22/12/2006
EUTANASIA DI NATALE
Piergiorgio Welby è morto. Un medico ha staccato la spina. Verrà processato per omicidio, penso e si discuterà se era omicidio o qualcos'altro.
I giornali di destra parlano di omicidio. L'eutanasia spaventa.
E' come la droga: qualsiasi persona di media intelligenza sa che mettendo la droga sotto il controllo dello Stato si tagliano alla mafia, alla camorra e alla ndrangheta la quasi totalità dei profitti.
Ma al ventre del paese non si può parlare di antiproibizionismo, di legalizzazione: i drogati devono andare in galera, gli spacciatori devono andare in galera.
E così le mafie si ingrassano, i drogati riempiono le galere e delinquono per procurarsi i soldi delle dosi e così via.
La morte non è un argomento particolarmente popolare, anche se, come diceva una vecchia battuta, rimane la più importante causa di decesso nel mondo.
E il ventre del paese non vede la civiltà del non volere l'accanimento terapeutico, della vita-non-vita.
Dio non vuole: è il ragionamento di questi teocon da strapazzo.
Eppure a me sembra di ricordare che Wojtyla qualche giorno prima di morire chiese ai medici di non accanirsi e di fare la volontà del Signore.
E poi un fatto faceto.
La notizia ha un'eco europea. La tv francese (TV Monde, mi sembra) riesce a farmi incazzare perché la foto del povero Welby ha il sottotitolo: Pierre Giorgio Welby.
E questo mi ricorda il mio amico Carlo di Bologna, che diceva che lui il francese lo pronunciava come lo si scrive: avrebbe continuato a dire Baudelaire e non Bodlèr, Cezanne e non Sesàn, almeno fino a quando i francesi non avessero imparato a non francesizzare tutto, dicendo Plàtini e non Platinì e Greco, Juliette Grecò.
Insomma, sgiuaié noèl a tulemond.
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