sabato 21 gennaio 2012

21/07/2005

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Ecco, così un poeta niente male definiva sé stesso, tramite l'evidenziazione di ciò che non si è.

Ebbene il vate(r) degli anni zero, stefanopz, si lancia in una lirica diretta a definirsi per il tramite di ciò che non è.

Io non so nuotare
come Mark Spitz
io non so scrivere
come Ettore Schmitz
Io non so scrivere versi
come Eugenio Montale
se trovo la rima
mi sembra banale.
Non ho il reddito netto
di Armani o Natuzzi
le donne che ho avuto
non son la Marcuzzi
Io non sono magro
come Piero Fassino
ma in confronto a Ferrara
son quasi un grissino.
Non sono di destra
ma sono retrivo
ad entusiasmarmi
per Prodi e l'Ulivo.
Non giro pel mondo
come Phileas Fogg
non sono un gran divo
nel mondo dei blog.

Non conosco le note
ma che violoncello!
suonerò a malapena
al tuo campanello.
Di sciare davvero
non sono capace
io non paro bellum
se voglio la pace.
Non conosco dei vini
gli abbinamenti,
non vivremo per sempre
felici e contenti.
Non so cucinare
talvolta scongelo,
non credo alla grazia
discesa del cielo.
Se salgo su un pullman
io sono obbediente
non mi metto a parlare
con il conducente.

Non getto gli oggetti
giù dai finestrini,
io son comunista
ma non mangio bambini.
Non fumo non sniffo
non mi faccio le pere
non so se mi piace di più
essere o avere.

Non credo che il giorno
del mio funerale
ci starà tanta gente
che ci resterà male.
La gente dirà
senza esagerare
"non sapeva che cazzo
di pesci pigliare"

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