giovedì 19 gennaio 2012

DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA: i miei 13 anni:

- Il diario segreto
“Ste’ guarda qua” nella discesa che porta ai garage del suo palazzo, Federico mi addita un pezzo di ovatta, che da una parte e’ un po’ rosa.
“Ste’, lo sai che e’?”
“E’ un pezzo d’ovatta, Federì”
“Sbagliato, e’ un assorbente. E’ di Simona”.
“Simona chi?”
“Quella che sta all’ultimo piano, bionda, la sorella di Matteo”
“E che e’ un assorbente, Federì?”
“Come che e’; non sai niente; Simona c’ha undici anni e c’ha gia’ avuto le mesturazioni”
“E che so’ le mesturazioni”
“Pare che ogni mese perdano sangue”
“Pure io perdo sangue dal naso ogni tanto” dico io, senza dire che e’ perche’ mi piace stare con le dita nel naso.
“Loro, le femmine, non perdono sangue dal naso”
“E da dove lo perdono, Federì?”
“Da sotto, Ste’”
“Sotto dove?” chiedo io pensando alle emorroidi di zia Rosetta, di cui, chissa’ perche’, sono stato informato a pranzo la mattina.
“Davanti, come la chiami tu, la pisella, la patatina, la …”
Rimango di sasso.
Federico ne sa piu’ di me.
Molte cose le abbiamo imparate insieme o ce le siamo inventate:
 con le racchette da tennis sul terrazzo di casa mia abbiamo giocato a hockey, distruggendo due racchette e perdendo una decina di palline
 abbiamo fumato a dodici anni una sigaretta, tornando dal cinema. Federico, come al solito arriva e mi fa: “Dobbiamo fumare. C’ho le sigarette”. Sotto ai giardinetti di via De Gasperi lui si fuma due sigarette, tossendo come un pazzo, io faccio un tiro e basta, perche’ sono sempre pavido
 abbiamo imparato che preservativo e profilattico sono la stessa cosa, senza capire pero’ a che servissero ne’ l’uno ne’ l’altro
 per fare i bambini si devono stendere, su un divano o su un letto, un maschio e una femmina
 pomiciare non vuol dire tirarsi sassi bucherellati
‘Sta cosa delle mesturazioni pero’ non la sapevo.
“E perche’ perdono sangue?” chiedo io
“E’ lo sviluppo, Ste’. Ad esempio gli vengono le bolle sul viso per lo sviluppo. Pensa che le mesturazioni vengono a quattordici quindici anni e Simona ce n’ha solo undici”
Mi tocco il viso: ho dodici anni e mezzo quasi tredici, bolle non ce n’ho, ma i quattordici anni sono un sogno. Cavolo, i film vietati ai 14, tipo La febbre del sabato sera o I sopravvissuti delle Ande.
Ce ne stiamo tornando un po’ troppo in silenzio verso casa sua e quando siamo in ascensore Federico mi fa: “Dobbiamo tenere un diario segreto. Mio fratello ce l’ha; a ieri ha scritto: ‘oggi Randinaia ci ha avuto un culo con Ferrari perche’ sono arrivati con la circolare insieme’. Cose di questo genere. A te chi ti piace?”
“A me chi mi piace. Bo’, che ne so, a te Federi’?”
“Quelle due sorelle della villa, Marina e Serena; non lo sai che l’anno scorso dietro al pilastro del cancello Serena ha fatto lo spogliarello. C’era Piero e c’era pure Gustavo”.
A me chi mi piace, mi chiedo; a me che mi piace.
Mi piace:
 il calcio in generale, ed il *** in particolare
 gli almanacchi illustrati del calcio
 giocare a figurine (meglio che non lo sa mamma)
 Bertoglio e Battaglin e in generale il Giro d’Italia
 Il chinotto
 La gassosa Conte quando abbiamo finito di giocare a pallone giu’ al campetto; mi porto sempre appresso le cento lire per la gassosa (e faccio dei rutti, che levati)
 Happy Days e Ellery Queen in televisione
 I maccheroni fatti a mano da mia nonna
Non mi piace:
 Che mi chiamino Mozzarella (o Treccia o Mozary)
 Belfagor (mi fa paura)
 La pallacanestro (non ci capisco niente)
 De Vlaeminck, De Muinck e tutta la Brooklyn
 L’uovo sodo (mi fa vomitare)
 L’asma (le punture ormai sono una passeggiata)
Non ho ancora ben chiaro l’elenco di che mi piace, che Federico c’ha gia’ in mano un quaderno spesso, con le righe da terza elementare.
Ci sediamo alla sua scrivania.
Apriamo il quaderno.
Alla prima pagina scriviamo: “DIARIO SEGRETO”.
Alla seconda pagina mettiamo l’elenco delle ragazze che ci piacciono.
Federico scrive (mi sembra) Serena, Marina e Marzia.
Io mi devo inventare qualcosa: Serena la scrivo pure io, anche se non c’ho mai parlato.
Poi mi ricordo che qualche giorno prima dal Tabaccaio tutti parlavano di Carla che ha tredici anni e pare che gia’ pomici. Non so se vorrei pomiciare con lei, ma almeno so chi e’. Mi fermo qui. In realta’ mi piace a scuola una compagna di classe, che si chiama Maria Luisa e che non parla mai e che, a scuola e’ una mezza capra. Pero’ non piace a nessun altro, almeno penso, ha i capelli che sembrano un po’ una pagoda e non c’ha le bolle per lo sviluppo.
Pero’ con Federico non voglio fare brutta figura.
Su Serena non so che scrivere.
E allora scrivo che la mattina, nel cortile della scuola media, ho visto Carla che prima stava mano nella mano con uno, poi ha cominciato a litigarci, poi lui se ne e’ andato e lei l’ha mandato a quel paese. Tutto questo perche’ Carla non vuole lui, vuole me.
La sera continuiamo a stare un po’ in camera sua, con la casa che odora di minestra di verdure (a Federico piace la pasta al burro, a me se non c’e’ il sugo sulla pasta non mangio); poi Lino, il fratello piu’ grande di Federico, ci fa vedere che ha comprato un disco dei Beatles e lo mettiamo sul giradischi e viene fuori una musica che gia’ conosciamo perche’ l’avevamo sentita in qualche pubblicita’ in tivu’.
Poi la sera torno a casa, ceno, dormo, il giorno dopo mi sveglio, vado a scuola con la 126 sabbia di mia madre, bucata dalla ruggine allo sportello destro; le tre ore vanno tranquille.
A ricreazione sto parlando con della sezione G che mi sta simpatico quando con la coda dell’occhio vedo Lino vicino a Carla. Mi metto a guardarli da quindici venti metri e Lino c’ha in mano un quaderno spesso, il mio diario segreto.
Lino lo tiene aperto e Carla legge; Lino mi indica e Carla ride. “Carla non vuole lui, vuole me”.
Lino ride e pure Carla ride. Io sento da dentro la gola due lacrime grosse come palazzi che lottano per uscire fuori ed in bocca un sapore di muschio.
Le lacrime ce la fanno ad uscire fuori, fiotti dagli occhi.
Mi appoggio al muro celestino crepato della scuola media e mi perdo in un mare salato d’imbarazzo e vergogna.

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