giovedì 19 gennaio 2012

Dalla mia autobiografia:
DELLE SCRITTE SUI MURI
Intervallo cantieristico: scritte sui muri.
Dopo i primi tre esami di universita’ in cui ho fatto un po’ schifo, ho realizzato che il motivo del mio insuccesso era principalmente dovuto al fatto di non avere creato una serie di scaramanzie, di gesti, di percorsi e di riti da eseguire ogni mattina di ogni esame.
Eccoli in ordine per come mi viene:
- Abito
L’abito estivo era una camicia a strisce verticali celeste e blu, sinistramente simile alle casacche dei carcerati, utilizzata la prima volta agli orali della maturita’ (dove mi sono presentato, Dio me ne e’ testimone, con le espadrillas arancioni) e l’ultima volta nella sessione estiva quattro anni dopo e jeans Levis 500qualcosa, celeste chiaro, che nel *** erano stati scuciti, quando mi ero rotto la gamba, con l’inserimento di una cerniera; quindi ricuciti e riutilizzati, solo per gli esami, estivi ed invernali. Le mutande non le descrivo, in quanto anch’esse utilizzate solo per gli esami; usavo qualche volta, anche fuori dagli appuntamenti con le commissioni, degli scandalosi calzini gialli semaforo, che adesso rinnegherei al solo pensiero. Nulla rammento (ed un po’ questo mi preoccupa) riguardo le calzature.
L’abito invernale era un maglione rosso Benetton, cui ero sinceramente abbastanza affezionato, con sotto una camicia a maniche corte gialla (di cui adesso mi entrerebbe la manica destra e che gia’ allora mi andava abbastanza aderente), i jeans erano gli stessi dell’estate, cosi’ come mutande e calzini. Nulla rammento (ed un po’ questo mi preoccupa) riguardo le calzature.
- Alimentazione
Ho fatto la maggior parte degli esami di mattina e quindi riesco a ricordarmi abbastanza bene le seguenti regole:
- la sera prima non cenavo (l’ho fatto una volta sola, prima di Scienze delle finanze – 27 - e ho vomitato anche alcuni biscotti Plasmon assunti durante l’infanzia)
- la mattina cornetto alla marmellata e te’ (o the, o tea, o te, a seconda di come cacchio vi pare), te’ caldo, anche d’estate, cosi’ che la mattina nelle sessioni estive arrivavo grondante di sudore e con la lingua ustionata
Ho fatto Merceologia – 30 – di pomeriggio ed a pranzo uno studente di ingegneria che viveva nel mio appartamento mi prepara un eccezionale quanto intempestivo risotto alla cipolla. L’interrogazione e’ durata pochissimo.
- Doccia e barba
Durante l’universita’, per motivi che a distanza di tempo mi appaiono chiari quanto l’alfabeto etrusco, mi tagliavo la barba ogni quattro giorni. Una settimana prima dell’esame mi tagliavo la barba solo sul collo e per qualche giorno andavo in giro con una semi barba incolta che evidenziava in modo pietoso la mia pappagorgia (porto la barba da un bel po' di tempo, ma la taglio a meta’ collo e il mio mento alla Hitchcock ne beneficia); a quattro giorni dall’esame, con otto giorni di barba sulle guance mi tagliavo anche il residuo.
La sera prima dell’esame mi facevo un doccione di alto livello, durante il quale mi facevo le domande che l’indomani speravo mi facessero e poi mi facevo la barba: se mi tagliavo l’esame andava male.
- Percorso
Per motivi misteriosi della sorte (ovvero per un colpo di culo), mio padre aveva comprato un appartamento a Roma, a viale Ippocrate: chiunque abbia frequentato La Sapienza sa che viale Ippocrate e’ talmente vicina all’Universita’ ed in particolare ad Economia e Commercio, che per andare a lezione alle nove, potevo uscire da casa alle nove e dieci, tanto c’era quella splendida invenzione che e’ il quarto d’ora accademico.
Per andare da casa alla facolta’ la strada e’ banale: al semaforo a sinistra ed eccoci gia’ a via del Castro Laurenziano.
Troppo facile.
Questa strada l’ho fatta solo nei primi esami, quelli andati male.
Per Merceologia – 30 -, primo 30 della carriera universitaria, ho fatto una stradina strana che, per il tramite un passaggio pedonale letteralmente traboccante di cacate di cane, arrivava a via Scarpa (dove c’e’ Ingegneria) e da li’ a via del Castro Laurenziano.
Su un muro di via Scarpa (che mi pare sia via Antonio Scarpa, per la precisione, giacche’ mi sembra non particolarmente felice fare toponomastica con i vestiti) c’erano le seguenti, indimenticabili scritte:
 Lagrange in sciopero
 Fanfani cornuto ormai è risaputo che tutto cio che fai è contro gli operai (lo so che manca l'accento, ma la scritta era proprio così)
 Ia liubliu tiebia maia golupka
Tale ultima scritta (che io leggevo mentalmente con voce tenebrosa) non so cosa stracappero significhi, ne’ in che stracappero di lingua sia scritta, anche se Ia liubliu dovrebbe vuol dire io amo in russo, se ricordo bene il meraviglioso inno dell’Unione sovietica (Ia liubliu SSSR ).
A questo punto non possono essere sottaciute le seguenti, epocali scritte sui muri (la grafia e’ quella originaria):
 Mimmo lavati li piedi che in mezzo a li diti ciai er pane (Roma, quartiere Montesacro)
 Cosa vi siete persi (Scritta apparsa in un Cimitero di Napoli dopo lo scudetto dell’87)
 ***, citta’ della morte civile (***, piazza IV novembre)
 Ribadiamo il concetto cancellato (***, piazza IV novembre, stesso punto della scritta precedente, dopo una inutile mano di bianco sul muro)
 Apertura prevista: Mondiali del 2012 (Scritta su una porta automatica non funzionante nell’aeroporto di Capodichino, subito dopo i Mondiali del 90)
 Battaglin e Visentini binomio di vittoria / l’Inoxpran Carrera passera’ alla storia (questa l’ho scritta io nei cessi del Liceo classico, e l'ho già spiegata meglio nel capitolo dedicato a Battaglin)
 Votare DC e’ come pisciare in un cappello e poi metterselo in testa. Non avete capito un cazzo (Uscita della superstrada **-*** (il numero degli asterischi è diverso perché ovviamente trattasi di due distinte città; scritta attualissima, basta sostituire DC con FI)

Nessun commento:

Posta un commento