02/02/2008
UN MODO PER FESTEGGIARE LA CORTE EUROPEA...
che, giustamente, richiama il governo italiano, obbligandolo a concedere le licenze a Italia 7 (in luogo di Rete 4...ma cazzo, toghe rosse pure in Europa) è capitato, quasi per caso, a me ieri sera.
Ieri sera aveva, forse per colpa dei dobloni di tonno Findus, un retrogusto in bocca di melma misto a caramella mou.
Zappo qua e là e mi rifugio nel tg di sky dove c'è l'intervista a Nanni Moretti per Caos Calmo; ma quando l'ho vista tre volte penso che forse è il caso di andare a dormire presto in modo da poter dedicare con freschezza il sabato mattina alla migliore scelta dell'11 di fantacalcio.
Quando zappettando zappettando finisco su La7 e c'è lui:
Sta parlando di una squadra di rugby, negli anni 70, fatta da comunisti.
Nel bulgaro, terribile, beghino Veneto bianco degli anni 70, quando la DC stava attorno al 50% e i preti la domenica all'omelia dicevano chi bisognava votare.
Essere comunisti in quel Veneto è un po' come esserlo adesso, quando quelli che si facevano dare le preferenze dal prete, adesso girano in Q7, hanno il capannone pieno di immigrati che lavorano in mero e poi votano gentilini (che vada un pensiero commosso a Igor.Tv).
Paolini sta dicendo che il rugby sta al calcio come la prima guerra mondiale sta alla seconda: la guerra di trincea invece della guerra dei blitz. Un gioco dove l'unico scopo è conquistare terra andando avanti, ma si può passare soltanto all'indietro.
Io mando immediatamente sms al paracarro, con la speranza che lo giri al signor G., a Mr Cardinal, a Armando; trenta secondi e sotto tutti lì, davanti a Paolini. Mi rispondono, felici.
Mr Cardinal non mi risponde, ma la sua giustificazione è fuori classifica: sta partendo per Dublino, per andare a vedere Irlanda - Italia del 6 nazioni. Lui è andato oltre.
Ma il rugby è, ovviamente, una scusa: una scusa per parlare del 74, del 75, delle bombe a piazza della Loggia, di Ramelli, fascista sprangato sotto casa da comunisti vigliacchi, di un bar, dell'infinita fangosa meravigliosa e inutile provincia italiana.
E a me, non so perché, mi viene in mente Manzoni, il 5 maggio.
Manzoni dice che c'è un dio che atterra e suscita, che affanna e che consola.
Io penso che tre ore, senza pubblicità, di un attore, accompagnato da uno con la chitarra (che suona, tanto per dire Guns of Brixton dei Clash e Innocent when you dream di Tom Waits) e di un fiume (un canale, un campo pieno di fango) di parole, sono la dimostrazione che ogni tanto la tv può essere sogno e speranza, vita e morte, politica e amore.
Lui, Marco Paolini, l'uomo del Vajont, è un uomo.
Un uomo che atterra e suscita, che affanna e che consola.
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