lunedì 23 gennaio 2012

02/05/2007
GENERAZIONE MAI

Questo è, incredibilmente, un post sociologico. Se ne sconsiglia la lettura a un pubblico ridanciano e a chiunque utilizzi la k al posto del ch negli sms

Io sono figlio del baby-boom.
Negli anni sessanta i nostri genitori si sono convinti che ormai era stata raggiunta una tranquillità tale da poter far ripartire le nascite.
Chiunque abbia fatto le elementari alla fine degli anni sessanta o negli anni settanta, ricorda perfettamente che i loro compagni di classe figli unici erano mosche bianche, spesso guardati con fastidio, perché avevano nelle nostre immaginazioni di bambini erano principini o principessine che non dividere pane e nutella e le macchinine con nessun altro.

I baby-boomers crescono e nel liceo classico della mia città accanto alle classiche tre sezioni, nascono una D e una E. I baby-boomers arrivano all’università ed il loro arrivo combacia anche con l’apertura di università in posti che fino a qualche decennio prima avevano a malapena gli istituti di istruzione superiore.

I baby-boomers arrivano sul mercato del lavoro.
E qui devo fare la prima digressione personale. Nel 93 venne privatizzata l’Ina, che allora era con le Generali la più grande assicurazione italiana.
Per curare la parte internazionale della privatizzazione arrivano a Roma, dalle parti della società di revisione in cui lavoravo (meglio non fare nomi…), alcuni manager provenienti dai più svariati posti del mondo.
Vengono a lavorare nella stanza accanto alla mia e ricordo ancora i nomi: James McK., scozzese, che parlava italiano discretamente, ma diceva le parolacce in spagnolo benissimo; Peter R., americano, con un accento discreto, ma con un’intonazione un po’ femminea; Milena R., friulo-australiana, noti per i suoi proverbiali rutti dopo pranzo; Piera S., con il suo italo-calabrese e il fatto di dare del tu a tutti, compreso il presidente dell’Ina e Rosemary F., che arrivò da New York in tuta ginnica e con un’acconciatura approssimativa, tanto che chi vi scrive la scambiò per una pony express di TorPignattara.

Bene, la caratteristica di questi ragazzi, oltre ad essere italo- qualcosa o di spiccicare qualcosa di italiano, era che erano tutti dirigenti. Dirigenti con contratto e guadagno da dirigenti: e avevano tutti dai 26 ai 29 anni. Tutti.
Il motivo era banale: la laurea in accountancy nei paesi anglosassoni si prende attorno ai 22 anni; si entra in società di revisione e in cinque anni si diventa dirigenti-dirigenti.
Da noi, la laurea in economia e commercio (con l’ovvia eccezione dello scrivente, in possesso di laurea praecox), si prende attorno ai 27-28 anni, si bivacca in casa fino ai 30 e si raggiunge la dirigenza attorno ai 45. Devo dire comunque che in società di revisione, fino agli anni 80, attorno ai 32-35 si arrivava alla dirigenza o addirittura alla partnership, ma con l’arrivo dei baby-boomers anche la carriera rapida è diventata un sogno.

Ecco, nei paesi angolsassoni si lavora ai livelli più eccelsi fino ai 45, massimo ai 50, poi si va a giocare a golf o a svernare in Florida.

In Italia noi baby-boomers siamo arrivati nel mondo del lavoro tutti insieme e abbiamo trovato tutti i posti occupati: i concorsi per la scuola che si sono fermati per 10 anni; mucchi di laureati che arrivano nelle aziende e trovano solo posti subordinati a diplomati che con anni di esperienza accumulati, sono in via pratica irraggiungibili; professioni bloccate dall’ereditarietà; carriera universitaria esclusivamente baronale.
E poi… e poi siamo tantissimi, tantissimi e con scolarità elevata; siamo entrati a malapena nel mondo del lavoro, spessissimo con posizioni inferiori rispetto a quelle dei nostri genitori e a quelli nati dopo di noi, negli anni 70 e negli anni 80, abbiamo lasciato liberi i posti peggiori, precariato e call-center..

Ma c’è un altro problema. Dal sito di Ivan Scalfarotto ritraggo che nel 2006, l’età media del governo era la seguente:

Età media del governo: 55,65

Ministri con età ricompresa tra i 60 anni e i 70 anni: 5
Ministri con età ricompresa tra i 50 anni e i 60 anni: 15
Ministri con età ricompresa tra i 40 anni e i 50 anni: 6
Ministri con età ricompresa tra i 30 anni e i 40 anni: 0

Prodi contro silvio b. è stata una sfida tra settantenni; i delfini, veltroni, casini e fini, tutti fantastici cinquantenni, veleggiano ormai verso i 60.
Baby-boomers? La pivetti era diventata presidente della camera a 31 anni, ma adesso sbarca il lunario in programmi sado-maso-trash: senza bossi non esisteva, semplicemente.
Enrico Letta ha ereditato dallo zio il posto di sottosegretario alla presidenza del consiglio, ma sembra avere uno splendido avvenire dietro le spalle.
E poi? La Melandri? E chi altro?
Queste meravigliose pantere grige in salute non hanno nessuna intenzione di levare le tende, in politica come nelle aziende.

Un’ultima tristissima riflessione: non solo siamo in posizione economica e lavorativa inferiore rispetto ai nostri genitori, che continuano a farci da ammortizzatori sociali, ma pretendiamo un tenore di vita maggiore.
E così, come diceva un amico rafagano, invece di falce e martello, lo stemma della generazione attuale è il bollettino di rimborso del prestito della finanziaria.
Siamo nati perché i nostri genitori avevano finalmente fiducia nel futuro; la prossima ventura generazione di figli unici che stanno nascendo, dovrà sopportare un insopportabile peso di una massa di vecchi bavosi e insoddisfatti che pretendono tutti i mesi di percepire le pensioni.
Non c’è più spazio; forse lo spazio lo riavranno i nostri figli, Inps permettendo.
Alcune generazioni hanno costruito, altre hanno distrutto.
La mia opinione è che non avremo mai la possibilità né di costruire, né di distruggere.
Noi siamo la generazione mai.

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