giovedì 19 gennaio 2012

DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA - Istvan II parte

Riassunto del post precedente.
stefanopz, notoriamente pavido, per fare tre giorni a Pasqua a Budapest affronta un viaggio di complessivi due giorni e sei ore, in treno.
Il suo compagno di viaggio sulla tratta Venezia - Vienna è la dimostrazione vivente del detto "l'abito non fa il monaco"
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Arrivo a Vienna attorno a ora di pranzo.
Per chi non lo sa, i tedeschi considerano gli austriaci come dei terroni: a dimostrazione di una certa vicinanza con la nostra amata patria, il treno che viene da Venezia che è a ovest di Vienna arriva alla Ost Banhof e il treno che parte da Vienna per Budapest, che è a est di Vienna, parte dalla West Banhof.
Ovviamente Ost vuol dire Est e West vuol dire Ovest.
Dopo aver ragionato un attimo se comprarmi anche la stazione sud e la stazione nord, ovvero se costruire una casa su Bastioni Gran Sasso, essendomi avveduto di non essere silvio b. e quindi di non avere elicotteri a disposizione, salgo su un taxi nella speranza di percorrere la (a me ignota) distanza tra le due stazioni in meno di venti minuti.
Con la lingua di fuori riesco a salire sul treno giusto, dove c'è scritto (ora non ricordo se sulle carrozze o su cosa altro) Orient Express.
E io penso al fascino della belle époque, al fascino dell'oriente, a Istanbul, all'assassinio sull'Orient Express e a Agatha Cristhie, al treno coem metafora dell'esistenza.
Il tutto seduto su dei sedili di fòrmica (ho messo l'accento per evitare la Protezione animali mi denunciasse per apposizione di quintale su invertebrato), con finestrini che riportavano le ditate di alcuni emigranti moldavi degli anni 50 e a una velocità del trenino Lima di mio fratello.
Con me nello scompartimento:
- un romano che si era appena fidanzato con una budapestese e che ne diceva meraviglie, che Eva Henger era una sua mera allieva
- una ungherese della minoranza rumena che era sposata con un italiano e viveva a Monaco di baviera, che parlava sei lingue e per tenersi in allenamento faceva le parole crociate in serbo-croato, la quale decantava il fascino sobrio e animale delle ragazze ungheresi
- un americano con la faccia da bambacione che abbiamo preso in giro per tutto il viaggio.
Dopo aver cercato di tenere fede alle promesse fatte ai miei compagni di viaggio, senza ovviamente beccare neanche l'orlo di una gonnella, me ne tornai in Italia con un viaggio di ritorno con un viennese al quale dicevo nefandezze sull'Italia, del tipo:
- in Italia trovi lavoro solo per raccomandazione
- in Italia i politici rubano
- In Italia non funziona niente
- in Italia di qua, in Italia di là.
E lui, imperterrito ad ogni "in Italia" mi rispondeva serafico "the same in Austria", "the same in Austria".
Rimane il dubbio di perché l'Austria sembri una perla uscita dai film della principessa Sissi e l'Italia un immondezzaio, ma che ci volete fare.
E Budapest, direte voi?
Non mi ricordo quasi nulla, solo che il fondatore era Stefano I re, o Stefano I papa, o Santo Stefano e che la cattedrale era Santo Stefano, le strade principali via Santo Stefano e piazza Santo Stefano e così via.
Io, stefano, in ungherese, ovviamente Istvan, me la sono goduta come un re.
E, anche se non c’entra niente, trattandosi di Ungheria: berlusconi, vaffangulasch!!

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