lunedì 23 gennaio 2012

Sono stato un'ora seduto su un muretto dalle parti della Circonvallazione Gianicolense.
Avevo fatto due passi, in cerca di un'edicola e ho trovato una cartoleria, dove vendevano libri.

Ho preso un libro della e/o, senza sapere se era bello o meno, ma semplicemente perché il formato era perfetto per stare in tasca al giubbotto.

Sono arrivato a questo muretto, e in un'ora, di un giovedì pomeriggio di targhe dispari, mi sono letto 110 pagine del libro della e/o.

Ogni tanto alzavo la testa a guardare una fila infinita di mandorli in fiore. Le nonne riportavano i bambini a casa dal doposcuola; mi sono alzato dal muretto solo per far passare una bimba di tre anni che doveva camminare sul muretto.

Roma a marzo sembra una bella città, persino in un quartiere borghese senza altri orizzonti che i palazzetti di tre piani con le sbarre alle finestre e i gerani sui balconi.

Per un'ora ho fatto una cosa che non faccio mai: per un'ora non ho fatto nulla. Non c'ero, ero in un non-posto, in una strada che non riuscirò mai più a trovare.

Eppure per un'ora sono stato felice.

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