sabato 21 gennaio 2012

18/07/2005

Sì lo so, il raccontino che segue è già stato postato il primo dicembre 2004; ma che ci posso fare io se tutte le volte che leggo un romanzo di camilleri mi viene la Montalbanite?
E allora lo riposto, con qualche lieve modifica; mi scuso ancora con la mia povera collaboratrice Catia, trasformata in Catiarella

STEFANOPZ SONO!

1.
Si arrisbigliò nirbuso.
Taliò il ralogio: aveva ancora una mezzorata prima di arrivari in ufficio.
Passò da Ginnaro o' napulitano, per una colazione come u' Signuruzzu comanda.

Arrivò in ufficio di un umore nivuro nivuro.
Squillò il tilefono.
Era Catiarella. "Dottori c'è u' paraculu pirsonalmente di pirsona per vui"
stefanopz arraggiato: "Catiarè, no u' paraculu, u' paracarru".
"Culu, carru, sempre quaccosa da parari tene"
"Passamelo, va"
E' u' paracarru.
"stefanopz sono"
"Paracarro sono"
"Minchia paracarru, da quanto tempo non chiami".
"Non ti cataminare, stefanuzzu; una pirsona mia deve veniri all'ufficio da tia. Ma attento, che fimmina pericolosa è"

Il tempo di un amen e Catiarella dice "ci sta una signora che chiede di vossia pirsonalmente di pirsona"
"Falla passare, Catiarè"

La portà si raprì e intrò una fimmina ventina, con un corpo che faceva risucitare li morti e le labbra che simbravano un canotto.
Un brivido partì dalla testa di stefanopz e finì dritto dritto ai cabasisi.
"E' il dottori stefanopz?"
"Pirsonalmente di pirsona, signora?"
"Concettina Locicero, in arte La regina dell'Augello"
Mai soprannome quatrava meglio.


"Signora Locicero, pirchì vossia coleva vedermi"
"Dottori mo' marito se ne catafotte di mia"
Impussibili, pensò in un lampo stefanopz, una fimmina come chista nel letto e il pititto viene mangiando.
"E questo minchio... questo marito chi fussi?" domandò stefanopz.
"E' don Ciccio Bufardeci".
Macari stavolta un brivido arrivò ai cabasisi di stefanopz. Don Ciccio Bufardeci era u' brazzu destru di Toto' Vasa Vasa, u' boss del traffico di droga e segretario del partitu di majoranza relativa.
"E perché don Ciccio se ne catafotterebbe, detto con rispetto, di vossia"
"Un'altra fimmina, sicuro"
Un minchione. Solo un minchione può pensari di trascurari La regina dell'Augello per un altro esseri vivente.
La mente di stefanopz rimase vacante per un attimo, poi squillò il tilefono.
Catiarella: "U' paraculu sta qua e volissi nintrari; io dissi che vossia era occupato con una fimmina e quando vossia è occupato con fimmine s'arraggia se quaccuno disturba"
stefanopz sorrise: quaccosa Catiarella c'aveva inzertato.
"Pe' u' paracarru faccio eccezioni" disse
U' paracarru bussò alla porta e nintrò.
Rimase con gli occhi allampati e senza fiato.
"Signora, u' paracarru sono, o figghio della zia della zita del fattore del cognato di vostro suocero, don Calogero Bufardeci, che ci bacio le mani mentre dico il nome"
La fimmina lanciò uno sguardo di fuoco.
U' paracarru non avrà mai più gana di altra fimmina.
Con la gola sicca stefanopz disse "E vossia avete dei sospetti?"
"Vedete dottori, io lavoravo al naitt A'sciara dell'Etna; facevo un numero con una cinciallegra, e il nomi d'arte da quello vini. Ora però fimmina maritata sono e a casa devono stare le fimmine maritate.
Ma al locale ci va mo' marito.
E sa, rumene, ucrane, nivure. L'omo è armalo, vossia lo sape"
"Signora Bufardeci, vedremo io e u' paracarru come fare. Mi lasci u' tilefono"
"Arrivederci dottori; arrivederci pure a vossia, paracarru".
stefanopz sta una mezzorata con gli occhi chiusi a assorbire u' profumo della fimmina.
Macari u' paracarru sogna labbra, fianchi, ma è tornato in sé; anche ucrane, romene e nivure in assenza della regina dell'Augello potrebbero andari.

3.
A'sciara dell'Etna è quasi una mezzorata fori paisi.
U' parchiggiu è nascosto ed è un trionfo di Mercedes BMW e ci sta macari una Ferrari.
U' Toyota di stefanopz fa la figura di un picciriddru in mezzo ai giganti.

"Pirchì u' pazzu non venne" chiese u' paracarru.
"Quello tiene la mente nei cabasisi. A una festa di Minicu u' ingigniri, a un altro nait, si incazzò macari la pornostar che ci vuliva quasi infilari u' chiavino nella toppa".
Cento Euro per uno e intrarono.
L'interno era nivuro nivuro, c'era fumu dapperutto e da dentro un vulcanu che fuma niscì una bionda che fece cataminare i due.
"Minchia" sospirarono all'unisono.
"Questa le minchie forte fa rinasciri" fece u' paracarru.
I due si misero a un tavolino cintrale e in un amen una nivura e una bionda se li stavano abbracciando e macari leccando.
stefanopz mantenne la concentrazione e da lontano smicciò don Ciccio Bufardeci che nintrò dietro a qualcosa, una specie di sipario.
"C'ho la minchia che vuole fare le mille miglia. Me ne vadu al cessu" fece stefanopz.
Andò verso u' cessu, poi deviò e andò dintro al sipario.
Sentì mugolii: dintro a una stanza don Ciccio Bufardeci stava abbrazzato a un omo, uno nivuro; i due captarono la presenza di stefanopz.
Don Ciccio si inbufalì, poi quando una mano enorme stava calando su stefanopz, si fermò come un pupazzo senza forza.
"Vi mannò Concettina, vero?"
stefanopz annuì.
"Si chiedeva pirchì non la toccavate più"
Don Ciccio taliava un punto nel sipario nivuro.
"Concettina è una copertura vero?"
"Vossia sape che è successo al collaboratore di Fisichella?"
"Quello del locale gay?"
"Vossia riesce a capiri che succederebbe a mia se si venisse a sapiri di lui" indicò il nivuro "e di altre storie".
Seguì un silenzio strammo, un patto tacito tra omini.
Stefanopz andò via.
Trovò u' paracarru con il viso in mezzo alle minne di una biondona.
"Fatto"
"Che minchia fatto?"
Stefanopz si taliò attorno: "Una nivura; don Ciccio perse la testa per una nigeriana e trascurò Concettina. Ma mi disse che cercherà di rimediare"
I due andarono via, senza consumare.
Stefanopz aprì il portafoglio: dieci fogli da cinquecento euro.
"Don Ciccio disse che forse con questi dimentichiamo meglio".
Stefanopz e u' paracarru si addrumarono due sigarette, poi stefanopz si ricordò che non fumava.
Povero regina dell'augello, pensò.
E rimase così, a guardare la luna di carta; si sentiva al giro di boa, come un cane di terracotta nell'odore della notte, a sentire una voce di violino che cercava la forma dell'acqua.
Minchia!
p

Nessun commento:

Posta un commento