sabato 21 gennaio 2012

19/10/2005

Di seguito riporto un post per intero, ormai abbastanza datato e poi faccio un aggiornamento

lunedì, agosto 02, 2004
CHE FINE HA FATTO SHANE MCGOWAN?
(sottotitolo: Christopher Cross e la Madonna segna)

A un certo punto, di prepotenza, la musica irlandese entrò nella mia vita.
Molti molti anni prima di andarci, in Irlanda.
Cominciò con un video dei Dubliners e dei Pogues insieme sul palco a cantare Irish Rover.
E il piede da solo tiene il ritmo e la mano, da sola, tiene il ritmo.
E se sei solo nella stanza, ti metti a ballare, pensando che forse così si balla quando si è fatti di Guinness.
Il giorno dopo vado dall'ex fruttivendolo riciclato in negozio di dischi (nome geniale: Tutti frutti) e mi compro l'ultimo disco dei Pogues.
E entro in un mondo strano, di musica popolare, mischiata a rock, di odio ancestrale per gli inglesi, di orgoglio e patate, birra e uischi irlandese (scrivo uischi perché domenico mi ha informato che gli irlandesi scrivono la parola in questione in maniera diversa dagli scozzesi, perché questi anglofoni in gonnuccia a scacchi hanno registrato il marchio).
Ho seguito la carriera dei Pogues da allora in poi, fino a un disco in cui l'incombente cirrosi epatica del frontman, il cantante più sdentato di tutti i tempi, Shane McGowan, costrinse un po' tutti i 689 componenti a improvvisarsi autori e cantanti.
Il gruppo era finito; provarono a chiedere al dio del rock una proroga, con band-clone con nomi-clone tipo Popes; provarono addirittura Joe Strummer come cantante (e una versione di London Calling di Joe Strummer + Pogues dal vivo è spettacolare), ma a un certo punto certe avventure, certe storie finiscono.
Se andate in giro per i siti, trovere foto di Shane McGowan, la cui parte più sana ormai sono i denti che non ha mai avuto; Joe Strummer è morto e è morta anche la cantante che aveva duettato con Shane in Fairytale in New York, la loro canzone più nota .
A quel punto mi viene la classica tristezza di veder che fine hanno fatto meteore, ma non del tipo Alberto Camerini o i Righeira, ma che so Cristopher Cross, che all'inizio degli anni '80 era così famoso che uscì fuori il mitico detto " Cristopher Cross e la Madonna segna".
Nel suo sito c'è la foto del classico panzone americano di provincia col cappelletto da baseball.
Pare che continui a fare dischi, ma non possono esser uguali a Sailing perché l'avremmo saputo pure noi di ***.
Il problema personale è che il primo lento con la ragazza dai capelli rossi che mi faceva impazzire è stato Arthur's Theme. Quella che faceva
NananananananananaNew York City

Di quella festa, invitato dalla sorella di domè, ricordo solo quel lento e una pisciata in mezzo a uno spartitraffico alle due di notte, durata fino quasi alle tre.
NananananananananaNew York City

Questo qui sopra era, negli anni 80, Shane McGowan.
Domenica, una domenica assolata di un'estate di mezzo ottobre, stempera in una serata che si annuncia abbastanza triste.

Gironzolo per Sky; sull'ultimo canale cinema, forse qualcosa che si chiama world o giù di lì, un'apparizione.

Un vecchio, con il medio e l'indice della mano destra completamente marroni di nicotina, un bicchiere nella sinistra, gli occhi acquosi, la barba sfatta; dice frasi del tipo "E' Bill Gates il nuovo Gesù Cristo?" "C'è il Vaticano dietro Bill Gates?". Quando ride fa il rumore della vecchia 500 di mia madre, quando non si metteva in moto e mamma doveva tirare la leva dell'aria, che stava vicino al freno a mano.
Fa questo rumore perché non ha i denti.
E' ovvio, è Shane McGowan.

Alla fine del documentario, si legge l'anno in cui è stato girato, il 2000.
Shane McGowan è del '57: quel vecchio gonfio che non si regge in piedi e si deve appoggiare per non cadere ha 43 anni ed è stato uno dei più grandi cantanti degli anni 80.

Il documentario è davvero ben fatto: parla (o cerca di parlare Shane McGowan), parla Jem Finer, il chitarrista, paarlano di come l'alcool abbia distrutto una delle più grandi band di tutti i tempi.

E poi le loro canzoni: Irish Rover con i Dubliners, persino le ultime, come la malinconica Summer in the Siam; la meravigliosa Fairytale in New York. E Jem Finer che dice che Fairytale in New York è la più bella canzone di natale insieme a qualcosa tipo White Crhistmas e con gli occhi che quasi si bagnano dice: "Eravamo secondi e tutti sapevano che la settimana successiva saremmo stati primi nella Top ten. Poi i Pet Shop Boys se ne uscirono con una cavolo di cover di Elvis e niente, non ci siamo arrivati al primo posto..."

Io è da domenica che non riesco a pensare a nient'altro. Non riesco a scrivere post, racconti, nemmeno incipit; la battuta di Brando l'ho fatta a voce un anno fa e l'ho riciclata.
Penso solo ai Pogues, a Shane McGowan, a come ero io nell'87, nell'88, ai miei sogni, a come potevo essere e come sono.

E così, un uomo fatto, sopra il quintale, guardava Shane McGowan cantare Rainy night in Soho, nel tramonto di una domenica di ottobre calda come non se ne ricordava da anni. E quell'uomo piangeva, con le lacrime che gli si staccavano dalla faccia e cadevano a terra, a tenere il tempo mentre Shane Mc Gowan dell'87, magro, ma già certo di diventare quel grasso alcolizzato che è ora, cantava qualcosa che si può tradurre bene o male così:



Ti ho cantato tutte le mie tristezza
tu mi hai raccontato le tue gioie
cos'è successo a quella vecchia canzone
a quei ragazzi e a quelle ragazze?



Piangevo e pensavo: Andrea, dove sei finito? E Alessandra, la mia prima ragazza, che fa? ora ha tre figli ed è una grassa ricca donna veronese? Perché Vittorio, che sta a Roma, non lo chiamo mai? Perché mi fa così tanta tristezza andare al mare, a casa dei miei, dove ho passato quindici estati?

Sono diventato almeno qualcosa di quello che volevo?
Che è successo a quella vecchia canzone? E bisogna vivere come Shane McGowan o fare una cazzo di vita sobria, ma grigia?

Perché un giorno la mia canzone finirà, e io non riuscirò mai a capire cosa cazzo significava.

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