30/05/2006
SANGUE GIALLO
Ho passato l'intero mese di maggio a leggere libri di Wallander.
Col paracarro si faceva a gara a recitare nell'ordine i libri di Henning Mankell da Assassinio senza volto (primo della serie e l'unico che non ho letto) a Muro di fuoco, che ho finito stamattina alle sei e tre quarti.
Si dice che Wallander sia il Montalbano svedese, ma a parte qualche passeggiata sul mare, Montalbano è incazzoso, quanto Wallander è impiegatizio; alla centrale della polizia di Ystad la mattina alle sette c'è sempre una riunione e tutti c'hanno gli occhi gonfi, il caffè delle macchinette fa schifo e non c'è certamente un Catarella.
Wallander c'ha il diabete e dopo il divorzio con Mona non gli è proprio andata bene con le donne; non ha la deduzione geniale, ma all'epilogo ci si arriva, anche se più per determinazione che per intuizione.
Il primo libro che ho letto, l'ho detto svariate volte, è stato Pericolo in mare dei Gialli per ragazzi Mondadori; la serie de I tre investigatori, scritta da Alfred Hitchcock mi ha educato al giallo con l'intuizione geniale e a diffidare dei gialli sparatutto.
E vado a ondate: questa ondata di Mankell mi è venuta così; ma i primi libri di Patricia Cromwell li ho letti uno dopo l'altro, così come uno dopo l'altro ho letto quelli di Jeffrey Deaver.
Io uccido l'ho letto in due notti e così Il codice da Vinci.
I noir di Carlotto (quando non copia dai blogger) li comincio la sera e li finisco la notte, come del resto Quo Vadis, Baby e Al mio giudice di Perissinotto.
E che dire di Elizabeth George? Sulla BBC sono riuscito persino a vedere il telefilm della serie dell'ispettore Linley che erano niente male, ma alcuni libri di Elizabeth George sono spesso al limite della letteratura, per introspezione psicologica e profondità nel comprendere l'animo umano.
E Gianrico Carofiglio? Ad occhi chiusi è da una parte un legal thriller alle cime di rapa, ma dall'altra uno dei più bei romanzi italiani degli ultimi cinque anni e quando l'ho finito (ci ho messo due ore per leggerlo) avevo i brividi.
Belli, perché no, tra gli italiani anche Gianni Biondillo e Piero Colaprico; non dico che siano Connelly o quello che ha scritto Mastermind (che ora non mi ricordo come si chiama), ma si leggono con gusto.
Dovrei avere davanti la mia libreria e magari mi ricorderei con maggiore facilità di Pepe Carvalho, che stavo per dimenticare, senza trascurare che Il nome della rosa è un giallo e stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus è una delle frasi che cito più spesso a vanvera.
La verità è che Sciascia scriveva gialli bellissimi; e che Umberto Eco innalza ai gialli lodi sperticate.
La cosa che forse mi attrae di più, volendo psicanalizzare la mia passione, è che in fondo, dopo ammazzatine, massacretti, stragiucce, c'è sempre un cazzo di lieto fine.
Montalbano, Carvalho, Wallander, il tetraplegico di Deaver (di cui non ricordo il nome) alla fine l'azzeccano, alla fine risolvono il mistero, ti danno una spiegazione a 200, 300, 400 pagine di trama complicata e appassionante.
La vita, quella vera, soluzioni ai misteri non ne dà.
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