13/06/2005
MI SI CONSENTA UNA RIFLESSIONE
In linea di massima il referendum è perso.
Aspettiamoci ora giorni di "l'istituto referendario è in crisi", "nessuno strumentalizzi il risultato", "non era un referendum pro o contro berlusconi", "adesso bisogna trarne le conseguenze politiche".
Bene, la democrazia è così: Torquemada ispira una legge a buttiglione, buttiglione ne parla con ruini e con altri vecchi vestiti da femmina, si fa una legge che in fondo ha dei lati positivi, tipo quello di incentivare il turismo verso i paesi vicini. Si raccolgono delle firme, un idiota che spero venga cancellato dalla faccia della terra, fatto di cicoria, annuncia che non andrà a votare; si va a votare e non si raggiunge il quorum.
Chi mi conosce sa che sono stato un attivista delle assemblee di istituto, uno svogliato giovane comunista, un favolso parlatore di concioni tra amici, nelle brevi pause tra i discorsi sulle femmine e quelli sul pallone, senza se , né ma, sempre e comunque di sinistra.
Chi mi conosce sa pure che sono agnostico, che quando entro in una chiesa, ancorché per turismo, rischio che una mano compaia dall'altare e mi fulmini in uno zot!, che credo, come dice Woody Allen, nel sesso e nel decesso (e quindi ormai, solo nel decesso).
Chi mi conosce sa che ho fatto politica in maniera strana, in un partito che è il partito di famiglia e non il mio, per fortuna a sinistra e che ho fatto il consigliere comunale per quattro anni facendo dei bellissimi interventi nelle sessioni di bilancio e delle bellissime dormite nelle altre sedute; sa anche che a settembre ho rinunciato a tornare nell'agone del consiglio comunale, arroccandomi in un organo tecnico dove penso di riuscire a fare un po' più di casino, rispetto a slogarmi la spalla a forza di votare seguendo gli ordini della coalizione.
Quindi, sono di sinistra, ma comunque faccio compromessi; mi impegno, ma faccio campagna elettorale a tempo perso e quasi esclusivamente per telefono.
Però ho qualche convinzione: quando non voto per me stesso o per qualche mio familiare, voto donne, perché sono meno corruttibili e meno inclini a compromessi; se ci fossero state più donne in parlamento, Torquemada non avrebbe fatto manco mezza legge 40.
Credo che non bisogni mai lamentarsi del cattivo comportamento dei politici: "quelli decidono tutto loro", "sono tutti uguali".
Perché in quella cazzo di cabina, l'elettore medio non capisce che la sua matita è un'arma? Perché non capisce che se il voto si basa su amicizia, favori, clientelismo, il prodotto non può essere altro che una massa di Remo Gaspari, di Vito e così via? Perché non capisce che se decide in base all'ultimo favore ricevuto, NON ha, ripeto NON ha, alcun diritto di lamentarsi del traffico, della sanità che non funziona, della poca sicurezza e così via.
La legge 40 è una legge prodotto di un governo fallimentare, di politici maschilisti e zerbini verso i vescovi; il governo berlusconi è paragonabile ad un lunghissimo patetico governo balneare di pentapartito, con l'aggravante delle inquietanti macchiette del Ku Klux Klan padano, che pretendono di continuare a fare funzionare l'economia italiana (rectius, lombardo-veneta) a colpi di svalutazione e protezionismo.
Ebbene, noi cosa possiamo proporgli contro? Er cicoria? Due occhi azzurri specchi del nulla? La lite continua? Gente che ha fatto la bicamerale o che in cinque anni non si è sognata di scribacchiare una legge sul conflitto di interessi?
E quindi, io dico, riprendiamoci la politica, ripartiamo con i girotondi, facciamo le primarie per i candidati; proviamo a far schiodare i troppi privilegiati dalle segreterie; facciamogli capire che c'è troppa gente che non arriva veramente a fine mese e altri che per evitare di vergognarsi, vive al di sopra delle proprie possibilità. Tassiamo i ricchi per distribuire ai poveri; togliamoci da sotto lo schiaffo medievalista di nazinger e delle sue tonache brune.
Proviamoci: c'è un anno. Non accontentiamoci di riuscire a mandare via berlusconi, altrimenti faremo la fine di Kerry.
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