DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA - 12 SEDUTE
III puntata
riassunto delle puntate precedenti: nel corso di una sfida all'arma bianca tra sostenitori del diario di silvio b. e di quello di stefanopz, stefanopz sfanga 8 delle 12 sedute di assistenza psicologica
...
Il giovedì mattina della nona seduta mi sento emozionato, come un bambino la mattina della prima comunione.
Varco la solita soglia nel solito silenzio, busso, apro la porta, mi siedo sulla solita sedia di plastica, davanti al solito panorama di infissi scrostati e muri di contenimento.
La dottoressa è solita pure lei: immagino alcune domande fulminanti, riferimenti a quand'ero bambino alle prime pulsioni sessuali (che nel mio caso sono anche le ultime).
Invece mi fa le solite domande: "come va, come è andata questa settimana, le piace il mio bolerino lilla, ha avuto crisi" e così via.
Me ne vado chiedendomi come Woody Allen abbia fatto 10 film basati tutti sui suoi appuntamenti con l'analista.
Mah; il giovedì dopo la dottoressa non c'è e allora l'occhialuto mi vuole dare il responso della seduta delle macchie.
Mi siedo davanti a lui e mi scuso perché devo poggiare sulla sua scrivania-cattedra il mio casco integrale. "E' come il teschio per Amleto" scherzo, facendo come al solito pesare la mia cultura superiore.
"Ecco" mi fa il cecato, "il problema è proprio questo".
"Non devo più guidare il Vespone?" faccio il finto tonto.
"No, la storia del teschio; lei dalle risposte sembra terrorizzato dall'idea della morte" "Terrorizzato è un eufemismo" dico, sperando che non prenda eufemismo per una malattia venerea; 'perché lei ne è attratto?' aggiungo tra me e me. E vorrei aggiungere che Woody Allen a Io e Annie, quando si separa da Annie Hall e si dividono i libri, dice "Tutti quelli con la parola morte nel titolo sono i miei".
Non mi dice altro e io mi dico che forse non ci volevano le macchie per raccontarmi i miei terrori.
Comunque alla fine arrivo alla dodicesima seduta, cinquantacinquesimo minuto; in quella seduta, parlo di storie di depressione attorno a me, di shock di bambino, di relazioni, di ragionamenti e così via.
La dottoressa che era vestita con colori da sari (che particolari idioti mi ricordo) mi fa: "Con oggi abbiamo finito" "Perché?" chiedo io, "l'analisi non va bene?"
"Quale analisi?" fa lei.
"Dalla nona seduta dovevamo passare dal colloquio all'analisi" dico io, un po' piagnucolando.
"Guardi" mi fa con voce piana "lei ha raccontato due o tre elementi che potrebbero essere rilevanti per un vero lavoro di analisi solo negli ultimi cinque minuti delle dodici ore che è stato qui, quando ormai, inconsciamente, sapeva che stavamo finendo. Per il resto è stato qui, a parlare di sé, senza aprirsi, senza mettersi in gioco: il lavoro di analisi non l'abbiamo mai iniziato. Lei aveva pagato per 12 sedute e le 12 sedute le abbiamo fatte. Ora ci ripensi un po': a settembre se pensa che vuole fare un percorso mi chiami, altrimenti lasci stare".
Faccio una smorfia, come per dice Touché.
Esco da lì, capendo che a volte ci sono persone che faticano con la forma, ma vanno alla grande con la sostanza.
Oltre a questa cosa, che ha cambiato un po' l'approccio alle persone, da allora ad oggi sono successe le seguenti cose:
1. ho smesso di giocare a calcetto. Ho fatto solo un paio di partite Amministratori comunali - Dipendenti comunali e tra il primo e il secondo tempo ci stava scappando la solita crisi; mi metto a correre fuori dallo stadio, in mezzo a una piazza vestito da calciatore sovrappeso e incontro un mio zio allora ottantenne, ora defunto, che mi fa "Che c'hai Stè?" "Niente zì, un po' di raffreddore". Faccio dietrofront e gioco il secondo tempo divertendomi come un bambino.
2. da lucido, crisi non ne ho avute più. Talvolta quando sto nel dormiveglia prima di dormire e Stevie Subconscio prende il sopravvento, qualche impulso ci scappa. Mi sveglio imbevuto nel sudore freddo e aspetto che mi passi.
3. da un po' ho un blog; se Zeno Cosini ha scritto, spinto da un analista, il più bel romanzo del 900, io posso almeno sfogare una delle mie malattie, la grafomania compulsiva e metterla anche così in quel posto alle multinazionali farmaceutiche che il mio cervello sovrappeso non l'avranno mai.
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