lunedì 23 gennaio 2012

28/03/2007

ORA LEGALE

Entra l'ora legale. Panico tra i socialisti (da Cuore, 1993)

Odio l'ora legale, o meglio odio la prima settimana di ora legale. Alle sette e mezza c'è ancora luce e io che non mi sono ancora abituato, me la prendo comoda con il lavoro.
Così mi trovo che arrivano le otto e non ho ancora fatto una ceppa, manco un post.
A questo poi ci si aggiunge che fa anche un freddo della malora e allora...

Comunque, oggi avanzavo in una via di centro-periferia (la mia città nella parte bassa è costituita da una strada con palazzi ineguali a destra e manca e altre strade parallele alternative, dove case popolari si alternano a quadrati verdi, e a case dirupate) e a un certo punto attraversa, sulle strisce, un gatto nero.

Dalla parte opposta arriva il più classico dei suvoni con alla guida la più classica delle mantenute.
Io, stante il gatto nero, rallento.
Lei sarà pure la strafiga, ma non saper né leggere né scrivere (e nel caso di specie, dubito che leggere e scrivere siano le qualità che le sono servite nella vita), rallenta pure lei e poi si ferma.

Io la guardo, e penso alla caduta in bici, con la mano che mi fa ancora male, alla frizione e volano rotti che ieri hanno inferto un colpo durissimo alla porverbiale affidabilità della Toyota e un colpo da millesettecento euro al mio portafogli, alla mia squadra che non segna da 5 partite e ha subito ultimamente gragnuole di gol, e mi dico, ma vaffanculo al gatto nero.

Mi batto il petto, come per dire Passo io!.
Effettivamente, eroicamente, passo io.

La bonazza mi sorride e, contenta che la sfiga cadrà su qualcun altro, se ne va.
Se mi succede qualche altra cosa nei prossimi giorni è colpa del fatto che ho voluto fare il cascamorto con una strafiga...

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