sabato 21 gennaio 2012

GLI AMANTI SENZA PONT-NEUF - REPRISE


Qualche tempo fa ho scritto un raccontino che si chiamava La vita degli altri; qualora possa interessare il link è: http://iraccontidistefanopz.splinder.com/1091510798#2675416 .

L'idea me l'aveva data la mia amica Fede: è la storia di una ragazza che sente i dialoghi tra estranei, qualche battuta e da lì immagina le loro vite, quello che succederà un'ora dopo o quello che è successo un'ora prima del dialogo ascoltato.

E' tanto che voglio parlare di due persone che incontro quasi tutte le mattine nella pasticceria dove faccio colazione, un angolo di Napoli a un'ora e mezza dal golfo.
Lui è poco sopra i quaranta, la fronte alta e i capelli che si stanno piano piano trasformando in un inizio di riporto. Ha sempre le scarpe alla ultima moda, sia d'estate che d'inverno.
Lei ha l'aria seria seria da maestra preoccupata e quando parla corruga la fronte come la mamma che spiega ad un figlio piccolo un concetto complicato.

Arrivano su due macchine diverse, tutte e due grigie: lui una Mercedes station wagon, lei una Hunday coupé.
Prendono i cappuccini e parlano; sorridono molto raramente; non si sfiorano, si guardano, ma gli occhi restano normali, non brillano.

Oggi pioveva e sono usciti insieme, sotto un solo ombrello e per la prima volta ho visto un gesto di confidenza: lui le ha messo la mano sulla spalla, anche se sembrava più per ripararla dall'acqua che per affetto.
Lui l'ho visto un sabato sera con altre cinque persone e l'idea che ho avuto era quella di tre coppie; ma nessuna delle tre donne era quella della colazione.

Si salutano con sobrietà tutte le mattine; poi ognuno sale sulla sua macchina e se ne va.

Ecco, li guardo e ripenso al mio racconto, alle loro vite, che so, ai messaggi che magari si mandano sul cellulare, ai giorni che, forse, sono costretti a passare lontani l'uno dall'altra; non mi danno l'idea di essere felici. Mi danno l'idea che quei cappuccini la mattina forse sono l'unico momento sereno in giornate che per il resto sono grigie, come le due macchine che, separate, se ne vanno via.

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Questo scrivevo a febbraio degli amanti senza pont-neuf. Ebbene vi devo dare qualche aggiornamento, perché stamattina a fare colazione lì eravamo solo noi tre, io e i due di cui sopra.
Innanzitutto la Mercedes di lui non è station wagon; ecco magari nella storia è un particolare, ma per la precisione è grigia sì, ma non è station wagon.

Qualche domenica fa ho visto lui alla partita, vestito da come è vestito un fighetto alla domenica, però come me ai Distinti e non in Tribuna; dato che è un tipo precisino, aveva il cuscinetto coi colori sociali per evitare il contatto diretto tra il cemento della gradinata e il pantalone di marca.
E poi ieri l'ho visto alla Villa; è sposato, inequivocabilmente sposato, e ieri, trascinandosi dietro alla moglie bassina e alla figlia in età di scuola media, aveva montato la classica faccia da marito al supermercato il sabato sera.

Mentre guardavo lo sguardo da reduce del Vietnam e il passo da ergastolano a Rebibbia, sapevo cosa pensava dentro la testa, sotto il riporto: alla donna della pasticceria, ai suoi capelli alla Anna Tatangelo, ai non-sorrisi, a quanto sia dolce la mattina quel latte macchiato.

Ma adesso mi sto perdendo nel gossip; perché tutti i venerdì mattina, sempre nella stessa pasticceria, appare un mio collega, sposato-unafiglia, tutti i venerdì mattina con una moracchiona dotata di un fisico da urlo; anche lei, ovviamente, sposata-unfiglio.

Ora, quell’aura di tristezza che le colazioni clandestine fanno prima o poi emergere, cede il passo ad una riflessione più terra terra: ma io perché in quella pasticceria ci continuo a andare solo come un cane?

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