DELL’AMORE
Per anni ho cantato in un complesso che si chiamava “I Biatatì”; in italiano e’ traducibile con quel “Beato te”, un po’ canzonatorio.
Io scrivevo i testi e cantavo, Gigio e a volte Raffaele o Bruno suonavano la chitarra.
I miei testi erano tragici:
ragazzi che si suicidavano (E tua madre non ci crede / ma ti ho visto io gettarti / rifiutare il compromesso / col coraggio d’ammazzarsi),
persone che fuggivano da paesi di provincia (Provincia bastarda / annodi i tuoi figli alle tue frustrazioni / e’ logico dire sempre di sì / se non si hanno emozioni),
canzoni sui pendolari (facevo l’universita’ a Roma) (il tramonto esplode sul bigio orizzonte / il cielo ha il colore di un aperitivo / un vecchio barbone si siede di fronte / mi fissa con sguardo interrogativo / le carrozze che dondolano su questi binari / dettano un ballo che e’ un ritmo di vita / per voi barboni, per noi pendolari / un labirinto senza via d’uscita),
sull’udito di Behetoven (Ludovico e’ una musica nuova / ma oramai non la piu’ sentire / Ludovico e’ un pastore in aprile / e’ un uomo che cerca e non trova. Soffre si piega ma si ribella / poi va oltre il silenzio, il suo boia / Ludovico e’ il suo inno alla gioia / e il silenzio ha perduto la guerra)
sui giorni persi (I giorni persi sono angoli sporchi/ hanno il sapore delle sconfitte peggiori / e li saluto quasi senza rimorsi / come fossero uccelli migratori)
sulla ricerca di un essere superiore (ti ho cercato nelle lacrime di un ultimo pianto / nel colore infinito di questo tramonto / ti ho cercato in chi parte per vero coraggio / ti ho cercato nell’eco di un sottopassaggio)
Abbiamo registrato con radio registratori Inno Hit alcune cassette dai titoli lungimiranti: Pane Sasicchia e Broccoletti; La’postrofo; Ciocca d’abbacchio; mi hanno cassato “Il nanerottolo sul pianerottolo” e “La vita non e’ mica pizza e fichi”.
Sono tuttora convinto di essere il migliore scrittore di testi della mia generazione, solo che la mia generazione e’ passata e io faccio tutt'altro.
C’e’ comunque da soggiungere, ad ogni buon conto e a tutti gli effetti di legge, che in tutte le tragiche cassette che abbiamo registrato, non c’e’ mai stata una canzone nel cui testo ci fosse la parola Amore.
Questo per due motivi:
1. Ho gia’ detto che il primo disco che ho imparato a memoria e’ stato Sono solo canzonette, in cui non c’e mai la parola Amore; Gigio andava pazzo per Bennato, per cui ne abbiamo fatto una questione di principio
2. Una volta a undici anni, giu’ al campetto, invece di discutere di pallone o della forma degli escrementi (pomeriggi a chiederci “Ma tu la fai a fagiolo?”) ci mettemmo a pensare che in tutte le canzoni c’e’ sempre la parola Amore. Lino disse: “Non e’ vero!” “Dinne una, allora” gli chiedo io. “Obabaluba di Daniela Goggi”, fa lui. Ce la mettiamo a cantare tutti in coro a squarciagola (che razza di educazione abbiamo avuto, con certi programmi televisivi) e a un certo punto la canzone fa “Notti d’amore insieme a te”. Ci azzittiamo tutti: pure in una canzone cazzata come Obabaluba c’e’ la parola Amore.
In realta’ c’era una terza ragione ed e’ quella vera, anche se quando scrivevo i testi melodrammatici per i Biatatì ancora non la sapevo.
La canzone definitiva sull’amore l’aveva scritta Ivano nel 1978 e si intitolava “La costruzione di un amore”.
Io, meschino, l’ho sentita la prima volta attorno al 1990.
Se non ce l’avete, compratela e sentitela.
Se vi ricordate la musica, di seguito ecco il testo, scaricato caldo caldo da Internèt e cantate con voce sofferente:
La costruzione di un amore
Spezza le vene delle mani
Mescola il sangue col sudore
Se te ne rimane
La costruzione di un amore
Non ripaga dal dolore
E’ come un altare di sabbia
In riva al mare
La costruzione di un amore
Mi piace guardarla salire
Come un grattacielo di cento piani
O come un girasole
Io ci metto l’esperienza
Come su un albero di Natale
Come un regalo ad una sposa, un qualcosa
Che sta li’ e che non fa male
E ad ogni piano c’e un sorriso
Per ogni inverno da passare
Ad ogni piano un paradiso da consumare
Dietro la porta un po’ d’amore
Per quando non ci sara’ tempo di fare l’amore
Per quando farai portare via
La mia sola fotografia
Ma intanto guardo questo amore
Che si fa piu’ vicino al cielo
Come se dietro all’orizzonte
Ci fosse ancora il cielo
Son io, son qui e mi meraviglia
Tanto da mordermi le braccia
Ma no son proprio io
Lo specchio ha la mia faccia
Son io che guardo questo amore che si fa piu’ vicino al cielo
Come se dopo tanto amore
Bastasse ancora il cielo
E tutto cio’ mi meraviglia
Tanto che se finisse adesso
Lo so io chiederei
Che mi crollasse addosso
E la fortuna di un amore
Come lo so che puo’ cambiare
Dopo si dice “l’ho fatto per fare”
Ma era per non morire
Si dice che e’ bello tornare alla vita
Che mi era sembrata finita
Che bello tornare a vedere
E quel che e’ peggio e’ che e’ tutto vero
Perche’
La costruzione di un amore
Spezza le vene delle mani
Mescola il sangue col sudore
Se te ne rimane
La costruzione di un amore
Non ripaga dal dolore
E’ come un altare di sabbia
In riva al mare
Ma intanto guardo questo amore
Che si fa piu’ vicino al cielo
Come se dietro all’orizzonte
Ci fosse ancora il cielo
Son io, son qui e mi meraviglia
Tanto da mordermi le braccia
Ma no son proprio
Lo specchio ha la mia faccia
E tutto cio’ mi meraviglia
Tanto che se finisse adesso
Lo so io chiederei
Che mi crollasse addosso
Si’
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