sabato 21 gennaio 2012

20/05/2006

IL CODICE DA VINCI

C'è un simpatico signore in America, che ha scritto un libro, un giallo, un bel gialletto a essere sinceri.
Si chiama Il codice Da Vinci; purtroppo Leonardo Da Vinci era un po' omosessuale (mi risulta che sia stato arrestato per sodomia pubblica, ma se qualcuno ha informazioni diverse mi smentisca pure) e quindi non ha lasciato discendenza, altrimenti pure loro gli facevano causa a Dan Brown.
Ho letto il libro in tre ore, dalla undici alle due di qualche anno fa e mi ha ovviamente incuriosito: mi sono andato a vedere il cenacolo per vedere quanto Giovanni sembri una donna e così via.
Del resto, come italiano medio e solutore più che abile, ho risolto tanti di quei Quesiti con la Susi che a interpretare i codici strani mi ci appassiono, anche se, devo dire, il mio libro preferito con codici strani è Gli indovinelli del morto, della serie Gialli per ragazzi - I tre investigatori, scritti da Alfred Hitchcock.

In un paesino qui vicino un losco figuro ha bruciato in piazza un po' di copie de Il Codice da Vinci: sarebbe anticristiano, blasfemo e compagnia cantando.
Urla di boicottaggio al film da parte di integralisti cristiani un po' in giro per il mondo.

Ragazzi, calma: è un gialletto, carino, ma è un gialletto; e il film è un film, pare nemmeno così ben fatto; ho sentito gridare alla congiura anticristiana.

Pare che un gruppo di terroristi legati a Al Qaeda, insieme al Mossad e ai servizi segreti deviati, abbia fatto uscire Il codice da Vinci estrapolando una parola su due da un rapporto dei servizi segreti britannici in merito agli acquisti di uranio arricchito, fatti da Saddam in Niger.
Il manoscritto originario era stato trasportato dall'aereo che forse si è schiantato sul Pentagono e forse no, ma non è andato distrutto perché stava dentro la scatola nera; un cugino ebreo di Condoleezza Rice, per vendicarsi delle vessazioni ricevute dai Teo-con, inviava la copia in questione a Moggi, il quale la offriva in esclusiva Biscardi, in cambio di due fuorigiochi alla moviola e un coretto della claque contro Galliani.
A questo punto la situazione si complica perché l'Opus Dei avvertita dal giardiniere di Giraudo (in realtà l'attività di giardiniere di Giraudo era un ripiego, perché voleva fare lo stalliere a Arcore, ma il posto era già occupato) mandava un frate albino a cercare di trafugare il manoscritto, ma Biscardi lo faceva uscire nottetempo da La7, all'interno di un flacone di colorante per capelli e poi lo consegnava all'Ufficio indagini della Figc avendo scambiato il titolo Il Codice da Vinci, per un sistema di crittogrammi (Il codice) per mandare sms per far vincere (Da Vinci) le partite alle società non legate alla Gea.
Biscardi portava a casa il manoscritto, ma lo trafugava Cecchi Gori convinto di trovare le prove che cercava contro Carraro; lo porta nella sede della sua casa cinematografica, dove uno sceneggiatore a corto di idee lo trova e lo fotocopia. Questo sceneggiatore, un toscano di nome Daniele Bruni, per dare maggiore respiro internazionale alla trama, trasferisce l'azione dal Museo della Certosa e dei casari di Pizzighettone al Louvre e lo presenta alle case editrici americane traducendo il suo nome in Dan Brown.

Insomma, volevo dire che era un complotto anticristiano e invece m'è uscita la solita pletora di stupidaggini; in realtà volevo attaccare il papa e "Eminence" Ruini perché, pur essendo dei vecchietti in gonna e non avere (almeno loro giurano così) mai visto donna e mai avuto famiglia, vogliono dettarmi la morale in termini di famiglie e di sessualità; il tutto legato alle incredibili polemiche su Il codice da Vinci che servono solo a muovere una vagonata di danaro.
Va be', come diceva Paolo Conte "forse un giorno meglio mi spiegherò"...

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