sabato 21 gennaio 2012

20/02/2006

GLI AMANTI SENZA PONT-NEUF

Qualche tempo fa ho scritto un raccontino che si chiamava La vita degli altri; qualora possa interessare il link è: http://iraccontidistefanopz.splinder.com/1091510798#2675416 .

L'idea me l'aveva data la mia amica Fede: è la storia di una ragazza che sente i dialoghi tra estranei, qualche battuta e da lì immagina le loro vite, quello che succederà un'ora dopo o quello che è successo un'ora prima del dialogo ascoltato.

E' tanto che voglio parlare di due persone che incontro quasi tutte le mattine nella pasticceria dove faccio colazione, un angolo di Napoli a un'ora e mezza dal golfo.
Lui è poco sopra i quaranta, la fronte alta e i capelli che si stanno piano piano trasformando in un inizio di riporto. Ha sempre le scarpe alla ultima moda, sia d'estate che d'inverno.
Lei ha l'aria seria seria da maestra preoccupata e quando parla corruga la fronte come la mamma che spiega ad un figlio piccolo un concetto complicato.

Arrivano su due macchine diverse, tutte e due grigie: lui una Mercedes station wagon, lei una Hunday coupé.
Prendono i cappuccini e parlano; sorridono molto raramente; non si sfiorano, si guardano, ma gli occhi restano normali, non brillano.

Oggi pioveva e sono usciti insieme, sotto un solo ombrello e per la prima volta ho visto un gesto di confidenza: lui le ha messo la mano sulla spalla, anche se sembrava più per ripararla dall'acqua che per affetto.
Lui l'ho visto un sabato sera con altre cinque persone e l'idea che ho avuto era quella di tre coppie; ma nessuna delle tre donne era quella della colazione.

Si salutano con sobrietà tutte le mattine; poi ognuno sale sulla sua macchina e se ne va.

Ecco, li guardo e ripenso al mio racconto, alle loro vite, che so, ai messaggi che magari si mandano sul cellulare, ai giorni che, forse, sono costretti a passare lontani l'uno dall'altra; non mi danno l'idea di essere felici. Mi danno l'idea che quei cappuccini la mattina forse sono l'unico momento sereno in giornate che per il resto sono grigie, come le due macchine che, separate, se ne vanno via.

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