giovedì 19 gennaio 2012

BRUCE TU SEI LA LUCE CHE CI CONDUCE – III PUNTATA
(devo finire la pubblicazione entro il 28 giugno, altrimenti non riesco a festeggiare l’anniversario)

Il paaaazzo, stefanopz, G. imboccano la highway con la Coleotter car; Domè e AB sfrecciano su una A6; l’altro tizio, trasformato nell’uomo, del ponte va dal dentista e perde l’occasione della sua vita; Milano ci aspetta
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La prima fermata concordata è un autogrill dalle parti di Orte. Stefanopz spara la sua ignominiosa battuta garibaldina “O Oma O Orte” e chi l’ha capita vince una collezione di francobolli con la faccia di silvio b., gli unici francobolli (la battuta non è mia) sui quali sputare da tutti e due i versi.
G., per non sapere né leggere né scrivere, si addormenta; prima di partire verso Morfeo, fa una foto al paaaazzo, che si è messo una bandana sulla fronte a mo’ di fascia e un pacchetto di Benson & Hedges nel risvolto della maglietta a maniche corte.
Arriviamo all’autogrill e AB ci restituisce Domè, prendendo in cambio D., ufficiale dell’aeronautica, che sta all’ufficio meteorologia. Questo Giuliacci de’ noantri è abbastanza azzimato in una camicia a scacchetti ultima moda, mentre AB ha sbottonato la button down, rendendo palese una maglietta della salute nera.
Domè si trasforma nel più dolce dei cuscini per G., stefanopz alla guida e il paaaazzo guarda la campagna toscana sfilarci davanti, con gli occhi di chi, in realtà, vorrebbe stare a farsi l’America coast to coast su una Thunderbird del ’69 (chissà se esiste una Thunderbird del ’69, ma il nome è davvero figo; la differenza tra l’Italia e l’America è la stessa differenza che passa tra una Thunderbird del ’69 e una Multipla del ’97).

Superiamo Firenze e al primo cartello con scritto “Bologna”, stefanopz si guccinizza ed ogniqualvolta un altro dei passeggeri proferisce la parola “Bologna”, lui attacca con “Bologna è una vecchia signova che fu contadina / benesseve ville gioielli e salami in vetvina”.
Quando G., ancora nel dormiveglia prova a dire “Quando ci fermiamo all’autogrill”, stefanopz attacca “La vagazza dietvo al banco mescolava / bivva chiava e seven up / e il sovviso da fossette e denti / eva da pubblicitap (così ho fatto la vera rima con seven up) / come i visi alle paveti di quel piccolo autogvill / ed i sogni miei segveti / li vombavano via i Tiv”.
Devo dire che Guccini non mi viene male, ma mi costrinsero fino a Modena a parlare con la voce di Guccini a qualsiasi persona chiamasse al telefono; quando mi sono stancato ho attaccato con l’imitazione di Pino Daniele, che di solito riservo ai viaggi verso sud.

Alla fine dell’Emilia il Bruce Springsteen *** Fans Club, si ferma all’autogrill; qua il paaaazzo dà il meglio di sé.
La mitica Catherine, la madre del paaaazzo, ha abituato il suo unico figliolo a mettersi a tavola agli orari comandati e tutti i giorni con davanti antipasto, primo, secondo, contorno, frutta e dolce, 365 giorni l’anno e 366 nei bisestili. La domenica il paaaazzo può scegliere tra una pasta al forno e una fettuccina fatta in casa, consuetamente con i funghi porcini, tagliati col coltello e non con la macchinetta (operazione eseguita in tal modo da pochi privilegiati, iscritti ad un apposito circolo segreto, la FP2, dove FP sta ovviamente per fungo porcino), abbacchio scottadito o grigliata mista, patate al forno in quantità industriale (e qualità artigianale), sei diversi tipi di dolce tra cui il tiramisù caramellato di panna cotta montata catalana, immerso nel bigné di cassata siciliana (tempo di preparazione: 7 giorni di lavoro ininterrotto, con pause di 15 minuti ogni 6 ore, concordato con il SAMDUAV - sindacato autonomo mamme di ultratrentenni alquanto viziati).
Fatta questa breve premessa, mentre stefanopz, domè e G. consumavano la frugale insalata preconfezionata dell'autogrill e ormai si stavano recando verso il bar per il caffè di prammatica, il paaaazzo arrivava con un vassoio dove campeggiavano:
1. piatto di affettati misti
2. piatto regionale tipico, tortellini al ragù di lepre, cottura al dente 659 gradi farenaiht
3. buono per la bistecca da cuocere al momento, riportante un meraviglioso numero 82, constatato proprio mentre si diffondeva nell’aere la voce dell’altoparlante: “Carne: numero 28; carne numero 28”
4. l’insalata preconfezionata, perché domè gliela aveva messa sul vassoio sperando che capisse che quello era il pasto completo
5. stinco di maiale in aceto balsamico, dato che era pronto
6. ketchup con residui di patatine fritte (la gran parte era stata mangiata durante la fila alla cassa, un po’ per la fame, un po’ per sperare nello sconto “mezzaporzione”)
7. macedonia
8. tiramisù normale, per non sentire troppo la nostalgia di casa

Noi lo guardiamo con la faccia di chi rimpiange i bei tempi delle esecuzioni capitali e andiamo ad aspettare nel parcheggio.
Aspettando il paaaazzo:
- domè fuma un intero pacchetto da 20 di Lucky Strike
- G. lavora a maglia, riuscendo a completare un paio di twin set in un colore pastello che va tanto di moda
- Stefanopz legge l’edizione in cirillico di Guerra e Pace e poi, non vedendosi ancora il paaaazzo, la rilegge all’indietro

Finalmente ad un’ora abbastanza imbarazzante i quattro si mettono in macchina.
Da Casalpusterlengo a Milano intoneranno, senza soluzione di continuità, l’attacco di sax di Tenth Avenue Freeze Out, arrivando alla casa di A. fatti come zampogne.

Quando arriviamo a San Siro incontriamo di nuovo AB: la bella camicia è scomparsa e la maglietta della salute nera si è rilevata essere una maglietta del concerto di Bruce di Zurigo del 79 a cui AB, arrivato all’80mo concerto di Bruce, è sicuramente andato.
D. prevede bel tempo per tutto il concerto, ma verrà smentito da Giove Pluvio che evidentemente non adora il rock.

Del concerto ricordo un mucchio di cose, ma le più rilevanti sono:
- Bruce, ormai un vecchio di 54 anni, faceva le stesse cose di 20 anni (buttarsi per terra; la scivolata sulle ginocchia) al ralenty;
- Bruce un genio dello spettacolo, quando è cominciato il temporale, invece di rifugiarsi all’interno del suo palco coperto, si è buttato a infradiciarsi in mezzo al pubblico
- Il paaaazzo, a torso nudo, era triste e nessuno ha mai capito perché
- Nonostante i miei appelli (“sediamoci in tribuna, che siamo attempati e nel prato ci spezziamo le gambe”) andiamo nel prato. Quando le cateratte del cielo si sono spalancate, siamo scappati in tribuna, così di lato che il concerto l’abbiamo visto di profilo e un anno dopo di Bruce ci ricordiamo solo il naso
- Il brivido che ho provato quando un intero stadio muoveva la braccia al ritmo di Bobby Jean, facendo del prato un campo di grano al vento di giugno, a parole non riesco a descriverlo.

Nelle pozzanghere, senza voce, il 28 giugno 2003 siamo stati bambini, forse per l’ultima volta nella nostra vita.

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