06/08/2005
L'ANNO DEL GIORNO VERDE
L'anno è davvero finito.
Io sono uno di quelli che vanno ad anni scolastici e non ad anni solari; i buoni propositi li faccio ad agosto e li rinnego a settembre.
Beh, uno straccio di bilancio di quest'anno bisognerà farlo. Chi mi conosce sa che è stato davvero epocale, ma in fondo non è questo il problema.
Ma, vi prego, ridate uno sguardo al titolo. Non vi sembra il titolo di uno di quei film vietnamiti che vince il gran premio della giuria a Cannes?
Ebbene, la verità è che sono sei mesi che in via pratica non sento quasi altro che i Green Day.
Le cose che mi piacciono dei Green Day sono:
le canzoni sono semplici semplici e dirette
tutte le volte che metto l'ultimo cd mi vengono i brividi alla schitarrata finale di Boulevard of broken dreams, agli assoli di Letterbomb e di Wake me up when september ends, e un pezzo del medley che è la traccia 2, quando dice I don't feel any shame I won't apologize
in Holiday il testo dice Zieg hail to the president gazman, il che mi pare abbastanza espressivo
il batterista (pseudonimo Tré Cool) si chiama Frank Edwin Wright III, che mi sembra il nome di uno che è già ricco di suo
quando su Mtv hanno fatto il making of del video di American idiot, il bassista ha detto: abbiamo scelto lui come regista del video perchè abbiamo fatto un album davvero cazzuto e ci serviva uno davvero cazzuto. Viva la sincerità
sono uno di quei gruppi dove c'è scritto che le musiche sono del gruppo, tranne rare eccezioni, come dovrebbero fare tre che si vogliono bene
quando fanno i concerti Billy Ray Armstrong, il cantante e chitarrista, canta e basta e appare sul palco il quarto Green Day, un chitarrista che sembra uno attempatello, che jel'ammolla alla grande e che sta praticamente immobile a schitarrare, senza che se lo fili nessuno. Nel video di Wake me up when september ends finalmente appare pure lui
se sbirciate nei supermercati o nelle edicole i giornali per ragazze, Ragazza in, Cioè e cose simili (e so che lo fate, depravati), ebbene stanno sulle prime pagine di tutti questi giornaletti. Chissà se le mamme delle nostre simpatiche adoloscenti a vita bassa sanno che il disco comincia con :
Non voglio essere un idiota americano
Non voglio una nazione controllata dai nuovi media
E riesci a sentire il suono dell'isteria?
La subliminale fottuta America
Saluti a tutti; il blog torna a settembre.
E come sempre: se son rose, appassiranno.
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