lunedì 23 gennaio 2012

07/03/2007

VOLEVO FARE UN POST ETC ETC, PARTE SECONDA

C'è una vecchia battuta che fa più o meno così. "Mamma mamma aiuto non ci voglio andare a fare gli esami, non ci voglio andare a fare gli esami". E la mamma "Fai meno lo scemo, hai 40 anni e fai il commissario".

Ecco, non mi comportavo così; per me la correzione dei compiti fu una mezza festa. Al primo compito leggo un incredibile errore di ortografia e prendo la penna rossa e mi metto a correggere. Il presidente lancia un urlo lancinante: "Non si scrive niente sui compiti!!!". Io mi faccio (cosa per me assurda) piccolo piccolo, ma del resto sono il commissario di Otaa, per cui...
Tra i privatisti c'era un signora sulla trentina che faceva l'insegnante nella stessa scuola (era andata a scuola di conflitto di interessi dal berlusca, maybe...) e che doveva prendere quella maturità per fare punteggio. Io prendo il suo compito per correggerlo; cominciava così: "L'impresa alberghiera è un azienda". Io prendo e le metto 4 e mezzo; poi leggo il tema.

Purtroppo, come ho già detto, Otaa era a quegli esami una materia solo scritta; all'orale la materia che ci andava più vicina era Tapo, e cioè Tecnica amministrativa pratica operativa, ma sinceramente il commissario di Tapo mi sembrava a livello della sua collega del 4 e mezzo...

Devo dire però che il fatto che fosse un alberghiero comportava che i tentativi di captatio benevolentiae dei mebri interni e del preside erano basati su vassoi stracolmi di tramezzini, su trionfi di vol au vent, su torte dalle più variegate farciture e il mio profilo, allora ellissoidale, cominciò a tendere verso il krapfenoidale.

Manca solo il profilo torbido; c'erano quell'anno in quella scuola due commissioni. Nell'altra la presidente veniva da un paesino qui vicino ed era preside in un professionale e anche il commissario di italiano era di queste parti; un giorno mi chiedono un passaggio e io li scarrozzo allegramente con la mia Seat Ibiza. Parliamo del più e del meno in maniera abbastanza tranquilla e a una ventina di chilometri dall'uscita il commissario di italiano comincia a sonnecchiare. Alla prima russata ce la ridiamo e lo svegliamo.

Il giorno dopo i due mi chiedono di nuovo un passaggio. Si ripete la scena del giorno prima e a venti cilometri dall'uscita il commissario di italiano si assopisce; dopo qualche chiacchiera a voce più bassa scende un silenzio tranquillo nell'auto.
A un certo punto la presidente si volta verso il finestrino e guarda fuori; poi muove la mano sinistra verso la mia nuca e comincia a fare coi miei capelli il movimenti che faceva Nicoletta Braschi a Johnny Stecchino, che riduceva il povero Johnny alla consistenza di un polipo e alla forza di volontà di Bondi davanti a silvio b..

Un brivido parte dal cervelletto e raggiunge alcune zone remote del mio corpo, tra cui non escluderei l'epistrofeo e il metacarpo.

Poi, dopo un tempo di 10 o 15 secondi, la preside/nte si volta verso di me e con la faccia a metà tra lo spaventato e il contrito fa: "Scusa, scusa; ero sovrappensiero. Sai, è una cosa che faccio sempre a mio marito quando guida".

Sul sedile di dietro il commissario di italiano emette un grugnito animalesco.
E' l'unico rumore che rompe il silenzio fino all'arrivo.

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