martedì 24 gennaio 2012

21/01/2008
Ora che sei finito
morto, sotterrato,
ora che il de prufundis
ti hanno recitato,
ora che nel bel mezzo
di un freddo e grigio inverno
tu cadi, senza gloria
mio squallido governo,
io innalzo all'urna un cantico
che non è disperato
per te che ora sei morto,
ma che non sei mai nato.
Sei nato senza forza
per ventimila voti
sei stato sempre pieno
di cavernosi vuoti,
ostaggio di distinguo
di nebbia, di egoismi,
né troppo di sinistra
né cattocomunismi,
hai navigato a vista
senza arte né parte,
privo di prospettiva
un baro senza carte,
schiavo di bagnasco
e servo di mastella
né nuvole né sole
né luna, niente stella,
ma un nulla quasi eterno,
un silenzio infinito
paralizzato, sterile,
assordante, intontito.
E dopo questo inutile
grufolare il niente
ecco cos'è il futuro
lui sarà presidente,
lui che per tanto tempo
ha fatto da collante,
lui che ci seppellisce
di odio e di contante,
lui che ha buttato
la legge dentro al cesso
perché l'unica legge
è adorare sé stesso,
lui tornerà al governo
senza colpo ferire
l'Italia che volevamo
la facciamo morire.
E io che non ho altro
che quello che qui canto
mi sento stanco e immobile
io sono il disincanto,
chiamatemi borghese,
traditore o pazzo
ma oggi di mastella
non me ne frega un cazzo.

stefanopz fecit 21 I 2008

chiosa di alkanette:
Di tutta questa merda
siam noi i responsabili
abbiam lasciato corda
a stronzi e ricattabili
Ci vorrebbe il coraggio
di riprenderci la vita
una bomba, magari a Maggio
giù il palazzo... è finita!!!

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