martedì 24 gennaio 2012

10/01/2008
LA CASTA E I CASTORI

Io non ho scritto La Casta, ma come molti sanno, quando sono nato papàpz era già consigliere comunale di questa città e la sua carriera politica è culminata in tre anni di matto e disperatissimo incarico da assessore regionale.
Al termine del suo incarico, il suo autista gli fece un regalo enorme, e cioè un quadro che costava almeno tre o quattro stipendi.
Papàpz commosso chiede all'autista il perché di un regalo così grande.
E l'autista: "Assessò, sei stato er primo assessore che j'ho fatto da autista e lo annavo a prenne la matina a casa alle otto pe' portallo alla Reggione e poi 'o riportavo la sera a casa. Niente inaugurazzioni, niente pranzi strani, niente de niente".

Oggi ragionavo proprio di questo. Papàpz nel suo piccolo, con molto sforzo, ha tentato di fare una cosa che raramente i politici fanno: ha cercato di amministrare.

Il problema è tutto lì: l'obiettivo del politico non è amministrare, ma mantenere la sua posizione di potere. La gara infatti non è a chi agisce meglio, chi gestisce meglio la cosa pubblica, ma chi ha più voti, chi porta più voti, chi ha più tessere.

Due sono i corollari a questa verità di fede.
Il primo è che la legge-vergogna-porcata di calderoli ha impedito ai cittadini, non dico di scegliersi il proprio deputato o il proprio senatore, ma almeno quel collegamento col territorio indispensabile.
Mi spiego: quando silvio b. ha vinto le elezioni nel 2001, qui è stato eletto senatore un tale mauro cutrufo. Questo figuro ha presentato due leggi: una per cercare di eliminare dalle mense i piatti che comportavano l'obesità (e lui pesava 150 chili e quindi era informato sui fatti...) e uno sui porti turistici.
Ora la provincia che l'ha eletto ha un paio di laghi - dei miserandi relitti tettonici - e un paio di fiumi un po' troppo schiumosi: costruire un porto sul fiume Sacco appariva quindi una proposta invero un po' peregrina.
Potete immaginare il gioioso apprezzamento che la popolazione locale nutriva nei confronti del losco figuro.
La conclusione del corollario numero 1 è che purtroppo non possiamo nemmeno incazzarci con noi stessi per aver mandato dei rammolliti sferici a reppresentarci, perché i 1000 e passa parlamentari li hanno scelti i partiti (e, non so l'avete notato, ma le liste bloccate e imposte dall'alto, senza preferenza, sono state previste anche nelle primarie del partito democratico, altro che democrazia...).

Il secondo corollario è quello dei castori. No, ovviamente non i simpatici ed operosi roditori, ma coloro che della casta fanno parte. La mentalità italica è banale: quando si osserva da fuori un fenomeno, i politici, ad esempio, tutti a gridare, strepitare: i politici sono tutti ladri; vogliono solo privilegi; viaggi gratis, coca gratis, squillo gratis.
Ma la mia esperienza di castori dice pure un'altra cosa: appena un "cittadino" diventa politico, si dimentica immediatamente di tutto quanto detto e comincia a comportarsi esattamente come i castori.
E che io so' fesso? E' il quesito che si pone immediatamente il neoeletto. Come a parole tutti vogliamo strade pulite, monnezza ritirata, forze dell'ordine efficienti e ospedali alla dottoraus, poi nessuno che si esima dal cercare di non pagare una lira di tasse, che sono bellissime, come dice TPS, proprio perché servono per la cosa comune.
E, per lo stesso principio, appena qualcuno entra in un consiglio circoscrizionale, comunale, di amministrazione, e così via, immediatamente pensa a mantenere la sua posizione di potere e di godere la sua fetta di privilegi.
A partire dai più meschini, tipo entrare gratis alle partite (due biglietti gratis per le partite in casa del Napoli per tutti i consiglieri comunali di tutti i partiti del comune di Napoli) o biglietti o abbonamenti omaggio per le stagioni teatrli comunali, fino a firmare per aver partecipato a commissioni mai tenutesi al solo fine di prendersi il gettone, ai telefonini.
E, vi giuro su un litro di chinotto Neri, non esiste colore. Il colore della casta è il colore dei soldi.

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