sabato 21 gennaio 2012

21/10/2004
PICCOLI ESPEDIENTI

Lo confesso: ho amici di destra.
Anzi, uno dei miei più cari amici è stato segretario sezionale del Fronte della Gioventù, quando io ero un figiciotto e nelle orecchie, ancorché in pieno riflusso, c'era ancora l'eco di manganelli e spari.
Enrico ora è Notaro in Gorizia, e me lo immagino spendere i suoi lauti guadagni nei casinò di Nova Gorica e in bellezze slovene.
Enrico aveva una frase ricorrente, che mi diceva essere di un greco con la barba, tale Aristotele: "Io non bevo al fonte popolare".
Oltre al fatto fighetto di dire il fonte e non la fonte, Enrico intendeva la frase nel senso di sottolineare la sua originalità rispetto alla massa.
Ora, mi sono affaticato abbastanza l'adolescenza sui concetti di massa e individuo, e ho esaurito la mia fase introspettivo-sociologica.

Enrico forse era un po' troppo alieno alle masse, se è vero come è vero che il segretario provinciale del Fronte della Gioventù gli revocò l'incarico di segretario sezionale, testualmente, "per l'alterigia tua propria".

Questa premessa non è per far vedere quanto sono bipartisan, ma per fare un inventario di quelle piccole cose, quegli inutili espedienti che ho utilizzato per cercare di distinguermi dalla massa.

- Forza Monza ciccheccià

*** è una ridente cittadina dell'Italia centrale, il cui pseudonimo è "la morte civile".
I suoi cittadini, consapevoli di essere defintivamente e rigorosamente sconfitti nell'esistenza, si sono sempre lanciati alla ricerca di palliativi, per poter dire di aver vinto qualcosa nella vita.
Premessa sociologica per dire che a *** gli juventini sono in maggioranza schicciante, soprattutto tra chi era bambino negli anni 70 e 80.
Ovviamente ero juventino anch'io: arrivo in quarto ginnasio e la mia classe è formata quasi esclusivamente da juventini, tranne Corrado che si diceva romanista, ma che (e lo sapevo solo io, ma ho taciuto, in cambio di danaro) fino ai dieci anni era stato juventino anche lui.

La notte dopo il primo giorno di quarto ginnasio, dopo aver fatto l'inventario voluttuoso delle compagne di classe (che mi davano all'epoca tutte una decina di centimetri, avendo io dodici anni e tre quarti e loro quattordici), decido che, se mi voglio distinguere, devo mollare la Juve.
Detto, fatto.
Alla fatidica domanda 'di che squadra sei?' (che tra le persone di sesso maschile che si incontrano per la prima volta è la seconda dopo 'come ti chiami?'), ho cominciato a rispondere: 'Sono del Monza'.
E ho fatto il vero tifoso del Monza.
Che so, i mei diari sono pieni di:
Il nostro slogan è molto chiaro: sesso, violenza e Marronaro, in onore di un'aletta niente male (ora dico 'il nostro slogan è molto chiaro: danaro, danaro danaro)
La vita è più bella se segna Pradella .
E così via.
Risultato: c'è qualcuno che lustri dopo, quando mi incontra, ancora mi chiama Monza, anche se il *** ormai sta una serie sopra, togliendomi così da qualche impaccio.

- Le lettere
Ora non serve più a niente, giacchè a mano faccio solo i ghirigori mentre sto al telefono, ma al liceo ero riuscito a cambiare la mia grafia in modo che nessuna lettera fosse uguale a quella che ci insegnano alle elementari: il mio delirio mi ha portato a rendere diverse dallo standard persino le lettere dell'alfabeto greco.

- Le scale
Questa è forse il raggiungimento del parossismo: in salita c'è chi fa le scale una a una e chi, particolarmente in forma, le fa due a due.
Io, dopo mesi di allenamento, sono riuscito a fare due scalini con la gamba sinistra e una con la destra.

- Quattro

Questa forse dipende da qualcosa nel dna.
Quando si conta con le dita, mentre in America (fateci caso nei film) si comincia dal mignolo, noi cominciano dal pollice; 2 l'indice, 3 il medio e ovviamente 4 l'anulare.
Io no.
Quando pollice, indice e medio sono distesi e io devo alzare il dito 4, io alzo il mignolo e l'anulare spinta fuori solo per il numero 5.

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