20/07/2004
LE MERENDINE DELLA SCUOLA NON TORNERANNO PIUUUUUU'
Nanni Moretti (di cui io sono una versione gonfiata, anzi per la precisione sono una sorta di incrocio tra Nanni Moretti, Alessandro Benvenuti e Renato Pozzetto) urlava ai bordi della piscina di Palombella Rossa questa frase (mi pare) e volevo confessare che potremmo tutti noi stare a scrivere per ore delle cose che rimpiangiamo della nostra fase prepuberale.
Nei commenti al post sottostante sono uscite tante di quelle cose favolose (e ringrazio ognuno di quelli che hanno scritto per i contributi, semplicemente deliziosi) che si potrebbe fare un blog a parte, con indicazioni del tipo:
- Il primo disco che ho comprato (Sono solo canzonette, per me)
- Il primo libro che ho letto (La prima fetta di torta, biografia di Sandro Mazzola)
- La prima volta che ho detto "stronzo" (dopo un fallo di un deficiente di un centro residenziale rivale al mare, a cui era antipatico il mio malleolo - a *** osse puzziglie -)
- La prima volta che ho visto una donna nuda al cinema (Maria Grazia Buccella, in Nerone, cult-trash-movie, con Pippo Franco nella parte del piromane)
e così via.
Ma ho detto a qualcuno che sono un fautore del qui-ed-ora e tra i ricordi e i rimpianti c'è un confine così labile che già tracciarlo crea fitte di malinconia.
Mentre scrivevo questo pistolotto, e ripensando al titolo, mi è tornata in mente la serata in cui andai a vedere la prima de Il portaborse.
M.A., il regista degli spettacoli a cui avevo partecipato, ha una soffiata e viene a sapere che Nanni Moretti (a quell'epoca avevamo anche sgamato che sull'elenco telefonico di Roma stava in mezzo ad altri 120 Moretti Giovanni, ma risiedeva a via Pindemonte) avrebbe presenziato alla prima alle 22 al cinema Rivoli a Roma.
L'occasione è troppo ghiotta per non andare a contatto con il mito di Bianca e de La messa è finita ("ah così lei vorrebbe farmio credere che non ha mai assaggiato una Sachertorte. Continuiamo così, facciamoci del male").
Arriviamo con un paio di mesi di anticipo e conquistiamo alle 20 i biglietti per le 22; io, M.A., e un terzo personaggio di cui ora non mi ricordo un cappero, poggiamo le nostre malmesse terga su eleganti poltroncine in velluto bordò.
Per me, abituato al legno scheggiato del cinema di *** o alla scalcagnata plastica delle arene del litorale, quel velluto mi sapeva un po' di lupanare.
Ma di colpo, davanti a noi si para Silvio Orlando: d'accordo che è normale che la sensanzione è che in Tv tutti sembrano più alti, ma Silvio Orlando pareva proprio tappo.
E' vestito in maniera informale, stringe mani e sorride.
A un certo punto il brusio: è entrato Nanni; mille occhi di intellettuali engagè lo guardano, lo scrutano, nell'attesa di innalzare peana all'esito del film.
Il film comincia e tutti lo ricordano, per cui taccio sulla trama: mi ricordo che la presenza di Nanni comportò che il pubblico ridesse in maniera sganasciata, applaudisse alle battute migliori e alla fine si lanciasse in standing ovation per il regista (di cui ora mi sfugge in nome, ma non era Martin Landau) e gli attori.
Uscendo ci godiamo Carlo Mazzacurati che se va via in vespetta e qualche altro personaggio di tal fatta che saluta Nanni e se ne va.
Poi comincia la fase ridicola.
Nanni Moretti esce dalla porta principale del cinema e un codazzo di 50 persone lo segue; Nanni ci ripensa e esce da un'uscita laterale: i suddetti 50 si pentono e preferiscono uscite più riservate. Nanni va verso un bar nei paraggi: i 50 fanno a spintoni per entrare nello stesso bar, ordinano tutti la stessa cosa che ha ordinato Nanni (un latte macchiato e un bicchiere d'acqua, ovviamente, per chi ricorda Caro Diario), poi fanno a botte per fregare al barista la tazza e il bicchiere dove ha bevuto Nanni.
Il barista fa una riffa e con il ricavato si compra un grattacielo a Montecarlo.
Insomma io e gli altri 49 sembravamo peggio delle paninare con Simon LeBon; alle fine di quella serata mi vergognavo un pochino e decisi che avrei visto da allora in poi solo banali repliche.
Nessun commento:
Posta un commento