sabato 21 gennaio 2012

Dal diario di silvio b. – 25 aprile 2005

Ho la casa tutta per me!
Veronica è a Venezia da qualche giorno: mi ha detto che in questo periodo è incantevole; anzi, ieri mi ha mandato un sms con scritto: "Venezia? Il Massimo!".

Dudi e Marina sono ai Caraibi per riprendere un po’ dei soldi che abbiamo lasciato lì quando facciamo comprare dalle società of scior i film a prezzi di mercato e vendiamo a prezzi gonfiati alle società italiane, tanto dei piccoli azzionisti chi se frega.

Barbara, Eleonora e Luigi sono a Portofino perché mi hanno detto che oggi è ponte perché c’è una festa nazzionale.

Strano.
Io ho parlato coi Bondi e Bonaiuti e mi hanno detto che devo stare a casa a Arcore e se qualcuno mi chiama devo dire che io il 25 aprile stò ad Arcore e non vado in giro per l’Italia a festeggiare.
Ieri sono andato in una stanza tutta piena di coperte rosse e di tappeti, che mi ricordava una casa di una tale Samantha che frequentavo fino a un paglio di anni fà.
Solo che c’era un vecchietto coi sopraccillioni e noi dovevamo andare davanti a lui e dire una frase scritta su un foglio.
Io mi sono voltato verso Gianni Letta e gli o detto: "Che pistola di pagliacciata è questa?"
E lui: "E’ il giuramento del tuo nuovo governo, sire"
"Come nuovo. E quello vecchio?"
"sire, quel foglio che ti avevo fatto firmare l’altro ieri non era l’impegnativa per l’operazione di allungamento delle gambe, ma le tue dimissioni"

A quel punto non ciò visto più.
"Dimissioniiiii? Io non mi dimetto. Semmai si dimettono gli italiani. Io sono il presidente del consiglio per diritto divino e volontà della nazione, perché la casa delle libbertà è maggioranza del paese e gli industriali e le partite Iva e l’inglese e internet sono tutti al nostro fianco!"

Mi hanno dato da bere qualcosa e come fanno le Iene mi hanno fatto vedere su una tivù Ballantini che era andato in un posto strano con tutte persone sedute in un semicerchio a gradoni, che invece di imitare Valentino imitava me.

Allora mi sono guardato attorno.

Gasparri non c’era.
"E Mauriziuccio mio, quel cretino che l’uficio legale della Mediaset gli scriveva le leggi e lui ci metteva il nome?"
"L’ha fatto fuori Fini"
"E al suo posto chi c’hanno messo?"
"Landolfi"
"Legge Landolfi. Suona bene. Chiamate Mediaset, dite di fare una legge che so sul digitale terrestre, sul biscione satellitare obbligatorio, sulla par condicio; insomma, dategli qualcosa da firmare a ‘sto ministro".

Buttiglione stava lì. Quella bonazza della Prestigiacomo stava lì, anche se continua a non darmela. Poi ho visto che c’era uno coll’accento romanaccio, che sembrava un puggile suonato.

"Chi è quello?" ho chiesto a Letta.
"E’ Storace, sire"
"Ma non mi ricordo male o ha perso da un giornalista comunista amico dei magistrati mussulmani"
"Beh sì"
"E l’abbiamo fatto ministro..."
"Sì"
"E a che?"
"Alla salute"
"Per fortuna che sono eterno".

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