martedì 24 gennaio 2012

23/07/2007
SONO GIORNI COSI'

Cassa di Panorama. "Carta?" "Sì" dico io e mi preparo a mostrare il documento per evidenziare come il documento stesso e la carta quadrino, sempreché la cassiera non sia abbastanza scafata da notare che sulla carta c'è scritto Stefanno.
Apro il portafogli e cerco la carta d'identità, ma non c'è.

Comincio a pensare quali possano essere i posti in cui ho utilizzato la carta nei giorni precedenti e alla fine mi ricordo che l'ho fotocopiata per un promotore finanziario per un versamento su un conto corrente (non mio, altrimenti sarebbe stato un prelevamento e non un versamento).
Lui ricorda distintamente come io abbia lasciato la carta d'identità sulla mia scrivania.
Il fatto non mi tranquillizza; nel settembre 2003 ho lasciato sulla mia scrivania una bottiglia da un litro e mezzo di chinotto Neri e non l'ho ancora ritravata. Due cose si ritrovano sempre sulla mia scrivania: la candela a forma di ippopotamo Pippo e una cazzo di fattura del fornitore di servizi telefonici che non mi viene voglia di pagare.
Insomma dopo aver ripulito la scrivania e constatato con sorpresa che il piano è di colore marrone chiaro (particolare che non ricordavo), la carta d'identità non è spuntata fuori e ora mi tocca andare a fare la denuncia.

Sabato sera: mi dimentico una cosa sulla spiaggia e quindi da casa devo tornare sulla spiaggia; poggio il telefonino sul tettuccio della macchina per prendere una cosa in casa, poi mi distraggo, risalgo in macchina e parto.
Alla prima curva sento un rumore. "Abbiamo pestato una pigna, secondo te?" chiedo al passeggere (citazione leopardiana, per chi la capisce). "Mi sa" risponde il passeggere.
Arriviamo al mare e lì un'illuminazione: altro che pigna, era il telefonino che si era schiantato al suolo!

Torno verso casa mentre mi si aprono scenari apocalittici: come tutti quanti ho un centinaio di numeri salvati sulla sim e senza il telefonino mi ricordo a malapena il numero di mio padre e mia madre; spero che il telefonino abbia avuto un cedimento strutturale, ma la sim abbia resistito all'urto.
Arrivo nel luogo dell'impatto, ma del telefonino nemmeno l'ombra. E neanche della pigna.
Chiedo all'albergo lì davanti; poi al ristorante di fronte.
Penso che se io avessi trovato un telefonino per terra davanti a un albergo, l'avrei portato all'albergo.
Ma non tutti la pensano come me.

Vado in città, immaginando che un ragazzino in bici o in motorino sia passato di lì, abbia raccolto l'aggeggio e abbia deciso di chiamare tutti i numeri della rubrica a mie spese lanciando insulti inenarrabili o fischiettando l'inno di forza italia (che in fondo è lo stesso).
Oltretutto (sperando che svelare tale circostanza non sia un invito al furto), io non ho la ricarica, ma un bel contratto business con addebito in conto corrente e quindi il ragazzino avrebbe potuto chiamare tutte le chat line porno dell'Indonesia orientale per 24 ore senza soluzione di continuità (tanto il mio telefonino c'è abituato).
Arrivo a un bar e, con sorpresa, scopro che esistono ancora cabine telefoniche.
Chiamo il mio numero. Libero.
Chiamo mio fratello. Libero.
Chiamo mio padre. Risponde. Per fortuna... non mi ricordavo altri numeri di cellulare di avvocati...
Insomma vado ai carabinieri per denunciare la scomparsa, poi il passeggere mi fa balenare l'illusione che io abbia in realtà lasciato il telefonino sul tavolo e quindi dico ai carabinieri "Mo' ritorno".
Torno a casa; chiedo a pavelo e a soror di chiamare il mio telefonino.
"Io l'ho fatto, ma dà libero" mi riferisce soror.
Pavelo zompa in macchina con me; riprova a chiamare e stavolta risponde qualcuno. pavelo si accorda a che il telefonino mi sia riportato nel luogo dell'incidente davanti all'albergo Z.
Il signore che aveva raccolto il telefonino aveva dichiarato di essersene andato tranquillamente a fare una passeggiata in città.

MI metto davanti all'albergo Z, dove il signore (peraltro avventore del medesimo albergo e quindi, vacca boia, perché non portarlo in albergo?) mi riporta il telefonino; ma i 20 minuti 20 trascorsi tra la telefonata di Pavelo e la riconsegna dell'aggeggio sono passati in una serie di jasteme inenarrabili.
Il signore che mi riporta il telefonino ha un viso così cortese che non ho il coraggio di chiedere perché abbia risposto solo alla terza telefonata e/o perché abbia raccolto un telefonino e se lo sia portato in giro per la città per un'ora, senza, che ne so, chiamare nessuno dei numeri in rubrica (il primo è Mr. Cardinal e l'ultimo è zio silvio) o l'ultimo dei numeri chiamati.

Beh comunque il telefono funziona; la mia testa, a quanto pare, meno.

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