sabato 21 gennaio 2012

16/05/2006

TENGO FAMIGLIA

Io sono un figlio di papà. Meglio premetterlo.
Mio padre no; mio padre è il primo pz ad essersi iscritto all'università e ad essersi laureato.
Lui ha fatto la vera struggle for life; ha iniziato da zero e con la laurea in legge è andato a insegnare francese (all'epoca succedevano di queste cose...) per far mangiare la famiglia.
E' evidente che diventare avvocato negli anni '60 comporta maggiori facilità di successo anche per il figlio di un vigile urbano, rispetto a diventare avvocati oggi, partendo dai medesimi punti di partenza di papàpz.

Io quindi sono nato da una famiglia benestante; ricca no, ma benestante.
Alle elementari e alle medie mi incazzavo perché ero il primo della classe e il mio amico F., che navigava a centroclassifica, a fine anno si beccava regaloni per la promozione: orologi col cronometro, viaggetti, Adidas Surf, bici, motorini. I miei a fine anno mi dicevano: "stè (anzi, all'epoca, ancorché già sovrappeso, Stefanì), hai fatto solo il tuo dovere".

Mio fratello maggiore ha seguito le orme paterne; io no. Io sentivo che uno straccio di struggle for life dovevop farla anch'io e trovarmi studio aperto e clientela pronta non mi bastavano.

Anche all'università né io né mio fratello ci siamo comportati da figli di papà: laureati entrambi a ventidue anni (anzi, meglio essere precisi: siamo tre fratelli e ci siamo laureati tutti e tre a ventidue anni), anche se, come dico spesso, esistono due tipi di lauree: la laurea vera, come la mia o in ingegneria o comunque una di quelle che con ingegneria fanno rima e la laurea in giurisprudenza.

L'Italia è la terra dei figli di papà: Beniamino Placido proponeva come motto del paese, in risposta a In God we trust degli Usa, "Tengo famiglia".

Per questo resto l'unico fautore al mondo dell'imposta di successione: perché deve esserci l'uguaglianza dei punti di partenza, o quantomeno ci deve essere un momento in cui la solidarietà deve in qualche modo estrinsecarsi.
Negli Usa l'imposta di successione c'è e è pesante: in Italia silvio b., sempre che mai schiatti, passerà ai suoi cinque figli il suo patrimonio senza pagare un euro di tasse.

Diceva Frankie Hi nrg MC che gli ultimi saranno ultimi se i primi sono irraggiungibili. E così notai figli di notai, professori univerritari che ereditano la cattedra del padre e così via.

Il prodotto di una nazione priva di selezione è la Gea: il figlio di Moggi, cioè del direttore generale della squadra più titolata, fa una società con la figlia del presidente della Banca di Roma, banca che tiene per le palle almeno la Roma, la Lazio e il Perugia, all'epoca della fondazione della Gea, ma anche molte altre società; nel gruppo Banca di Roma e quindi agli ordini del suo presidente Geronzi, c'è il Mediocredito Centrale, il cui presidente è Franco Carraro (diventato presidente del Milan in età adolescenziale dopo la morte del padre...), che è presidente della Figc. E poi i figli di Tanzi, di Cragnotti e compagnia cantando.

E' questa la classica logica dell'italiano: per vincere, per arrivare, per guadagnare, per essere eletti, ogni mezzo è lecito: non bisogna essere il migliore, ma bisogna essere il figlio del potente, il protetto, il pupillo.
E non bisogna lottare per arrivare: la laurea se non ci si arriva, la si compra, la partita se non la si può vincere, la si compra, il giudice se non vuol decidere a favore, lo si compra.

All'inizio di questo campionato Pierluigi Collina, uno troppo bravo per poterlo discutere, è stato fatto dimettere perché faceva uno spot per pubblicizzare le Opel, che sono lo sponsor del Milan: conflitto di interessi, si diceva.
Ma il figlio del ct che fa il procuratore per la Gea, il figlio di Moggi che gestisce le squadre, l'amministratore delegato del Milan che è presidente della Lega, non sono conflitti di interessi.
Tutti con in mente la battuta su silvio b.: i miei interessi non penseranno mai di fare conflitti tra loro.

Tra venti giorni cominciano i mondiali. Nonostante tutto spero di vedere partite di pallone. Nonostante tutto tremerò, come faccio ogni volta, all'inno di Mameli.
Perché è il mio inno, l'inno di chi tiene famiglia.

Nessun commento:

Posta un commento