che baristi che condividano il mio senso dell'umorismo ce ne son pochi)
- (vi ricordate il video di Enjoy the silence dei Depeche Mode, dove il cantante mentre intona "words are very unnecessary" se ne sta seduto su una sdraio vestito da re in riva al mare o in montagna?) andare in piena giornata lavorativa ad aprile-maggio sulla duna di Sabaudia, con una sdraio, un libro e tre litri di chinotto e mandare tutti a quel paese
- farsi trenta chilometri in motorino in un'ora e mezza, invece che venti minuti in macchina per portare dei documenti a un collega, per il solo piacere di pigliarsi un po' d'aria, schiarirsi le idee e preparare una risposta per una persona in difficoltà (dal titolo "Nun mollà"); il problema è che dopo un'ora e mezza di casco, i miei boccoli sono appiattiti e puzzolenti come dopo una leccata di una mucca con l'alitosi

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