giovedì 19 gennaio 2012

DI BATTAGLIN racconto non troppo serio di Stefanopz
La Nazionale (e a volte il Frosinone) e’ un caso a se’; io a catalogare i convocati in nazionale (in base alla regione di provenienza; in base alla squadra di provenienza; in base all’aliquota fiscale di competenza, ma questa e’ facile perche’ quella marginale e’ la piu’ alta) mi ci addormento, altro che pecorelle.
Cio’ precisato, io ho avuto nella mia vita un solo grande idolo: Battaglin. La storia e’ un po’ complessa e nasce dal Giro del 75, quello che fini’ allo Stelvio, con Bertoglio ed uno scalatore spagnolo, mi sembra Galdos, che erano primo e secondo in classifica, che arrivarono insieme. E vinse Bertoglio. Bertoglio era della Jolly Ceramica e, oltre a lui, c’era Battaglin.
Battaglin aveva la tipica faccia degli anni settanta.
Era magro, con le guance scavate, i capelli quasi fino alle spalle, ma compatti, e con la riga da un lato e due basettoni. Battaglin aveva la faccia da scalatore a cento metri dal gran premio della montagna e soffriva di bronchite. Battaglin lo chiamavano “furetto”, ma sinceramente non so perche’. Nel 1979 fa un’annatona, un ottimo Giro ed arriva in piena forma al Mondiale. Il Mondiale si teneva la prima domenica di settembre e devo dire che a me il Mondiale di ciclismo ha sempre messo malinconia, perche’ normalmente la domenica del Mondiale di ciclismo si ripartiva dal mare e le vacanze erano finite.
Il Mondiale si fa in Olanda, a Valkenburg, e Giovanni Battaglin azzecca la fuga giusta.
Insieme a lui un sette-otto corridori, tra cui l’occhialuto Jan Raas ed il tombeur de femmes tedesco Dietrich Thurau. Io, tredici anni, sto a casa di Marco, un mio amico del mare, insieme a Fabio, e, in silenzio e soffrendo, sospingo Battaglin nella sua azione. Si arriva allo sprint e ai cinquecento quel bastardo di Thurau sta evidentemente tirando la volata all'occhialuto idolo di casa. Ai trecento sembra che avvenga il miracolo: leggero come una piuma, ma impetuoso come una tormenta, il ciuffo anni settanta di Battaglin risale il gruppetto ed e’ evidente che infilera’ tutti in tromba e andra’ a bearsi dell’iride.
Invece, quel bastardo maledetto di crucco mangiacrauti a ufo di Dietrich Thurau, che gli venga un coccolone mentre scrivo il suo nome, scarta di lato proprio mentre il Furetto lo sta infilando, lo butta per terra e porta Raas, l’occhialuto puttaniere mangiamargarina a ufo, a vincere ingiustamente il Mondiale che era ormai di Battaglin.
Puttana di un’olandesina, potesse cascare la mongolfiera della Mira Lanza. Battaglin risale sulla bicicletta, lacrime agli occhi e basette spettinate, e con la ruota davanti ridotta ad una fisarmonica, taglia il traguardo con un malinconico settimo posto.
Io sono:
 Impietrito
 Contrito
 Esterrefatto
 Incazzato
 Disperato
In lacrime, balbettando un “Battaglin”, mi si annebbia la vista; Marco, con l’apparecchio ai denti si avvicina e mi ride in faccia.
Maledetto bastardo ciancicacazzi aggratis, mammeta se fa soreta i padrete e’ ricchione, ciocca d’abbacchio, vipera al soldo dei sassoni, potaria struscia’ la cappella sull’asfalto arroventato, meschino maledetto ti cascassero i capelli e la tua testa pelata si ricoprisse di pus color maionese marcia. Hai riso in faccia a Battaglin.
Da allora lo odio.
Piu’ di Latina.
Quasi quanto il Berlusca.
Qualche anno dopo Dio a tutti i costi vuole dimostrarmi che esiste. Marco si segna a Ingegneria ed io a Economia; lo incontro casualmente per la strada, ma non me lo filo per niente.
L’estate del primo anno di universita’, ci incontriamo al mare: io ho fatto tre esami, sono andati come sono andati, lui l’hanno bocciato ad Analisi e Geometria.
Si accompagna con un ectoplasma che giura sia la sua ragazza; e’ cosi’ piatta che la pialla si vergogna, ha un bikini color prugna vomitata ed ha una carnagione talmente chiara, ma talmente chiara, che se entrasse in una sala autopsie a Richmond in orario di ufficio Kay Scarpetta non saprebbe chi incidere con la sega Stryker.
Lui sembra innamorato, ma strusciarsi ad un palo della luce o seguire un seminario sull’influenza sull’uso delle endiadi sulla vita notturna delle cavallette svizzere deve essere piu’ eccitante.
Oltretutto parla e sembra comportarsi come una suora, ma penso che se lei fosse l’ultima donna sulla terra ed io l’ultimo uomo, nulla mi distogliera’ dall’onanismo.
Non l’ho piu’ visto, Marco, non so cosa faccia nella vita, spero che non solo la trascorra, la vita, nel piu’ bieco anonimato, a fianco di una donna, magari la stessa, cosi’ abominevolmente inutile da rendere importante un granello di polvere nel deserto e che il suo certificato di morte, unica prova del suo passaggio sull’orbe terracqueo, bruci in un incendio, colposo o doloso, chi se ne frega.
Battaglin, il grande Giovannino, ha vinto il Giro d’Italia dell’81.
Ha entusiasmato, trionfato, dominato; dietro di lui arrancando con la faccia rossa di sforzo e di invidia un paio di scandinavi, Prim e Knudsen, umiliati dallo strapotere del furetto di Marostica .
Io l’ho visto, Battaglin, in quella sua fantastica cavalcata rosa, passare a Frosinone, in maglia rosa.
Mia sorella si stava facendo la Prima Comunione e un’ora dopo io mi sarei fatto la Cresima.
L’atmosfera in chiesa e’ festante, con i genitori apprensivi ed i bimbi emozionati.
Io sto di fuori.
Sta per passare il Giro.
Se ci fosse un paracarro, sarei seduto in cima a un paracarro e starei a pensare agli affari miei.
Cominciano a passare le auto degli sponsor: berlinette con enormi te’ freddi di plastica sul tetto, camioncini che urlano “Pedala” dell’Orchestra Casadei (pedala pedala forza dai, perche’ il traguardo e’ in salita, e cosi’ via). Poi, di colpo, tra una moto e l’altra c’e’ un silenzio che descrivere non saprei.
Dietro ai Guzzoni della Polizia, il Gruppo.
Il rumore di cento e cento catene, come il frullare delle ali di uno stormo di gabbiani, il colore delle magliette, come una enorme tavolozza semovente di un pittore naif, il sudore per la lieve salita, come l’odore di una raffineria dopo tre mesi che non piove: tutto e’ poesia, perche’ in rosa passa il ciuffo anni settanta di Giovanni Battaglin.
Ricordo un groppo in gola, poi un paio di schiaffoni, perche’ nel frattempo mia sorella aveva fatto la Prima Comunione ed io stavo fuori a guardare il Giro. Questioni di priorita’.
Non mi ricordo un’altra volta in cui sono stati cosi’ felice, in maniera assoluta, felice.

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