sabato 21 gennaio 2012

16/03/2006

STEFANOPZ GOES TO AUDITORIUM

Era partita un po’ alla chetichella; un mesetto fa il paracarro mi dice: "che ne dici se ci andiamo a vedere la Pastorale?". Io sparo un sì tanto per dire, ma dopo un paio di giorni il paracarro conferma: "Guà, hanno preso i biglietti".

E così un simpatico lunedì sera di inizio marzo, stefanopz e il paracarro si recano a prelevare il loro amico v., uomo di multiforme ingegno: falegname industriale, manipolatore di dati contabili, costruttore in cantina di aerei ultraleggeri ed infine, accanito appassionato di musica classica.

L’appuntamento è alle nove meno un quarto all’auditorium con chi ha comprato i biglietti e noi partiamo con degno anticipo. Già all’ingresso dell’autostrada appare un accogliente messaggio: "tra ** e **** code di 2 km in diminuzione per incidente".

(Notare la differenza tra i numeri di asterischi, che richiama la famosa barzelletta dei due analfabeti che vanno a firmare un atto: il primo, ovviamente, firma con la croce e il secondo con un cerchietto. Il notaio gli chiede ‘perché non firmi con la croce’ e l’uomo del cerchietto risponde ‘e mica mi chiamo come lui!’.)

Arrivati prima dell’uscita di ** il cartello luminoso evidenzia fila di un chilometro in diminuzione e quindi ci avventuriamo: purtroppo la fila si è liquefatta e nonostante alcuni tentativi di perderci nel villaggio olimpico arriviamo davanti alle tre enormi cozze che fanno passare per l’auditorium alle otto meno cinque.

Al termine di alcuni arzigogolati sensi unici ci troviamo davanti alla sbarra di un garage: entriamo nel garage e la mia povera Rav 4 raglia di protesta giacché si trova a provare la classica sensazione della particella di sodio in acqua Lete. Non c’è un cane.

Saliamo seguendo il cartello "Voyeur" o qualcosa di simile, e ci troviamo davanti a un bar; sia io che il paracarro sbaviamo per la fame senza accorgerci che il bar de quo è l’emblema del classico pessimo bar romano: personale maniacalmente scortese, pizzette con all’interno una striscia semiinvisibile gialla che dovrebbe essere formaggio, ma che del latte sconosce l’esistenza e una striscia priva di spessore rosea che sembra appena appena presa dalla pagina dei cavalli di una Gazzetta dello sport buttata in un cassonetto, con la differenza che almeno coi nomi dei cavalli (Porto Pollo, Fa a mezz, Romanae Memento, Caronte di Pippo, Badoglio, Cara di Giorno; fonte: Gazzetta dello sport, 6 marzo 2006, pag. 36) ci si diverte, mentre quel prosciutto cotto in similpelle fa solo incazzare; prezzi da mutuo fondiario.

Comunque dopo aver assistito alla mescita di tre chinotti Neri e aver ascoltato una signora cinguettare "questo è chinotto, altro che il Sanpellegrino", facendomi commuovere, vista l’ora presta ci rechiamo presso la meravigliosa libreria dell’auditorium che si chiama, dio li perdoni, Notebook.

Dopo una mezz’oretta in libreria ci mettiamo ad aspettare i biglietti: a un quarto d’ora arrivano fiumane di persone.

La coppia classica è lui in loden e cappello a pentolotta e lei in pelliccia eccetera. C’è un bellissimo servizio di trasbordo in carrozzella per spettatori di complessa deambulazione e, in linea generale, io e il paracarro ci accorgiamo che siamo senza dubbio alcuno i due spettatori più giovani.

A smentire tale assunto appare però una stangona di un metro e ottanta, bionda, con due stivali da sadomaso, con un profumo così intenso che pare solido; io deglutisco per l’appetito, quando riconosco che a braccetto della stangona c’è, alto, rubizzo e zoppicante, nientemeno che Cesare Romiti.

A quel punto le riflessioni sono due:

Romiti c’ha ottant’anni: come cavolo la soddisfa una così
Pensa che palle fare la escort e trovarsi il cliente che ti porta a vedere due ore di musica classica

Comunque dopo queste profonde riflessioni entriamo e saliamo e scendiamo gradinate di complessa concezione, che sembriamo i frati che salgono e scendono nel quadro del convento impossibile.

Ci piazziamo nelle nostre poltrone di galleria e ammiriamo una sala che, a me che ho visto l’Opera House di Sydney, non fa effetto.
Romiti non è seduto in una delle prime file e questo me lo rende simpatico.
Puntuale come una cambiale l’orchestra entra alle nove e come sempre c’è la varia umanità: il primo violino sembra uscito dagli anni settanta con il capello con la riga di lato e la barba; un fiato c’ha i capelli rasta che con lo smoking fanno non proprio a pendant; il percussionista sta praticamente seduto per l’intera sesta di L.d.B. tranne tre bom bom bom alla fine dell’ultimo movimento: io spero che lo paghino a prestazione così l’auditorium ci risparmia.

Appena comincia la sesta, la prima sensazione comune è la voglia di trovare un tasto per alzare il volume, perché per me L.v.B. deve essere sentito a un volume da far tremare i vetri. Comunque l’orchestra jel’ammolla proprio.

La cosa carina è che quando finisce un movimento, i sette ottavi del pubblico si sfoga e caccia un variegato insieme di colpi di tosse, tirate-su di naso e scatarrate, represse per tutto il tempo del movimento.

Dopo L.v.B. l’orchestra fa qualche valzerotto di un paio di Strauss e io fisso le percussioni; vicino al tizio che rulla sul rullante c’è un signore dello smoking sembra un cassiere delle poste sudato nell’abito della festa; sulle prime penso che sia il giratore delle pagine del rullantista, che sfoggia occhiali a specchio e pare avere difficoltà di vista.

Ma al penultimo valzer, che si intitola qualcosa tipo Keine gegenstaende aus den fenster werfen zum Blau Donau, mette le mani davanti alla bocca e comincia a fare il verso della cinciallegra nana, tipo quello che un tempo facevano i venditori di palloncini per richiamare i bambini all’acquisto.

Io immagino la ricevuta con ritenuta d’acconto del tizio con causale "per fischiata di cinciallegra nel valzer di Strauss", e poi il direttore d’orchestra che dice al primo violino se gli accaparra un fischiatore.

Comunque l’esperienza, acquistato un loden e una dentiera di seconda mano, può essere divertente; mi rimangono come sempre alcuni dubbi:

perché le due signore davanti a me se ne sono andate dopo la Pastorale?
Per quale cazzo di motivo due file davanti c’era un tizio che per tutto il tempo ha picchiettato con la pennuccia sul palmare?
Cosa c’è scritto sul pentagramma del suonatore di piatti, le note o bsch bsch bsch?
L’arpia è una donna poco avvenente che cerca di riscattarsi suonando l’arpa?

Nessun commento:

Posta un commento