DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA
BRUCE TU SEI LA LUCE CHE CI CONDUCE
Ci sono dei momenti nella vita di un uomo (e va da sé, di una donna e di un bambino), dei momenti in cui capisci che qualcosa di importante sta succedendo; dei momenti in cui sei parte dell’evento, dei momenti in cui senti che la svolta c’è, che la vita, dopo quel momento, non potrà più essere la stessa, dei momenti che sono degli spartiacque e prima non eri né carne né pesce (ma come si può dimenticare il formaggio?) e dopo sai di qualcosa, significhi, sei vivo.
Ecco, il concerto di Bruce il 28 giugno del 2003 a San Siro non è stato uno di quei momenti che ti cambia la vita, ma ci siamo divertiti come bambini.
Ho deciso di andare a Milano verso la fine di maggio, quando G. e V. (ora coniugi F.) vengono in ufficio e dopo alcune fasi di studio, chissà come si finisce a parlare di Bruce.
Per V. Bruce è finito attorno a Philadelphia, per me era praticamente finito nell’84 con Born in the USA; per un quarto d’ora nascono le scuole di pensiero più estreme (minoritaria quella secondo la quale Bruce non è mai finito perché non è mai iniziato, o quella per cui Bruce sia stato ibernato nel 1975 dopo Born to run ed esce dal congelatore solo per le tournée), ma alla fine V. mi fa: “ma Domé va a Milano il 28 giugno, perché non ci vai pure tu?”.
Dopo la soluzioni di taluni problemi primari, Domé, stefanopz e il paaaaazzo devono passare alle vie di fatto.
Domé e G. (non l’uomo di V., ma la donna di Domé, e d’ora in poi il G. precedente verrà accantonato, in quanto trattasi di protagonista del solo antefatto) hanno già i biglietti, io e il paaaaazzo (ho un po’ di fretta e le “a” del paaaazzo potrebbero d’ora in poi non essere quattro) andiamo nella classica rivendita del centro commerciale di ***, cacciamo fuori una cifra niente male e riceviamo in cambio una sorta di banconota del Monopoli che dovrebbe essere cambiata in biglietto qualche giorno prima del 28.
Per un po’ ce ne torniamo all’ordinaria attività di produzione del reddito, ma una settimana prima del concerto, il paaaazzo trafelato (e un paaaazzo trafelato è in via pratica un iperteso ammosciato o comunque un animale simile) viene nella mia umile stanza e mi fa: “Niente biglietti” “Come niente biglietti?” “Pare che hanno venduto in prevendita il doppio dei posti disponibili, per cui i primi 40.000 dentro e gli altri si fanno concedere in deretano (in realtà è ovvio che la frase proferita dal paaaazzo era un’altra, ma ho avuto problemi con la censura)”
“E mo’ che facciamo?” chiedo io.
“Io vado lo stesso e li compro là”
“Sei pazzo” gli faccio, ma non gli fa né caldo né freddo, perché è come se a uno che si chiama Alberto gli avessi detto ‘sei Alberto’.
“Senti” filosofeggio, “ormai io c’ho una certa età e farmi un numero di chilometri attorno alla radice quadrata di 348.100 (non ho detto proprio questo, ma penso che in questo modo mi dò un tono) per sentire un concerto nel parcheggio di San Siro mi sembra una cosa che si può fare a 16 anni”.
Così mi trasformo nel più noto percussore di scroti (questa fa il paio con ‘concedere in deretano’) della città: chiamo quelli della prevendita e gli dico, con sobrietà e classe, che sono dei Giuda, dei mangiapane a ufo, degli iscritti a Forza Italia, dei Trapattoni (qui ebbi una premonizione), che li avrei denunciati all’Associazione Medici Dentisti, al Garante della Privacy, alla Corte Europea, a Amnesty International, alla Federazione Internazionale di Subbuteo, all’ombudsman (e chi sa chi è l’ombundsman, vuol dire che jel’ammolla proprio).
Il signor Prevendita piagnucolando mi fa: “io non c’entro niente, è la sinistra che ha barato (ah, no scusate, non è il diario di silvio b.); io vendo i biglietti che mi mette a disposizione un agente di zona”.
Mi dà il numero di cellulare dell’agente di zona e dopo avergli spiegato la sòla che ci ha dato il suo complice, dopo avergli minacciato un’immediata ispezione congiunta della Guardia di Finanza, dei NAS e delle Giovani Marmotte, l’agente, seraficamente mi dice “chiamami domani”.
Lo chiamo l’indomani e lui come un disco rotto “chiamami domani”.
A tre giorni dal concerto, passati quindi altri domani, mi dice che mi darà il suo biglietto personale perché lui va a Barcellona il giorno dopo a vedere gli America o i Supertramp, insomma qualche cadavere imbalsamato del genere; incredibilmente, ma qui i ricordi sono offuscati sul perché e sul per come, zompa fuori anche il biglietto per il paaaazzo e il gioco è fatto.
G., Domé, stefanopz, il paaaazzo e un altro tizio (di seguito definito “un altro tizio” perché come si vedrà più avanti non l’ho mai visto) sono più o meno pronti per partire.
Ci aspetta Bruce.
FINE PRIMA PUNTATA
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