10/09/2007
LA LEGGE INTESTATA A UN MORTO
C'è in giro un'enorme polemica sul fatto che Beppe Grillo nel V-day avrebbe offeso Marco Biagi con un video.
stefanopz, che riporta fedelmente i fatti e le circostanze, vi offre il link (http://tv.repubblica.it/multimedia/home/1121696) cosicché voi possiate, da gente con la testolina sulle spalle che siete, giudicare da soli cosa ci possa essere di offensivo in un minuto e quarantasei di attacco alle legge Biagi come strumento in mano alle aziende per creare una generazione di precari senza speranza.
Ma la verità, triste, è un'altra.
Questa verità mi ricorda tutte le volte che vengono accusati di antisemitismo coloro che criticano l'operato (sovente più che criticabile, come l'ultima, inutile e cruenta, guerra contro il Libano) dello stato di Israele.
Se Israele sbaglia, ciò va fatto notare; e per questo non si è filopalestinesi (anche se la tentazione di esserlo tout court è tanta) né antisemiti.
Ebbene la genialata di marketing al contrario l'ha avuta silvio b.: ha intestato la legge sulla flessibità nel mercato del lavoro a un morto.
E non a un morto qualasiasi, ma ad un mite professore universitario ammazzato dalle BR. Ammazzato dalle BR, non lo si dimentichi, perché il governo di silvio b. gli aveva negato la scorta; Scajola, qualcuno forse l'ha dimenticato, ma io no, si è dovuto dimettere da ministro degli interni perché, ubriaco, su un aereo, diceva ai giornalisti quanto rompeva le palle Biagi con la storia della scorta.
E allora, chi attacca la legge Biagi infanga la memoria del professor Biagi.
E' una cazzata.
E' una cazzata enorme: una legge può essere giusta o sbagliata e criticarla è un diritto in democrazia.
Se applicando una legge dello Stato, si crea precariato, si mina il futuro di una generazione, la legge è sbagliata; anche se chi l'ha ispirata è morto ammazzato dalle BR.
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