sabato 21 gennaio 2012

03/09/2004
L'ASMA E LA VENDETTA

Un commento di mio cugggino alla mia sfida a distanza con Bartoletti e un post di mafalda da cui ho arguito che (ledo la praivasi) anche suo fratello ne ha sofferto, mi fanno pensare all'asma e alla vendetta.
Il titolo assomiglia ad un racconto di Achille Campanile, che ho letto in età prepuberale, che si intititolava "Gli asparagi e l'immortalità dell'anima" in cui il mitico Achille dopo trenta pagine concludeva dicendo che tra asparagi e immortalità dell'anima non c'è alcuna relazione (anche se una volta una frittata di asparagi fatta da mia nonna si rivelò una delle scarse prove dell'esistenza di dio).
Comunque ho avuto l'asma: la prima crisi risale al mio quarto compleanno (e qui mi dovrebbe ringraziare mia cognata che quando il suo secondo figlio aveva tre anni mi disse "mah, di sintomi dell'asma non ne ha, nonostante abbia preso molte cose dallo zio"; al che io ho risposto "la mia prima crisi l'ho avuto il giorno del mio quarto compleanno". Risultato: mio nipote ha avuto la prima crisi d'asma il giorno del quarto compleanno o giù di lì).
L'ultima crisi il giorno del mio quattordicesimo compleanno.

Dieci anni belli tondi.

Ho fatto i test allergometrici da un luminare, quando la parola allergometrico faceva dipingere sui volti la stessa espressione che ha silvio b. quando gli dicono la parola democrazia.
Il luminare, negli anni 70, si faceva dare 100.000 lire a visita e dubito che avesse un bollettario delle ricevute.

Insomma la mia asma dovette essere curata, secondo le conoscenze di allora, tramite vaccino: e così mi sono inoculato (o mi hanno inoculato, la parola in ogni caso mi sembra arrischiata) tre belle inframuscolo alla settimana.

Per vari anni, quando d'estate portavo le mie corpulente membra al mare, venivo dispensato dall'appuntamento trisettimanale con le punture.

Un anno, non so perché, mi dicono che mi avrebbero dovuto bucare una volta alla settimana.
Troviamo, non so dopo quale aspra selezione, un medico nella ridente cittadina marittima e mi reco a farmi bucherellare, con l'allegra consapevolezza di chi ha esperienza pluriennale nell'inframuscolo.

Il maledetto bastardo no.
Lui non fa una rapida inserzione dell'ago e un'inoculazione altresì rapida, lasciando un lieve e passeggero pizzicorio.

Lui infila l'ago e poi crea una bolla (penso che al nord dicano bugnone) di tre centimetri di diametro, piena di aria e vaccino, dopo di che, in mezzo alle mie urla inumane (le mie urla per la verità raramente sono umane) picchietta con il dito per agevolare un dolorosissimo assorbimento della bolla-bugnone.
Io comprendo una volta per tutte il significato dell'espressione "dito nella piaga".

Gli ho mandato alcune maledizioni più violente della mia vita:
- ti potessero stuprare sei portuali iperdotati appena atterrati dopo otto mesi di navigazione
- ti potessero dissezionare, bruciare i resti e poi disperderli in una fogna di Calcutta
- ti potessero iscrivere a Forza Italia.

Ma no, la mia vendetta arrivò, perché la giustizia fa sempre il suo corso.

Un anno dopo la foto sul giornale:
"Arrestato il dottor x. Accusato di eseguire aborti clandestini".
In galera. Tesserino dell'ordine dei Medici del valore pari a una banconota da seimila lire.
Mi guarda da quella foto con gli occhi di chi vorrebbe chiedere scusa.
Lo vorrei perdonare, ma sul mio braccio destro, quando non è abbronzato, vicino all'antivaiolosa, ancora oggi si vedono dei cerchietti, la sua firma indelebile sulla mia pelle.

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