sabato 21 gennaio 2012

10/12/2004
VOLEVO ESSERE MAX PEZZALI

Per quelli della mia generazione, l'eroe dell'infanzia è stato Sandokan.
Le cose che ci piacevano di più oltre al coraggio e alla vita all'aria aperta, è che poteva andare in giro scalzo senza che ci fosse qualcuno che gli rompesse le scatole con la storia del raffreddore.
Il mio problema è che quando con gli amici si giocava a Sandokan, a me toccava sempre Sambliyong, il tigrotto grasso e la mia autostima ne risentiva.

Poi, o insieme, è arrivato Guerre Stellari e tutti volevamo essere Luke Skywalker.
Poi George Lucas è uscito di melone e ha iniziato a dire che Guerre Stellari era il numero 3, cui sono seguiti, con una logica degna di un vertice dell'Ulivo, il 6, poi l'1, poi il 10.
In questo modo il povero Luke, bambino o vecchio, non capiva più chi erano gli amici, i nemici e i semplici conoscenti e per non sapere né leggere né scrivere nell'ultimo dei pre-pre-se-se-pre-quel sparava a chiunque gli si parava davanti senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

Sono cresciuto, per certi versi in maniera eccessiva e mi trovo a cercare ora un nuovo mito a cui appigliarmi.

Mentre stavo scegliendo tra Sergio Muniz e Platinette, ho sentito una canzoncina in cui a un certo punto si parla di silenzio-assenso.
Cavolo, penso, hanno fatto una canzone sulla mia tesi di laurea.
Sì, perché, io mi sono laureato con una tesi sul silenzio e ho dovuto forzare la mia natura di simpatico buontempone per evitare di stare zitto per tutta la sedurta di laurea, salvo rispondere alla domanda del presidente inferocito: "Lei perché sta zitto?"
"Presidente, è una tesi sul silenzio, perché dovrei parlare?".

Beh, quella canzoncina è di Max Pezzali.
Max Pezzali era diventato il mio idolo già nel 98, quando ho visto che dichiarava oltre un miliardo di imponibile.
Ma, adesso, che è imbolsito, ha perso i capelli e c'ha stampato un sorriso ebete, beh, adesso lo sento molto vicino.
Tolto il fatto che a Pavia si deve mangiare bene, se anche l'altro pavesino noto all'universo mondo, Gerri Scotti, sta sopra il quintale, vedere questo ragazzetto dagli occhi color pallina zigulì già succhiata (altra battuta del mio amico Andrea), che prima di salire sul palco si sparerà sicuramente due fette del tiramisù di mammà (tiramisù perché si fa con i pavesini), mi dà tenerezza e condivisione.
Invece di passare il tempo libero in palestra per aggiustare deltoidi e addominali, Max, secondo me, accompagna Gerri Scotti ad assaggiare tutto quanto prodotto dal dottor Scotti e scartato perché troppo pesante.

Aggiungiamoci poi che è dell'Inter...

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