23/02/2006
COSA DIREBBE FREUD SE FOSSE ANCORA VIVO?
OH, COME SONO LONGEVO!
(Alessandro Bergonzoni)
Ho fatto un sogno: il sogno che i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità.
(Martin Luther King)
Anch'io ho fatto un sogno, ieri mattina, un sogno del cazzo.
Ero a Catania, o meglio sapevo di essere a Catania, perché io non sono mai stato a Catania e quindi non avrei mai potuto distinguere Catania da, che ne so, Messina.
Ci arrivo in macchina, faccio un paio di curve perché devo arrivare ad una piazza.
Da un lato della piazza c'è una chiesa ma è in restauro, con quei teli verdi che si mettono per non far uscire niente dai ponteggi.
Dal profilo sembra il duomo di Milano, quello del logo della Motta.
Parcheggio vicino ad una fontana circolare, con la classica manovra all'indietro, quella che quando cominci a farla (freccia a destra e luci della retromarcia) c'è sempre una signora di mezz'età con un'utilitario che ti si ferma a venti centimetri dal paraurti posteriore e comincia a strombazzare.
Esco dalla macchina e vado verso una porta di quelle con il battente.
A questo punto o russo o c'ho un'apnea notturna perché la scena è di nuovo in piazza.
Cerco la macchina, ma non c'è più; c'è lì vicino un barista con la camicia bianca e la parannanza nera.
Io gli chiedo "Ha visto un Rav 4 nero?"
E lui "E che ne so io. Mica controllo le macchine"
Io mi arrabbio con me stesso perché c'ho lasciato dentro il porteatile e c'era un lavoro che stava ancora sul disco fisso.
A questo punto il sogno finisce e io comincio, da addormentato, a fare l'interpretazione.
La storia del portatile è un mio classico timore quotidiano, di tutte le volte che lo lascio in macchina; il barista è l'emblema delle persone che mi conoscono che possono giudicarmi ma che alla fine se ne lavano le mani.
Perché Catania... perché Catania.
A questo punto mi sveglio e mi chiedo per quale cazzo di motivo mi devo ricordare di sogni così insulsi e cosa dovrei capire della mia psiche e del mio carattere con un sogno così clamorosamente inutile.
Poi penso, e qui denoto la mia pochezza, che posso farci un post, a dimostrare che io non solo ho finito la realtà, ma ho finito pure i sogni.
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