lunedì 23 gennaio 2012

02/10/2006

Dato che ci sono, con una dedica speciale a Mata63, la recensione che uscirà sul primo numero de Il Cartaceo, spina nel fianco prossima ventura del panorama della mia ridente cittadina

Il cacciatore di aquiloni

Nell’ultimo anno ho letto bei libri, come Caos Calmo di Veronesi e quasi tutti quelli di Perissinotto e libri meno belli; altri mi hanno lasciato inquietudine come La possibilità di un’isola di Houllebecq, altri, come i gialli di Henning Mankell, mi hanno fatto tanta compagnia.
Pompa il volume vorrebbe essere una rubrichetta di recensioni, per cui preferisco parlare di un libro letto di recente, anzi, per la precisione, iniziato la notte tra il 19 e il 20 agosto e finito il 22 agosto.

Trattasi de Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, Piemme Editore, 394 pagine in brossura, prezzo di copertina Euro 17,50 (e quindi 4 centesimi e 44 per pagina), acquistabile su Internetbookshop a Euro 14,00, ma se comprate solo questo libro lo sconto è inferiore alle spese di spedizione e quindi vi solano.

Il libro è uscito nel 2004, e quindi è arrivato ad essere uno dei libri più venduti in un paio d’anni, con il più classico dei passaparola.
Il cacciatore di aquiloni è assolutamente da leggere; non è un’epopea, come qualche esagerato ha provato a dire, ma è un romanzo solido, con una bella storia, che parla di valori universali, come l’amicizia, l’attaccamento alla terra, l’amore filiale.

Se si eccettuano un paio di colpi di scena da soap-opera, che però sono di servizio alla narrazione, la storia è semplice ma non banale: il protagonista è un bambino afghano, figlio di un ricco commerciante; il suo più caro amico è il figlio del servo, analfabeta, ma indomito cacciatore di aquiloni. Il protagonista si sente inadeguato rispetto ad un padre enorme e di carattere forte e indomito, ma anche rispetto all’amicizia pura e totale del figlio del servo.

E la vita lo porrà di fronte alla necessità del riscatto, quando la storia, gli eventi, cambieranno per sempre la sua vita e quella dell’intero Afghanistan.



Io adoro le location, e quindi se un romanzo mi piace mi vado a vedere le cartine per guardare dove i sono i posti che l’autore cita: qui in fondo protagonista è Kabul e i suoi ultimi terrificanti trenta anni; persino la parte del romanzo che si svolge in California sembra essere l’eco di un vicolo di Kabul.

Io l’ho letto su una sdraio con il mare davanti, ma quando il protagonista resta in casa per le vacanze invernali, quando la troppa neve non consente di andare a scuola, mi sono venuti i brividi; ma non posso escludere, dato che il luccicone avanzava e il magone si faceva strada nella gola, che fossero certe pagine de Il cacciatore di aquiloni a commuovere, a far pensare, da libro sui valori universali, all’Amico perfetto, a quell’amico che tutti abbiamo avuto e che non chiamiamo e non vediamo da troppo e maledetto tempo.

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