sabato 21 gennaio 2012

17/07/2006

SANTACRUZ

Per molto tempo ho pensato che il mondo si dividesse tra noi ricchi che avevamo la casa sul lato-mare e i poveri, che per arrivare sulla spiaggia dovevano attraversare la provinciale e poi sperare di trovare i cancelli aperti del nostro o di altri centri residenziali affacciati sul mare.

Noi, le mamme ci lasciavano andare in bici verso il mare o per il viale, senza paura, senza nessun altro ordine se non di non uscire dal cancello.

Santacruz, dall'altra parte della strada il cancello nemmeno ce l'aveva, le case sembravano più vecchie, col rumore delle rane dei fossi della bonifica e la cavalcata delle valchirie delle foglie degli eucalipti.

Però a Santacruz c'erano due pratoni enormi, con in mezzo quasi un fosso. Qualcuno segnala l'esistenza dei pratoni e noi a dodici anni cominciamo a avventurarci nei pomeriggi, quando l'erosione ha fatto diventare la spiaggia troppo piccola per l'accanita serale, con i pali fatti con le ciabatte.
Le prime partite le facciamo con dei rami piantati nell'erba.
L'anno dopo ci troviamo delle porte, tre pali, delle porte vere, senza reti, ma delle porte. E un tizio strano, che va in giro a torso nudo ma coi pantaloni lughi e i sandali da frate, che parla lentissimo con un accento che pare romanesco. In dieci minuti diventa Zi' Roberto; mai capito che facesse di mestiere oltre al fatto che affermasse "Er campo è mio e a te er contratto nun te lo faccio vede".
Per avere quanrant'anni correva; giocava scalzo. Doveva giocare perché il campo era suo, o comunque per il merito di aver piantato i pali.
Io ero il più piccolo della squadra o comunque uno dei più piccoli; il fisico a brioche non mi aiutava e finivo quindi costantemente in difesa, centrosinistra stante il fatto che sono mancino di piede e il destro serve solo per appoggiarmi o, come sarebbe successo a vent'anni, per rompermi la gamba.
Facciamo delle partite con dei napoletani di una lottizzazione lì vicino; il loro portiere ha i pantaloncini Uhlsport imbottiti e gli scarpini (all'epoca il sogno era un paio di Pantofola d'oro) e i guanti. Noi facciamo a cambio portiere ogni gol subito.
Per evitare che il portiere si scansi all'esclusivo fine di tornare in campo, propongo il cambio portiere a ogni gol fatto o subito; accettano.
Non giochiamo a chi arriva prima a dieci, ma due tempi da mezz'ora.
Mancano cinque minuti alla fine e in porta ci sto io; ho una maglietta bianca (prima di andare si decideva, tutti magliette bianche o tutti magliette scure e ecco fatta la squadra) e un costume giallo. Un paio di scarpe da pallavolo, Fabra o Tiger; guanti non ne uso manco per ripararmi dal freddo.

Calcio d'angolo, colpo di testa e io mi esibisco in una parata di puro istinto, che mi ricorda una parata di Banks ai mondiali del Messico.
Mi festeggiano come se avessi fatto il gol decisivo, perché vinciamo di un gol.
Mi sono rovinato l'estate: ho passato tutta l'estate in porta...

A Santacruz mi sono rotto la gamba; quell'anno, uno si ruppe un braccio cadendo male; a un altro un ragazzo down che aveva gli scarpini gli aveva sfregiato gli stinchi per prendere un pallone vagante.
A me lanciano un pallone, cerco di scattare ma con il piede sinistro pesto la suola della scarpa destra, mezza rotta. Mi si gira la caviglia e mi procuro 30 giorni di gesso.

Qualche mattina, anche in orario indecente, andavamo a Santacruz a giocare a baseball.
Avevamo una mazza e basta. Quattro magliette per le basi, e una pallina da tennis; ora come ora non mi riesco a ricordarmi come facessimo a decidere se era strike o ball.
La novità del baseball ci travolse; passammo una settimana intera senza andare sulla spiaggia.

Qualche anno dopo, a Santacruz, in macchina mi ci feci pure una bella pomiciata, tanto ormai la poesia di quei pratoni irregolari, dei tre pali rubati a chissà quale deposito Enel, a zi' Roberto e ai suoi traffici loschi, era finita.
Eravamo dei fighetti ormai, che dovevamo andare al campo di calcetto, quello con le strisce, le porte con le reti e 5000 lire a testa, con comitiva di femmine al seguito e Gatorade a fine partita.

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