22/05/2006
ROSSI DI VERGOGNA, ROSSI DI FIDUCIA
Guido Rossi mi sta immensamente simpatico e non solo per il faccione che è raffigurato nella foto di stamattina, ma perché è esattamente quello che vorrei essere.
Un brilantissimo professionista, sulle cui capacità tecniche nessuno osa mettere bocca, ma anche un uomo di sinistra, che è stato e è rimasto un indipendente di sinistra anche da presidente della Consob; circostanza che faceva impazzire gli americani che non riuscivano a capire come un comunista potesse contare qualcosa alla Consob.
Ma la circostanza che me lo ha reso davvero simpatico accadde quando lavoravo in società di revisione (il nome non lo dico, dato che abbiamo certificato, tra gli altri, Cirio, Parmalat e Banca Popolare di Lodi...).
Uno dei mie clienti preferiti era Il Manifesto, quotidiano comunista.
Il direttore amministrativo, mio naturale interlocutore era uno che in qualsiasi altra struttura sarebbe stato ricoperto di soldi, avrebbe sfoggiato una scrivania dimensioni portaaerei e una segretaria da ingropparsi nelle pause pranzo sulle poltrone di pelle umana; lì stava in stanza con tutti i suoi impiegati, con una scrivania da uscere di Asl e una sedia che la 626 non sapeva dove stava di casa.
Il Manifesto stava sull'orlo della chiusura e decidono di fare un piano di ristrutturazione molto articolato, con la costituzione di una nuova società, l'ingresso di soci nuovi, come la Coop e l'Unipol (e Tanzi, per la verità...), con un affitto d'azienda alla cooperativa (che è cooperativa di giornalisti e poligrafici). Un gran bel piano, pesante quanto un mattone e bello corposo, firmato Guido Rossi.
In chiusura di bilancio, il capo del team chiede al direttore amministrativo per quale motivo mancasse in contabilità il costo delle prestazioni di Guido Rossi per la predisposizione del piano, che stimavamo in un paio di centinaia di milioni di lire.
Il direttore amministrativo chiama lo studio di Guido Rossi, parla qualche secondo e poi si apre in un sorriso; passa la cornetta al capo del team che rimane a bocca aperta.
"Domattina ci manda Guido Rossi ci manderà un fax; lavoro di un mese di un paio di persone dello studio, ma non si fa pagare una lira, perché lui del Manifesto è un sostenitore".
Tra meno di 20 giorni cominciano i mondiali, senza De Santis, senza quel capellone con la barba di Mazzini, forse senza Buffon e con Lippi a malapena.
Ma invece che Rossi di vergogna, ci dobbiamo andare Rossi di fiducia.
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